15 luglio 2013 ore: 14:39
Immigrazione

Insulti alla Kyenge, Boldrini: "Chi occupa cariche istituzionali non può dire ciò che vuole"

Il presidente della Camera torna sulle parole indirizzate da Roberto Calderoli al ministro Kyenge. L'occasione è un incontro della Cgil sulla violenza sulle donne. E il ministro Kyenge è stata attaccata anche in quanto donna
boldrini a riace

MILANO - "Chi ha una responsabilità istituzionale non può prendersi il lusso di dire quello che vuole, come vuole. Il compito istituzionale impone anche di sapersi trattenere". Parole del presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, intervenuta a Milano nell'incontro organizzato dalla Camera del lavoro meneghina dal titolo "La violenza sulle donne è un'emergenza". Il riferimento è a quanto ha detto ieri il vicepresidente del Senato roberto Calderoli nei confronti del ministro dell'Integrazine Cécile Kyenge. Discriminazione di genere e razzismo: nell'attacco a Kyenge Boldrini vede condensate due delle sue grandi battaglie che sta conducendo nell'aula parlamentare.

Boldrini ripete più volte quanto vorrebbe esprimersi "di pancia" su un tema che la impegna da molto prima di ricoprire la terza carica dello Stato. Il ruolo le impone un contegno diverso e allora mette sul piatto i numeri. Dall'inizio del 2013 sono 60 i femminicidi in Italia, uno ogni 2,5 giorni circa. "È una strage che prosegue inesorabile e silenziosa", commenta. Proprio la parola "femminicidio", come attestato anche dall?Accademia della Crusca, segna una nuova consapevolezza negli italiani di quanto sia specifico il tema delle violenza sulle donne. "Il femminicidio – spiega Boldrini citando l'Accademia della Crusca – è l'omicidio di una donna in quanto donna, concepita come un nulla sociale, come un oggetto di cui l'uomo dispone e può fare ciò che vuole. Il passo dall'oggetto alla violenza è brevissimo".

"La violenza sulle donne è un problema maschile", aggiunge. L'effetto negativo della diffusione di immagini di corpi femminili muti (solo il 2 per cento delle donne in tv ha diritto di parola su temi di rilevanza sociale, sottolinea Boldrini citando una ricerca europea), sviliti della loro componente pensante, incide su quella che la presidente della Camera definisce "una nostra negativa anomalia", cioè il ruolo della donne confinata ad essere "oggetto e non soggetto". Sono due le proposte di legge depositate alla Camera per colmare il vuoto normativo rispetto al tema della discriminazione di genere nei media. "Eppure la nostra Costituzione è piena di riferimenti a cui ispirarsi", aggiunge Boldrini. Basterebbe rifarsi alla normativa europea, stilata già nel 1989, per avere una normativa più completa. Invece Boldrini ricorda che l'Italia è 74esima su 145 nel Global Gender Gap, la classifica delle Nazioni Unite sulla discriminazione sessuale, e novantesima per quanto riguarda le pari opportunità al lavoro.

Boldrini fa poi riferimento alla decisione di Anna Maria Tarantola, presidente della Rai, di sospendere Miss Italia, programma ritenuto sminuente della figura femminile. Questo fatto per Laura Boldrini "dovrebbe renderci felici", invece da alcuni media sono arrivate accuse di "moralismo" o di "essere bacchettona". L'ultima parola del suo intervento, la presidente della Camara la dedica "all'impegno più difficile di questi quattro mesi" (parole sue): l'incontro con la famiglia di Fabiana Luzzi, la ragazza di nemmeno 16 anni bruciata viva dal suo fidanzato coetaneo a maggio. "La madre di Fabiana mi ha fatto vedere le foto di sua figlia e continuava a chiedermi 'come si può portare una figlia in una borsa?'. Tutti noi dobbiamo tenere a mente questa domanda, sempre". Perché la violenza sulle donne è un'emergenza se con questo termine si allude a un fenomeno con numeri enormi, ma non è certo inaspettato: "Molte delle donne uccise, Fabiana compresa – ricorda Boldrini – avevano denunciato il compagno per violenze". (lb)

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