28 marzo 2019 ore: 11:30
Società

Burkina Faso, un rapporto svela le atrocità di terroristi e forze di sicurezza

Human Rights Watch documenta la morte di 42 civili in Burkina Faso, vittime di violenze tra aprile dell’anno scorso e febbraio ad opera di gruppi islamisti. Il documento contiene accuse pesanti anche alle forze di sicurezza del governo del Paese, ritenute responsabili di atrocità di vario genere e di 115 esecuzioni sommarie
Burkina Faso

Un nuovo report di Human Rights Watch documenta la morte di 42 civili in Burkina Faso, vittime di violenze tra aprile dell’anno scorso e febbraio ad opera di gruppi islamisti. E non è tutto: il documento contiene accuse pesanti anche alle forze di sicurezza del governo del Paese, ritenute responsabili di atrocità di vario genere e di 115 esecuzioni sommarie.

Il racconto. Tra le tante storie raccolte dall’ong, ce n’è una che riguarda una fosse comune. “Stavo portando il bestiame al mercato”, ha raccontato un testimone, “e ho visto un gruppo di soldati intorno a una dozzina di uomini seduti a terra. Gli hanno gridato di abbassare la testa e hanno cominciato a picchiarli con un bastone. Poco dopo li hanno caricati su un camion”. E un componente della famiglia delle vittime ha detto: “Abbiamo trovato i loro corpi la mattina dopo, a nove chilometri dal villaggio. Abbiamo dovuto seppellirli in una fossa comune”.

Il contesto. Il Paese è oggetto di attacchi jihadisti da ormai quattro anni, soprattutto nell’area settentrionale vicina al Mali. E dal 2018 si hanno scontri anche nella zona orientale. In tutto, secondo i dati raccolti dall’Armed Conflict Location & Event Data Project, da gennaio 2018 ad oggi si sono avuti 98 assalti con più di 100 persone uccise e 35 azioni delle forze di sicurezza che hanno portato ad altri 330 morti. Secondo Human Rights Watch, ad essere presi di mira sono soprattutto i gruppi sospettati di appoggiare l’esecutivo e, secondo i dati Onu, da inizio 2019 più di 70 mila persone hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni.

Terrorismo e rapimenti. I gruppi attivi sono quelli legati ad Al Qaeda nel Maghreb e all’Isis, che attaccano capi villaggio, polizia locale, sindaci. Ma anche ambulanze e qualche rapimento, tra cui quello mai rivendicato dell’italiano Luca Tacchetto e di Edith Bias, canadese, di cui non si sa più nulla da dicembre. L’ong dice che “si ritiene che siano stati rapiti e, in seguito, portati in Mali”.

La reazione del governo. Le aree di conflitto sono estremamente problematiche da vari punti di vista: tasso di disoccupazione giovanile preoccupante, risorse scarse a causa del cambiamento climatico che portano a scontri tra agricoltori e allevatori e un racket diffuso. “Gli estremisti fanno leva su queste tensioni per reclutare i giovani”, dice José Luengo Cabrera, analista dell’International Crisis Group. “Le forze di sicurezza governative sono spesso obiettivo di attacchi e stanno dimostrando difficoltà nel contenere l’avanzata dei jihadisti. Le violazioni dei diritti umani di cui sono accusate non fanno che accrescere la diffidenza della gente”. Nel frattempo è stato proclamato lo stato d’emergenza in vare aree e il coprifuoco a oriente. In seguito alle accuse di Human Rights Watch, l’esecutivo ha annunciato l’apertura di indagini.

L’articolo integrale di Franca Roiatti (da Ouagadougou, Burkina Faso)"Burkina Faso: forze di sicurezza e terroristi accusati di atrocità", può essere letto su Osservatorio Diritti.

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