6 luglio 2020 ore: 17:18
Famiglia

Quasi un terzo dei giovani è Neet. Ecco la guida per affrontare il problema

Alessandro Rosina ha presentato con la rete europea StartNet e Regione Puglia le raccomandazioni alla politica per contrastare la disoccupazione giovanile. Anticipano i punti principali del nuovo pacchetto legislativo “A Bridge to Jobs” proposto dalla Commissione Europea il 1 luglio scorso per sostenere l’occupazione giovanile

ROMA - In Italia, quasi un terzo dei giovani tra 20 e 34 anni è Neet (Not in Education, Employment or Training), fa parte cioè di quella quota di popolazione di giovani che non è né occupata né inserita in un percorso di istruzione o di formazione. Esistono forti differenze tra Regioni del Sud e del Nord, dove in alcune regioni del Sud il tasso di giovani Neet raggiunge valori doppi rispetto alla Lombardia. Ma il tasso di Neet costituisce anche e soprattutto l'indicatore di quanto un Paese “spreca” la sua risorsa più preziosa, ovvero le nuove generazioni.  Ma dove si trovano i Neet in Italia, quanti sono, e cosa si può fare per aiutarli ad uscire dalla zona grigia del Not in Education, Employment or Training?


Il sociologo Alessandro Rosina ha presentato il suo rapporto “I NEET in Italia: Dati, esperienze e indicazioni per politiche di attivazione”. Il documento (scaricabile qui), commissionato dalla rete StartNet Network Transizione scuola-lavoro in collaborazione con Nova Onlus Consorzio per l’innovazione sociale, mostra alcune delle cause del primato italiano nel fenomeno Neet: una popolazione con sempre meno giovani, un alto tasso di abbandono della scuola, troppi pochi laureati, e una scarsa valorizzazione del potenziale di giovani nel sistema produttivo italiano. Se riconvertite in una risorsa positiva, i Neet italiani ridurrebbero il divario tra debito pubblico e Pil, consentirebbero la crescita e assicurerebbero un sistema di previdenza sostenibile. 


“Le iniziative di maggior successo nei confronti dell’attivazione dei giovani - anche quelli più disorientati e con competenze carenti - non solo quelle che li identificano come categoria svantaggiata o emergenza sociale - dichiara Alessandro Rosina, esperto nazionale di condizione giovanile -. Sono invece quelle in grado di far leva su loro interessi, sensibilità e desideri. Per riuscirci serve un patto tra i giovani Neet, le realtà che operano sul territorio e le istituzioni, con queste ultime che offrono occasioni e strumenti e con i primi che mettono il loro impegno ad utilizzare al meglio l’opportunità offerta per rafforzarsi come cittadini responsabili e attivi nella comunità in cui vivono.”


Tra le raccomandazioni fatte per affrontare il problema dei Neet: creare strategie di intercettazione che tengano conto della tipologia Neet e in particolare dei giovani più difficili da raggiungere, la co-partecipazione dei Neet nella progettazione dei programmi di attivazione e anche del loro percorso, un sistema di valutazione e autovalutazione delle esperienze di attivazione, la creazione di reti di cooperazione tra enti del territorio (scuole, centri dell’impiego, associazioni, imprese). 


Le raccomandazioni anticipano i punti principali del nuovo pacchetto legislativo “A Bridge to Jobs” proposto dalla Commissione Europea il 1 luglio scorso per sostenere l’occupazione giovanile e combattere l’aumento della disoccupazione degli under 29. A partire dal 2021 dovrebbero essere messi a disposizione almeno 22 miliardi per combattere la disoccupazione giovanile in tutti i Paesi europei, in particolare in quelli, come l’Italia, che hanno un tasso molto alto. All’evento, organizzato insieme a Regione Puglia e Nova Onlus Consorzio per l’innovazione sociale, destinato a politici e tecnici, sono intervenuti anche Mario Rossi Doria, Vice Presidente di Con i Bambini e Domenico De Maio, Direttore Generale di Ang (Agenzia Nazionale Giovani). 


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