28 novembre 2020 ore: 16:40
Disabilità

"Sono Greta. Una forza della natura". Un film racconta la giovane attivista per l'ambiente

di Antonella Patete
“I am Greta. Una forza della natura”, il lungometraggio su Greta Thunberg di Nathan Grossman, svela un aspetto più intimo e fragile di questa attivista bambina. E non solo perché si fa riferimento alla sindrome di Asperger. Recensione pubblicata sulla rivista SuperAbile Inail

ROMA - Ha fatto della battaglia contro il cambiamento climatico la madre di tutte le battaglie. Greta Thunberg, la giovane attivista svedese per lo sviluppo sostenibile non ha bisogno di presentazioni. Molto si sa di lei e della lotta che, a partire dal 2018, ha condotto prima dinanzi al Parlamento di Stoccolma e poi in tutto il mondo, fino al viaggio in barca a vela per raggiungere New York e parlare al Summit delle Nazioni Unite sul clima. Ma “I am Greta. Una forza della natura”, il lungometraggio del suo connazionale Nathan Grossman, svela un aspetto più intimo di questa adolescente che, fin dall’inizio, ha destato reazioni tanto contrastanti. E non solo perché si fa più volte riferimento alla sindrome di Asperger, una forma di autismo ad alto funzionamento di cui, anche grazie a lei, ormai si sa quasi tutto. Ma perché il lungometraggio mostra la fragilità di questa attivista bambina, della quale finora si era vista solo l’inflessibilità con cui richiamava l’attenzione dei potenti sui danni irreversibili di un modello di sviluppo sciagurato e non oltre sostenibile.

Così, se qualcuno avesse ancora il dubbio che la battaglia climatica rappresenti per Greta un modo per conquistare consensi, questo film glielo farà passare. Greta non ama parlare del più e del meno né tanto meno socializzare. Per molti anni le persone, soprattutto i bambini, non sono state accoglienti con lei: veniva esclusa e nessuno la invitata alla feste. Come accade in genere alle persone con sindrome di Asperger, se qualcosa la interessa davvero è in grado di far convergere tutte le sue energie fisiche e mentali su quell’argomento, in modo da saperne sempre di più. E soprattutto le conseguenze catastrofiche dell’inerzia degli adulti l’angosciano nel profondo: in passato è stata afflitta da mutismo selettivo, ha sofferto di depressione e non è andata a scuola per un anno.

Greta non riesce a credere di essere l’unica a rendersi conto che il tempo stia davvero finendo. Ed è proprio questa angoscia a spingerla fuori dalla sua comfort zone, dando vita a quei Friday for future che hanno portato i più giovani a manifestare nelle piazze di tutto il mondo. Eppure non c’è un solo istante in cui sembri compiacersi per l’improvvisa popolarità. Anzi, mentre la sua celebrità cresce, l’idea di trasformarsi in un simbolo vuoto la incupisce via via di più. E a volte sembra farsi strada uno strano pensiero: se ci fosse più gente con la sindrome di Asperger anche la battaglia per il clima sarebbe più facile. Forse. Il documentario è disponibile on demand. (A. P.)

(La recensione è tratta dal numero di novembre di SuperAbile INAIL, il mensile dell’Inail sui temi della disabilità)

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