5 novembre 2015 ore: 15:12
Welfare

Diario di bordo dei volontari contro il welfare che non aiuta i deboli

“Dove sono i forti, dove i deboli. I Servizi socio-sanitari nelle Marche” è il volume edito dal Gruppo solidarietà che ripercorre quattro anni di storia della regione con documenti, analisi, denunce e contributi. La prefazione è di don Giacomo Panizza (Comunità progetto Sud)

Un libro che ripercorre l’impegno e la costanza nel far rispettare i diritti dei più deboli. È questo, in estrema sintesi, il contenuto principale del volume “Dove sono i forti, dove i deboli. I Servizi socio-sanitari nelle Marche” del Gruppo Solidarietà di Jesi (Castelplanio 2015, p.1120) che riprende il filo, cronologico e contenutistico, del testo pubblicato nel 2013 dal titolo “Trasparenza e diritti. Soggetti deboli, politiche e servizi nelle Marche”. Due libri, dunque, che coprono un arco temporale complessivo di quattro anni durante i quali si è sviluppata la Campagna Trasparenza e Diritti, promossa e sostenuta dal Gruppo Solidarietà e da altre 43 organizzazioni e associazioni del terzo settore, della cooperazione e del volontariato, per chiedere di regolamentare i servizi sociosanitari all’interno del territorio regionale e di applicare i Livelli Essenziali di Assistenza (Lea). 

E la Campagna i suoi effetti li ha prodotti. Se il precedente volume, infatti, si concentrava sugli effetti del deregolamento dei servizi sociosanitari rivolti alle fasce più deboli della popolazione, questo testo affronta i contenuti di due delibere regionali che hanno avuto proprio lo scopo di regolamentare e uniformare i servizi. Il libro riporta, perciò, documenti, analisi, cronistorie, denunce e contributi che da un lato analizzano i contenuti delle delibere, dall’altro, però, propongono delle modifiche. Tutti i capitoli, quindi, eccetto l’ultimo, fanno riferimento alle delibere del 2013, al percorso che la Regione Marche ha messo in piedi per modificarle e al nuovo accordo tra Regione ed enti gestori dei servizi. Ma è anche un ‘diario di bordo’, un volume che riprende, quasi fosse una telecamera, il lavoro costante di tante persone del terzo settore, della cooperazione e del volontariato, accomunate da un solo scopo: costruire maggiore uguaglianza e salvaguardare i diritti dei più deboli. 

Un impegno che nasce dal basso e che non trova spazi adeguati di dialogo nelle istituzioni. E lo slogan “Non vogliamo una struttura, ma una comunità” spiega meglio di tante altre parole qual è l’oggetto del contendere: un’idea di welfare basato non sul modello dell’assistenza, quanto su quello dell’inclusione perché ‘la vita delle persone in difficoltà non è da meno di ogni altra vita umana’. Quello odierno è “un sistema di welfare che genera nessun benessere sociale perché è orientato a debilitare piuttosto che a socializzare coloro che vivono problemi e disagi individuali e collettivi” si legge nella prefazione di don Giacomo Panizza, fondatore della Comunità Progetto Sud di Lamezia Terme. Ma un sistema diverso può esserci e lo sanno bene quelli che vivono quotidianamente fianco a fianco con i 15mila utenti dei servizi sociosanitari della Regione e che per questo modello altro stanno portando avanti una battaglia politica e ‘di principio’: mettere al centro il ‘valore persona’ e rifiutare “quei modelli di servizio alle persone interpretati come spazi chiusi dentro i quali stipare le persone bisognose riducendole a utenti passivi”. Perché, appunto, “Non vogliamo una struttura, ma una comunità”. (Giulia Torbidoni)

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