20 dicembre 2018 ore: 09:59
Società

Filippine, l'illusione dello studio e i figli venduti all'Isis

Quella di Kaheel è una delle tante storie di bambini sottratti ai genitori con l'inganno nelle Filippine dall'Isis, che ha costretto ragazzini di ogni età a combattere nella guerra a Marawi, nel Mindanao. Un padre: "Pensavamo andassero al collage". Vite rovinate per sempre, che si sommano a morti e sfollati
Osservatorio diritti Filippine Kahel

Tra le vittime della guerra tra l’Isis e il governo delle Filippine a Marawi, non ci sono solo le oltre 1.000 persone uccise e i quasi 400 mila sfollati registrati a più di un anno dalla fine dell’assedio degli islamisti del Maute e di Abu Sayyaf. Il tentativo di mettere in piedi un Califfato nel sud-est asiatico, infatti, ha compromesso anche la crescita di tanti bambini. Che, in alcuni casi, non sono riusciti a sopravvivere e, in altri, si porteranno dentro per sempre l’esperienza di essere stati assoldati dai terroristi.

Rapiti con l’inganno. Tra le piccole vittime c’è Kaheel, che ad appena 10 anni - quando ancora studiava nella scuola di Piagapo, nel Mindanao - è stato venduto all’Isis dai suoi genitori, che non avevano capito quel che stava accadendo. Insieme al cugino Abdullah, di 16 anni, il bambino è andato a Marawi con i terroristi nel marzo 2017. Per convincere a cedere i figli, ai miliziani è bastato promettere che i due ragazzini avrebbero potuto studiare al college, cosa che la famiglia d’origine non si sarebbe mai potuta permettere. Come ha raccontato lo stesso Faisal, papà di Kaheel, al South China Morning Post: «Pensavo che mandandoli avrei fatto una buona cosa, avrei dato loro la possibilità di sfuggire alla povertà. Ma così non è stato e ora non riesco a perdonarmi».

La leva della povertà. Per convincere definitivamente a dare loro i figli, i terroristi hanno anche messo sul piatto quasi 500 dollari a testa. «Oltre a farli studiare - dice ancora Faisal - si sono offerti di pagarci 25mila pesos per ognuno di loro. Ne guadagno otto al giorno e ho una famiglia di dieci persone da sfamare. Ho pensato fosse la volontà di Allah». Un pagamento che è poi stato regolarmente eseguito da un conto «in Medio Oriente».

Il conflitto. L’assedio di Marawi da parte dell’Isis locale è cominciato il 23 maggio 2017. E proprio in quella data Faisal è stato chiamato via telefono dal nipote, Abdullah, che lo avvisava di essere stato portato in un campo d’addestramento insieme al cugino e che avrebbero dovuto prendere parte agli scontri. «Io ho risposto che dovevano trovare un modo per scappare al più presto», racconta ancora Faisal. Cosa che Abdullah è riuscito a fare subito, camminando per ore nella foresta. Mentre Kaheel è stato incontrato solo 10 giorni dopo l’inizio della guerra di liberazione di Marawi dalle truppe filippine.

Una storia finita male. Anche se il ragazzino è stato ritrovato in vita, le ferite riportate in quel periodo a contatto con i combattenti erano troppo profonde. «Continuava a piangere e si metteva sempre in un angolo, si nascondeva», racconta il padre. Dopo un paio di mesi, i genitori hanno portato Kaheel all’ospedale, anche perché «il bambino aveva smesso di mangiare ed era sempre più debole», dice la mamma Sarah. E, alla fine, all’età di 10 anni, è morto. Una storia, a quanto pare, comune a molti bambini-soldato usati in questo conflitto, anche se non esiste alcun numero ufficiale.

L’articolo integrale di Fabio Polese (da Chiang Mai, Thailandia), “Filippine: storia di Kaheel, bambino-soldato dell’Isis in Mindanao”, può essere letto su Osservatorio Diritti

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