17 settembre 2010 ore: 14:16
Salute

Disturbo bipolare, per guarire non solo farmaci ma affetti e lavoro

Esperti riuniti a Palermo per il convegno dell’associazione “Stupendamente”. Olivieri: “Buoni risultati con un percorso integrato che preveda una gratificazione psicologica dalla vita affettiva e lavorativa”. Importante il coinvolgimento della famiglia
PALERMO - Un confronto aperto tra diversi psichiatri ed esperti per ribadire quanto sia importante sostenere e favorire oltre alla terapia farmacologia i percorsi di terapia psicosociale integrata. Questo è stato l’obiettivo dell’incontro di oggi su “Focus sul disturbo bipolare” svoltosi presso il Grand Hotel Piazza Borsa di Palermo. “Il tentativo è quello principalmente di favorire un confronto tra le diverse esperienze professionali su questo campo – afferma Marcello Alessandra, psichiatra e presidente dell’associazione onlus Stupendamente -. Quello che auspichiamo è sicuramente un’ informazione che non sia sterile perché spesso eccessivamente ancorata ad approcci di tipo accademico. Per questo puntiamo ad una psichiatria aperta a tutti avendo anche i familiari come principali interlocutori. Oggi siamo di fronte ad un disturbo patologico che è curabile e con il quale in molti casi si può convivere –. E’ stato ampiamente dimostrato che oltre alla cura farmacologia è fondamentale il sostegno integrato del paziente”.
 
Sull’importanza dell’attivazione di percorsi di terapia integrata a quella farmacologia gli esperti sono apparsi tutti sulla stessa linea. “Se oggi oltre alla terapia farmacologiaca, il paziente riesce, attraverso un percorso integrato, ad avere una sua gratificazione psicologica dalla vita affettiva e lavorativa si riescono a raggiungere buoni risultati - sostiene lo psichiatra Oliviero Olivieri - . Inoltre il medico che abbia realmente a cuore lo stato del paziente deve favorire un dialogo non solo con lui ma anche con i familiari perché se non c’è famiglia non c’è risultato”.
 
“Oggi il riconoscimento dell’indispensabilità dell’approccio integrato caratterizzato da farmaci, psicoterapia, psicoeducazione e riabilitazione è fuori discussione – dice anche lo psichiatra Michele Inguglia -. In particolare all’interno del percorso psicoeducazionale un ruolo significativo deve avere la famiglia. Gli obiettivi di oggi sono quelli di evitare le ricadute. Sappiamo che il 90% dei pazienti interrompe le terapie perché si sente bene e crede di non averne più bisogno. Per evitare che ciò avvenga bisogna lavorare molto sullo stato di consapevolezza del paziente riguardo alla sua patologia. Naturalmente l’approccio integrato è finalizzato a ridare fiducia e speranza a chi soffre di questo disturbo”.
 
Dell’approccio farmacologico ha parlato invece Giulio Perugi, ricercatore in clinica psichiatrica dell’università degli studi di Pisa. “Ricordiamoci che la malattia non esiste per farci lavorare e diventare famosi. Il distrurbo bipolare richiede un trattamento farmacologico personalizzato che varia da persona a persona – afferma il prof. Perugi -. Il punto di partenza è comunque quello di andare al di là di un modello di studio della malattia che tende a creare false rassicurazioni. L’approccio farmacologico va bene se usato con cautela e prontamente collegato ad un percorso psicoterapeutico di tipo integrato”. All’incontro erano presenti alcuni familiari e amici di persone affette da questo disturbo patologico della personalità. “Ho vissuto la drammatica esperienza di avere un’amica con questo disturbo – dice la signora Pina -. E mi sento di dire che sia i familiari che noi amici non dobbiamo essere lasciati soli perché c’è il bisogno di essere aiutati a sostenere chi soffre di questa malattia”. L’associazione Stupendamente che ha organizzato l’incontro è nata tre anni ed ha già realizzato sui temi che interessano la psichiatria 22 incontri. (set)
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