17 ottobre 2018 ore: 15:13
Economia

Diminuiscono accessi ai Centri Caritas, ma le povertà sono più complesse

Quasi 200 mila gli utenti incontrati in più di 1,9 mila centri di ascolto di tutta Italia. Sei su dieci sono stranieri, ma al Sud le percentuali si invertono. In aumento i problemi abitativi. Il bilancio nel Rapporto Caritas Italiana 2018 presentato oggi a Roma. “Povertà intercettate più croniche e multidimensionali”
Dossier caritas 2017 - donna chiede elemosina

ROMA - Diminuiscono i poveri che si rivolgono ai Centri di ascolto della Caritas, ma le storie di povertà sono sempre più complesse. È quanto emerge dal Rapporto Caritas Italiana 2018 “Povertà in attesa” presentato oggi a Roma. Un dossier che oltre a tracciare un quadro sulla povertà assoluta in Italia e sulle politiche di contrasto in essere, scatta una fotografia dettagliata del fenomeno attraverso i volti e le storie incontrate nei propri centri diffusi su tutto il territorio italiano. Nel corso del 2017, infatti, le persone in condizione di povertà incontrate dalla rete Caritas sono state 197.332, mentre i dati raccolti provengono da 1.982 Centri di ascolto, poco più della metà di quelli esistenti, collocati in 185 diocesi. “Rispetto al 2016 si registra un calo del numero medio di persone incontrate in ciascun centro (da 113,9 a 99,6) - si legge nel rapporto - e al contempo un incremento del numero medio di ascolti (dal 3,2 a 6,6). Diminuiscono dunque le storie di povertà intercettate ma queste risultano più complesse, croniche e multidimensionali”. 

Povertà economica, disoccupazione e problemi abitativi. Sono queste, in linea con i rapporti degli anni passati, le problematiche maggiormente intercettate nel il 2017. I casi di povertà economica rappresentano il 78,4 per cento, i problemi di occupazione quasi la metà degli utenti, mentre i problemi abitativi un utente su quattro. Questi ultimi, tuttavia, risultano in aumento e all’interno di questa categoria si nota un evidente incremento, dal 44,3 al 52,5 per cento, della situazione di chi è privo di un’abitazione, spiega il rapporto. I dati raccolti, tuttavia, mostrano come “su 100 persone per le quali è stato registrato almeno un bisogno quasi 40 hanno manifestato 3 o più ambiti di difficoltà - spiega il testo -. Solo il 36,5 per cento ha manifestato difficoltà riferite ad una sola dimensione di bisogno (percentuale in calo rispetto all’anno precedente); le situazioni più frequenti di sovrapposizione di bisogni sono quelli in cui si combinano povertà e disagio occupazionale”. Le richieste più frequenti, infine, sono quelle relative a beni e servizi materiali (62 per cento), in crescita rispetto al 2016. Per quanto riguarda gli interventi e le risposte realizzati, la forma di aiuto più frequente è stata l’erogazione di beni e servizi materiali, anche in questo caso in aumento rispetto al passato. Tra queste prevalgono le distribuzioni di pacchi viveri, di vestiario e l’erogazione di pasti alla mensa. 

L’identikit dei poveri che chiedono aiuto alla Caritas. I dati raccolti nel rapporto evidenziano una maggiore presenza di stranieri, sono quasi 6 su dieci, rispetto ai 4 italiani su dieci persone incontrate. Una maggiore presenza di stranieri soprattutto nel Nord e Centro Italia, mentre al Sud le percentuali si rovesciano e gli italiani diventano più di 6 su 10 accolti, ovvero oltre il 67 per cento. “In termini di genere il 2017 segna il sorpasso dell’utenza maschile su quella femminile, dovuto alle trasformazioni delle dinamiche migratorie - specifica il rapporto -, quali il calo delle migrazioni dai paesi dell’Est, per lo più di donne impiegate nel badantato, e di contro, l’incremento di richiedenti asilo e profughi provenienti dai Paesi africani, che vede come protagonisti soprattutto uomini”. In più di 4 casi su dieci incontrati nel 2017, inoltre, si tratta di nuovi utenti. Il 22,4 per cento è già in carico ai centri di ascolto da 1-2 anni, il 12,3 per cento da 3-4 anni. Cresce, infine, la quota di chi vive situazioni di fragilità da 5 anni e più: sono il 22,6 per cento, quasi uno su quattro. 

L’età media delle persone incontrate è 44 anni. A conferma dei dati nazionali sulla povertà assoluta, anche nei Centri della Caritas i giovani tra i 18 e i 34 anni rappresentano la classe con il maggior numero di presenze (25 per cento. Tuttavia, tra gli italiani prevalgono le persone delle classi 45-54 (29,3 per cento) e 55-64 anni (24,7 per cento). I pensionati costituiscono il 15,6 per cento. Sebbene, tra le persone incontrate nei Centri, la maggior parte risulti per lo più coniugata (46 per cento) e celibe/nubile (29 per cento), sono in aumento “le storie di solitudine e, di contro, diminuiscono le situazioni di chi sperimenta una stabilità relazionale data da un’unione coniugale”. Più di 6 persone su 10 di quelle ascoltate, ovvero circa 89 mila persone, inoltre, dichiara di avere dei figli e di loro oltre 26 mila vivono con figli minori. Oltre i due terzi delle persone che si rivolgono alla Caritas, inoltre, ha un titolo di studio basso, pari o inferiore alla licenza media (il 68,3 per cento): tra gli italiani questa condizione riguarda il 77,4 per cento degli utenti. “La situazione dei giovani della fascia 18-34 anni desta ancor più preoccupazione - si legge nel rapporto -: il 61 per cento dei ragazzi italiani incontrati, possiede solo una licenza media; il 7,5 per cento può contare appena sulla licenza elementare”. 

La forte correlazione tra mancanza di istruzione e povertà. I dati dei centri di ascolto, quindi, confermano “una forte correlazione tra livelli di istruzione e povertà economica” e dimostrano anche una associazione “tra livelli di istruzione e cronicità della povertà - si legge nel rapporto -: coloro che hanno un titolo di studio basso o medio-basso oltre a cadere più facilmente in uno stato di bisogno, corrono anche il rischio di vivere una situazione di povertà cronica non risolvibile in poco tempo”. Anche la condizione occupazionale degli utenti è allarmante: i disoccupati ascoltati nel 2017 sono quasi il 64 per cento; tra gli stranieri la percentuale sale al 67 per cento. Cresce, infine, il numero delle persone senza dimora e delle storie connotate da un minor capitale relazionale (famiglie uni-personali). “Ancora oggi - specifica il dossier - la rottura dei legami familiari può costituire un fattore scatenante nell’entrata in uno stato di povertà e di bisogno”. Stabili, infine, i numeri di cosiddetti working poor. 

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