16 aprile 2019 ore: 09:56
Società

Libia, una guerra civile dall'esito sempre più incerto

La situazione in Libia si aggroviglia sempre di più. Con il Generale Khalifa Haftar, leader dell’Esercito nazionale libico (Lna), che non ha concluso velocemente la campagna militare su Tripoli lanciata il 4 aprile, come prevedeva di fare. E a rimetterci sono gli abitanti e i migranti rinchiusi nei centri di detenzione
Foto: Al Jazeera English (via Flickr) Libia, guerra civile

Foto: Al Jazeera English (via Flickr)

Ogni giorno che passa la situazione in Libia si aggroviglia sempre di più. Con il Generale Khalifa Haftar, leader dell’Esercito nazionale libico (Lna), che non ha concluso velocemente la campagna militare su Tripoli lanciata il 4 aprile, come prevedeva di fare. E a rimetterci sono gli abitanti locali e i migranti rinchiusi nei centri di detenzione, ormai immersi nella guerra civile.

I due protagonisti e la comunità internazionale. A scontrarsi ci sono Haftar, da un lato, che vorrebbe unire il Paese con il proprio esercito, e Fayez al-Serraj, dall’altro, messo alla guida del Governo di accordo nazionale quattro anni fa dall’Onu. Dal 2015 a oggi la figura del Generale ha guadagnato parecchie posizioni sullo scacchiere internazionale. Russia ed Egitto sembra che gli stiano dando aiuti militari, mentre Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita ne starebbero sostenendo le finanze. Meno chiara, invece, la posizione di Parigi, a cui converrebbe un cambio della guardia nel Paese, anche per togliere il primato all’Italia nello sfruttamento del petrolio libico. E a questo groviglio internazionale contribuiscono anche altri fattori, come la salute cagionevole del 75enne Haftar, gli interessi tribali, la situazione dei migranti e organizzazioni del terrore attive nell’area.

I migranti. Che ci sia un legame tra traffico di migranti e milizie è stato confermato tanto da documenti delle Nazione Unite, quanto da inchieste giornalistiche. Ma sapere come si sia modificata la situazione negli ultimi tempi è estremamente difficile. Secondo quanto detto da Federico Soda dell’Organizzazione mondiale delle migrazioni (Oim) a Il Fatto quotidiano, nel Paese sono presenti 200 mila migranti. E tra questi, ha detto l’Alto commissariato Onu per i rifugiati, 58 mila sono rifugiati o richiedenti asilo. Stando ai documenti ufficiali in Libia ci sono 35 centri che sono organizzati dal Dipartimento per il contrasto all’immigrazione illegale, anche se quelli attivi non arrivano a una ventina. Ed è probabile che questo numero sia destinato a scendere ancora: tra il 7 e il 14 aprile nella periferia di Tripoli sono stati coinvolti negli scontri almeno 7 centri e diversi non possono più essere nemmeno raggiunti dalle agenzie Onu.

In cifre. Fino ad ora, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità locale, gli scontri hanno provocato 147 vittime, 641 feriti e più di 9 mila sfollati. Gli scontri più violenti si sono avuti all’aeroporto di Mitinga, che alla fine è stato preso dalle forze del Generale.

L’articolo integrale di Lorenzo Bagnoli, "Libia: il groviglio della terza guerra civile e la conquista di Tripoli", può essere letto su Osservatorio Diritti.

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