1 dicembre 2020 ore: 16:56
Giustizia

Regeni, Pisillo (docente): serve una commissione internazionale

Il giurista dell'Università di Siena: via per ottenere "la verità sui fatti e l'individuazioni dei responsabili". Nel caso l'Egitto ha violato diritti e obblighi fondamentali per il diritto internazionale

ROMA - Nel caso di Giulio Regeni l'Egitto ha violato diritti e obblighi fondamentali per il diritto internazionale, tra cui la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, ma dopo cinque anni dalla morte del ricercatore nessun governo italiano ha sollevato accuse o presentato richieste di compensazione a fronte delle violazioni commesse dal Cairo. La formalizzazione di questi atti al Cairo e' una strada ora percorribile, insieme con l'apertura di una commissione internazionale d'inchiesta (o di un arbitrato) per ottenere "non tanto un risarcimento monetario quanto verita' sui fatti e l'individuazioni dei responsabili". Lo ha detto oggi Riccardo Pisillo Mazzeschi, docente di diritto internazionale presso l'Universita' di Siena, intervenuto di fronte alla Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Giulio Regeni.

L'audizione si e' tenuta all'indomani dell'annuncio della Procura di Roma, che si e' detta pronta a chiudere le indagini e rinviare a giudizio cinque esponenti dei servizi segreti egiziani.

Secondo Pisillo, l'Egitto ha violato "il diritto alla vita e alla tutela dei cittadini stranieri sul proprio territorio" nonche' "l'obbligo di non torturare ne' commettere atti violenti, inumani e degradanti contro le persone, sancito dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura". Il docente ha ricordato che tortura ed omicidio, anche se commessi da privati cittadini, pone in capo all'Egitto una responsabilita', ossia l'obbligo di prevenire tali atti sul proprio territorio.

"Non risulta dimostrato con assoluta sicurezza che Giulio sia stato torturato e ucciso da organi dello Stato egiziano - ha detto il professore - ma stando alle relazioni della Procura, risultano indiziati cinque esponenti della National Security Agency, ossia apparati dello Stato. Quindi, in via di ipotesi, l'Italia puo' contestare l'obbligo in capo a tutti gli apparati dello Stato - agenti di polizia, agenti di intelligence, giudici e cosi' via - a non torturare e non uccidere arbitrariamente. Al di la' dei singoli comportamenti, lo Stato e' responsabile dell'azione di tutti".

Dato il contesto egiziano, e dato per assodato che le autorita' fossero a conoscenza dell'attenzione che la National Security Agency stava dedicando al ricercatore, ha avvertito Pisillo, "l'Egitto avrebbe dovuto sapere che sarebbero potuti avvenire questi abusi contro Regeni, pertanto avrebbe dovuto assumere misure per evitarlo". Tali misure sollecitate sempre dal diritto internazionale sono state prese? ha chiesto l'esperto. "Sempre - ha aggiunto - che non siano stati direttamente gli agenti dei servizi segreti a macchiarsi di quei crimini".

Infine, a fronte di un caso di tortura e privazione arbitraria della vita sul proprio territorio, ha detto Pisillo, "l'Egitto ha l'obbligo riconosciuto dal diritto internazionale di investigare in maniera adeguata e collaborativa, individuare i colpevoli e processarli attraverso organi giudiziari indipendenti". Secondo il professore, invece, "in questi cinque anni si e' palesata l'inefficienza delle autorita' investigative egiziane, alla luce degli sconcertanti ritardi, delle lacune e dei depistaggi", come nel caso di un'autopsia non veritiera o di buchi orari nei video.

Pisillo ha concluso evidenziando che "un'eventuale azione di governo dell'Italia contro l'Egitto avrebbe quindi un fondamento molto solido", ma l'apertura di un procedimento internazionale, presso la Corte dell'Aja ad esempio, sarebbe piu' "efficace". Questo perche' sia un processo penale in Italia che un procedimento amministrativo al tribunale civile di Roma "sarebbero utili per cercare di chiarire i fatti ma implicano vari ostacoli: la contumacia, la difficolta' di accesso a elementi di prova e poi la difesa potrebbe eccepire l'immunita' riconosciuta dal diritto internazionale, che limita la possibilita' degli Stati terzi di processare organi stranieri per fatti avvenuti nell'esercizio delle proprie funzioni".

Una tesi, ha sottolineato Pisillo, "impiegata con successo dall'Italia nel caso dei maro' nei confronti dell'India e accolta dalla Corte penale internazionale".

(DIRE)
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