17 ottobre 2018 ore: 13:55
Economia

Povertà, Caritas al governo: “Eviti errori che riconsegnano il tema alla sfiducia”

Il nuovo rapporto 2018 mette in guardia l’esecutivo sul futuro Reddito di cittadinanza. Una nuova misura con un profilo radicalmente differente dal Rei potrebbe essere “un colpo fatale alle politiche contro la povertà”. Soddu: “Si rischia di vanificare un impegno finanziario mai visto su questo tema”
don Francesco Soddu

don Francesco Soddu

ROMA - Il Reddito di inclusione (Rei) “non va interrotto” ma potenziato: una nuova misura con un profilo radicalmente differente potrebbe essere un “colpo fatale alla possibilità di dar vita ad incisive politiche contro la povertà nel nostro Paese”. Caritas Italiana torna a mettere in guarda il governo giallo-verde sul Reddito di cittadinanza, uno dei principali interventi della prossima legge di bilancio, così come annunciato nei giorni scorsi da Palazzo Chigi. L’allarme sul futuro delle politiche contro la povertà arriva in occasione della Giornata mondiale di lotta contro la povertà e della presentazione del Rapporto Caritas Italiana 2018 “Povertà in attesa”. “Alcuni anni fa affermammo che “qualcosa non era meglio di niente”, perché la povertà non si sconfigge con le briciole di una legge di bilancio - spiega Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana -, ma con un impegno duraturo, incrementale e strutturale, non solo in termini di risorse, ma di competenze e di processi virtuosi di presa in carico delle persone e delle famiglie. Oggi sentiamo la responsabilità non di dovere chiedere di più per la povertà, ma di fare le scelte più adeguate e ragionevoli per affrontare la sfida della lotta alla povertà. Oggi vanno evitati errori che rischiano non solo di utilizzare in maniera non efficace le risorse, ma di compromettere l’idea stessa di lotta alla povertà, riconsegnando alla sfiducia, alla incredulità e alla diffidenza questo tema”.

Il Rei sotto la lente d’ingrandimento. Il rapporto fa il punto sull’attuale misura contro la povertà, ovvero il Rei, e i risultati che emergono fanno ben sperare, ma solo se l’attuale governo dovesse decidere di proseguire nel solco già scavato dai precedenti governi. Dal dicembre 2017 al giugno 2018, il Rei ha raggiunto il 60 per cento degli aventi diritto, spiega il rapporto. “È una percentuale significativa per una misura relativamente giovane - si legge nel dossier - e un risultato che segnala un buon attecchimento iniziale del Rei nei territori”. Dall’estate scorsa, inoltre, la grave povertà costituisce l’unico requisito d’accesso alla misura. “Questo significa che la platea degli aventi diritto si è allargata fino a raggiungere la quota di circa 2,5 milioni d’individui - si legge nel rapporto -, cioè la metà di quei 5 milioni in povertà assoluta oggi presenti in Italia. Il dato indica la strada ancora da percorrere per approdare alla misura universalistica, estendendo il diritto all’altra metà di poveri oggi ancora scoperta”. 

I margini di miglioramento. Sebbene i dati raccolti giochino a favore del Rei, sono ancora larghi i margini di miglioramento. Secondo il rapporto Caritas, infatti, il diritto al Rei “non viene assicurato in tutte le aree geografiche del Paese in maniera corrispondente alla presenza della povertà assoluta (in Italia il 44 per cento delle famiglie in povertà assoluta ha diritto al Rei; nel Sud e nel Centro la percentuale si colloca tra il 50 ed il 54 per cento dei nuclei indigenti lì presenti, mentre nel Nord è tra il 31 ed il 33 per cento)”. Inoltre, l’importo medio della misura risulta oggi pari a 206 euro mensili, “una somma ancora lontana dal permettere di uscire dalla povertà assoluta - spiega la Caritas -, coprendo la distanza tra il reddito disponibile delle famiglie e la soglia di povertà assoluta. Tradotto in cifre, si tratta di salire in media dagli attuali 206 euro mensili a 396; ciò significa, ad esempio, per una famiglia di una persona passare da 150 a 316 euro e per un nucleo di quattro da 263 a 454”. Anche l’infrastrutturazione dei servizi deve ancora decollare, aggiunge il rapporto. “Alcuni segnali positivi già si sono palesati - si legge nel dossier -, ma va comunque detto che l’effettiva realizzazione dell’azione di infrastrutturazione ha mostrato sinora alcune criticità evidenti. Primo, è partita in ritardo. Secondo, non è ancora chiaro quale sarà l’impegno del governo nella cruciale materia del monitoraggio. Terzo, mentre si è verificato un investimento rilevante per l’infrastrutturazione dei servizi sociali dei Comuni, lo stesso non si può dire per i Centri per l’impiego”. 

Il pericolo del “colpo fatale”. Per la Caritas, tuttavia, occorre prima di tutto “continuità” nelle politiche nazionali, e il mantenimento dell’impianto strutturale e delle linee di sviluppo già insite nel Rei. Una misura “da ampliare e migliorare in tanti aspetti, ma non smontare allo scopo di dar vita ad una nuova misura con un profilo radicalmente differente - spiega il rapporto -. Una scelta simile assesterebbe infatti un colpo fatale alla possibilità di dar vita ad incisive politiche contro la povertà nel nostro Paese”. Per questo, continua il testo, la Caritas auspica che il Reddito di cittadinanza annunciato dall’attuale esecutivo tenga conto “dell’esperienza maturata nell’attuazione del Rei - si legge nel rapporto -. Questa esperienza sia nei suoi punti di forza così come nelle sue criticità rappresenta un prezioso patrimonio di sapere concreto, che merita di essere valorizzato”. Per Soddu, in Italia è in atto un processo in atto di rafforzamento del welfare territoriale, introdotto dal Reddito di inclusione, che “non va interrotto, perché le nostre comunità locali hanno bisogno anche di servizi sociali territoriali in grado di ascoltare e in grado di accompagnare le famiglie in difficoltà fuori dal tunnel della povertà - spiega il direttore della Caritas -. C’è certamente la necessità di servizi per l’impiego efficienti, ma la povertà non è solo mancanza di reddito o lavoro: è isolamento, fragilità, paura del futuro. Dare una risposta unidimensionale a un problema multidimensionale, sarebbe una semplificazione che rischierebbe di vanificare un impegno finanziario mai visto su questo tema”. Per Soddu “cambiare si può, ma preferibilmente in meglio - conclude -. Facendo evolvere, piuttosto che cancellando l’esistente”. 

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