23 febbraio 2014 ore: 12:45
Disabilità

“Gatta ci cova? Ve lo spiega un asperger”. I modi di dire che confondono

Il libro di Giorgio Gazzolo (Erickson editore) fa luce sulle frasi idiomatiche di uso quotidiano che, però, in un asperger causano facili incomprensioni vista la capacità di quest’ultimo ci cogliere solo il senso letterale delle affermazioni. Una storia ironica e formativa
Gatta ci cova - copertina libro
Quante sono le frasi idiomatiche che usiamo quotidianamente nelle nostre interazioni sociali? Un’infinità, e il più delle volte senza rendercene conto. Ma cosa accadrebbe se il nostro interlocutore fosse affetto da sindrome di asperger? A spiegarcelo è Giorgio Gazzolo, attraverso la storia di una coppia, lui Asperger e lei “neurotipica”, dai primi timidi approcci fino al matrimonio.  “Gatta ci cova? Ve lo spiega un Asperger” (Erickson, 2013) è il racconto di un uomo misterioso, “gentile, eccentrico e un po’ folle”, dagli occhi azzurri e dallo sguardo a volte un po’ perso chissà in quale mondo, amante delle statistiche e collezionista accanito, facilmente spaventabile dai rumori forti, che non ama conversare con le persone ma capace di una tenerezza infinita. È una lettura in chiave ironica di quello che si nasconde dietro una malattia sconosciuta ai più, di cui ancora lo stesso mondo accademico non parla molto, ma con la quale ci si può confrontare e interagire avendo cura di non usare quelle espressioni che possono dare luogo, per un asperger, a facili incomprensioni. Quello che occorre, in questi casi, è “mettersi nei panni dell’altro”. Attenzione però a non usare questa frase con un asperger perché coglierebbe solamente il significato letterale, immaginando di dover indossare scarpe, pantaloni e maglietta di un’altra persona. Chi è affetto da questa sindrome infatti non riesce a cogliere il significato metaforico, figurato, e forse a volte anche assurdo, che si cela dietro i tanti modi di dire presenti in tutte le lingue del mondo. La sua tendenza è quella di analizzare ogni singola frase, parola per parola, comprendendone esattamente il significato letterale.

 

Gazzolo rilegge le varie espressioni idiomatiche secondo la mente di un asperger che, poco flessibile e incline a logiche rigorose, non riesce a comprendere dando luogo nella conversazione a facili malintesi. Ed è quello che succede esattamente ai due protagonisti della storia. Frasi come “eravamo quattro gatti”, “sei un pozzo di scienza”, “brodo di giuggiole, “andare a rotoli” sembrano fatte apposta per confondere, racconta l’autore. “Lui, appena li sentirà, sarà obbligato a vedere gatti (in numero di quattro), un pozzo pieno di radici quadrate (o algoritmi), vi obietterà che con le giuggiole è impossibile fare un brodo, quanto poi all’andare a rotoli dovete capire che sta fortemente immaginando non già sventure ma autentici rotoli: di carte igienica, di stoffa, di pellicole per fotografie”. Per non parlare poi dell’assurdità di “nascere con la camicia”.

Le conversazioni, gli equivoci e le situazioni in cui vengono a trovarsi i protagonisti nell’evolversi della loro storia d’amore fanno riflettere anche sul nostro modo “neurotipico” di comunicare e relazionarci agli altri e su tutto quello che diamo per scontato, convinti che la realtà e il mondo che ci circonda possano essere visibili e compresi unicamente da un’unica prospettiva. Una lezione, questa, che può rivelarsi utile anche in tanti altri contesti e non solo quando abbiamo a che fare con un asperger, “così onesto e lineare da non capire perché si debbano usare le parole in modi distorti e così differenti dal loro vero significato”. A pensarci bene, come può una gatta covare pulcini?