25 agosto 2019 ore: 10:00
Salute

Nell’ultimo romanzo di Yehoshua, un viaggio ai confini della demenza

“Il tunnel”, l'ultimo romanzo dello scrittore israeliano, parla del momento di passaggio tra la lucidità e la nebbia della demenza. Nel momento in cui scriveva il volume, ha perso la moglie con cui era sposato da 56 anni
ROMA - Zvi Luria è un uomo in bilico. Ingegnere stradale in pensione, marito di Dina, padre di Yoav e Avigail, alla svolta dei 70 anni, nello studio di un neurologo riceve conferma di ciò che già gli è noto: ha un’atrofia del lobo frontale, che potrebbe suggerire una lieve degenerazione neuronale, destinata con tutta probabilità a estendersi. Da quel momento, supportato dalla moglie, l’ex ingegnere stradale, nella vita un uomo pratico e dotato di buon senso, comincia una lotta senza quartiere per non precipitare nel buco nero della sua mente, che ha già ingoiato i nomi dei conoscenti e un giorno, forse, potrebbe fagocitare anche quelli dei sui familiari. Parla del momento di passaggio tra la lucidità e la nebbia della demenza, Il tunnel, l'ultimo romanzo dell’israeliano Abraham B. Yehoshua che, nel momento in cui scriveva il volume, ha perso la moglie con cui era sposato da 56 anni.

Per non arrendersi alla diagnosi, Luria intraprende una collaborazione volontaria con Assael Maimoni, il giovane e brillante ingegnere che ha preso il suo posto alla Direzione dei lavori pubblici. Gli verrà chiesto, infatti, di spendere la sua credibilità di serio e assennato professionista per far approvare il progetto di un tunnel segreto nel deserto di Negev, che lo proietta nel pieno del conflitto israelo-palestinese.

La collaborazione alla progettazione del tunnel è l’ultimo atto dell’ingegnere prima di imboccare l’altro e più temuto tunnel della demenza. Una condizione ineluttabile, che Luria affronterà con stratagemmi più o meno sensati: perché sa e non intende nascondere né a se stesso né agli altri che la presenza dell’atrofia è diventata ormai un elemento imprescindibile della sua personalità. Per non dimenticarli al momento opportuno si scriverà i nomi delle persone sul palmo della mano e, prima di tatuarsi il codice dell’antifurto della macchina sul braccio, appronterà una minuscola "Agendina antidemenza" nella quale annotare il numero di telefono dei suoi familiari. Così, mentre la demenza sgretola nomi e ricordi, Luria resiste aggrappato all'affetto della moglie Dina, affermata pediatra, e alla relazione con la famiglia di apolidi che ha trovato rifugio su quella stessa collina nelle cui viscere dovrebbe essere scavato il tunnel. E sperimenta, al tempo stesso, le nuove possibilità che la demenza gli offre: se durante la vita lavorativa si è sempre rigidamente attenuto al principio della separazione tra sfera professionale e sfera privata, ora si concede la libertà di interessarsi alle vicende dei suoi ex colleghi e delle loro famiglie. Scoprendo risvolti di umanità e, talora, aspri confronti con malattie impietose. E sperimentando, al tempo stesso, la libertà di dare ascolto alla voce delle emozioni piuttosto che al pragmatico razionalismo che ha animato la sua carriera di ingegnere. Anche dando il suo supporto alla costruzione di un tunnel insensato dal punto di vista economico e geo-morfologico, ma in grado di stabilire un ponte tra due popoli in perenne conflitto tra loro.  La recensione di Antonella Patete, giornalista di Redattore sociale, è pubblicata sulle pagine di SuperAbile Inail.

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