27 marzo 2019 ore: 10:32
Società

Nicaragua, una crisi senza fine: in fuga 30 mila persone

Dalle manifestazioni contro il governo Ortega dell’aprile dell’anno scorso, in tanti si stima abbiano abbandonato il paese, mentre altre 600 persone sono state arrestate e 400 uccise. Intervista a Ximena Antillón, ricercatrice del centro messicano Fundar
Nicaragua, Daniel Ortega

La situazione in Nicaragua continua ad aggrovigliarsi e si fa fatica a intravedere una via d’uscita. Dalle manifestazioni contro il governo Ortega dell’aprile dell’anno scorso si stima che già 30 mila persone abbiano abbandonato il Paese, mentre altre 600 sono state arrestate e 400 uccise. Il 16 marzo ci sono stati nuovi scontri con i movimenti della società civile e il dialogo sembra essersi arrestato sul nascere. Per provare a capirci qualcosa, Osservatorio Diritti ha deciso di intervistare Ximena Antillón, nicaraguense e ricercatrice del centro messicano Fundar.

Cosa è successo negli ultimi giorni nel Paese?

Le persone non sono riuscite a raggiungere neanche il punto di incontro da dove avrebbe dovuto aver inizio la manifestazione e questo perché sono state fermate e disperse da un operativo di forze polizia e paramilitari messe in campo dal governo di Daniel Ortega e Rosario Murillo. Questo è il modus operandi che sta usando il governo per reprimere tutte le forme di protesta pacifica. Credo che non sia adeguato parlare di scontri con le forze di governo, ma di una vera e propria repressione contro la popolazione civile disarmata che ha cercato di protestare in maniera pacifica. Proprio quando era ricominciato un dialogo con l’opposizione per raggiungere una soluzione pacifica al conflitto, si è dimostrato che non c’è reale volontà politica per arrivare a un compromesso e che il regime di Ortega è disposto a tutto pur di continuare ad essere al governo.

Quali conseguenze ha avuto finora la repressione di cui parli?
In primo luogo ci sono moltissime persone che hanno scelto l’esilio: secondo gli ultimi e parziali dati, più di 30 mila. Si dirigono in Costa Rica o in Messico. E poi più di 400 persone assassinate. Con questo il Governo ha già raggiunto, almeno in parte, il suo obiettivo: disarticolare l’opposizione e rompere la possibilità della gente di auto-organizzarsi. Per questo assume tanto valore la protesta di sabato 16 marzo, perché la cittadinanza si sta opponendo a una repressione quasi assoluta, al controllo totale dei mezzi di comunicazione, al problema che molte ong sono state private del loro status di persona giuridica, praticamente dichiarate illegali, e moltissimi giornalisti indipendenti hanno deciso di lasciare il paese per difendere la propria incolumità personale.

Chi è rimasto cosa sta facendo?
A partire da quest’anno la società civile ha cercato di articolare meglio le sue richieste e riprendere il dialogo. Fra le richieste più urgenti: la liberazione dei prigionieri politici, la necessità di sciogliere i gruppi paramilitari e il ritorno degli organismi internazionali in difesa dei diritti umani. Questo nuovo tentativo di dialogo aveva avuto come primo risultato quello di liberare prima 100 prigionieri politici, a cui è seguita la liberazione di altri 50, su un totale di più di 600.

L’intervista integrale di Emanuela Borzacchiello (da Città del Messico), "Nicaragua schiacciato tra le proteste di piazza e la repressione di Ortega", può essere letto su Osservatorio Diritti. 

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