10 settembre 2014 ore: 10:12
Società

La storia di Suor Natalina, in Congo aiuta le bambine accusate di essere streghe

Suora laica, da oltre 30 anni vive nella Repubblica democratica del Congo. Aiuta ragazza madri, orfani, disabili e bambine cacciate dalle famiglie: "Cerchiamo di far capire che una figlia femmina non è una disgrazia ma la salvezza della famiglia”

Suor Natalina Isella

boxLECCO  – “Prima di arrivare a Bukavu, per 20 anni ho vissuto a Birava, poco più a nord. Si affaccia sul Lago Kivu: c’era il colera, era endemico, non c’era acqua potabile. Nella parrocchia lavoravo soprattutto con ragazze analfabete. Insieme cercavamo il modo di procurarci l’acqua e curavamo i campi. Con i bambini della colonia estiva abbiamo rimboscato la zona, creato vivai e coltivazioni. Le pépinière erano il nostro orgoglio, tutti le ammiravano. I giovani, poi, portavano quello che avevano imparato nei villaggi. Quando me ne sono andata, nel 2002, ho lasciato un’equipe locale in grado di portare avanti l’attività in piena serenità. In fondo è questo il nostro compito”: la storia di Natalina Isella, suora laica, passa anche dai fiori. Nella Repubblica democratica del Congo da molti anni, collabora con Il Movimento lotta fame nel mondo (Mlfm, www.mlfm.it) e si prende cura, tra le tante attività, delle bimbe cacciate dalle famiglie perché considerate streghe. “Un giorno, quasi 20 anni dopo da quella mia prima esperienza, stavo accompagnando su un battello un bambino malato a Goma. Un uomo mi ha fermato, chiedendomi se mi ricordassi di lui. Non riuscivo a riconoscerlo. Mi disse: ‘ero con te alle colonie estive tanti anni fa, mi hai insegnato i segreti dei fiori e delle piante. Sono così riconoscente’. Oggi, si è sposato e si è trasferito a Goma, una città tutta su sassi lavici, dista solo 15 chilometri dal vulcano Nyiragongo. Su un’isoletta del Lago Kivu coltiva metri e metri di gazon, erbetta da prato. Poi la spianta e la porta sui sassi, friabili e anche fertili: crea bellissimi prati. È il giardiniere più richiesto della città. Per me, è stata una grandissima soddisfazione, perché l’avevamo aiutato a costruirsi un futuro, per lui e per la sua famiglia. E ce l’ha fatta”.

Ogni giorno, suor Natalina arriva al centro di accoglienza Ek’ Bana (‘La casa delle bambine’): trova sempre un sacco di gente ad aspettarla. Ci sono le due mamme educatrici che si prendono cura dei bimbi che vivono nel centro, ci sono i piccoli che frequentano l’asilo, i più grandi che escono per andare alle elementari, le piccole donne accusate dalle famiglie di essere streghe. “Spesso, c’è anche un caso nuovo, che la comunità cristiana ci porta”: un anziano con un orfano, qualcuno che cerca lavoro, una ragazza madre che non sa come nutrire il figlio. “Viene sempre un militare a cui hanno amputato un braccio. Ha 10 figli. Noi ascoltiamo tutti e proviamo a orientarli”. Il centro, oggi, ospita circa 40 persone, ma lavora in rete, promuove corsi di taglio e cucito, aiuta qualche giovanissimo a guadagnarsi uno stage: “Tante famiglie ci aiutano, in tutte le parrocchie c’è un comitato di genitori per il monitoraggio dei bambini. Se c’è qualcosa che non va, ce lo comunicano e insieme cerchiamo una soluzione”. 

“Ricordo sempre la storia di una delle prime bimbe che ho tolto dalla strada appena arrivata a Bukavu. Era stata cacciata dalla famiglia perché accusata di essere una strega. Aveva 7 anni, era ammalata, fuori casa aveva anche contratto l’Aids. È morta l’anno scorso, non abbiamo più potuto aiutarla. Da quando è stata abbandonata dalla famiglia ha vissuto tanta sofferenza, ma da noi aveva ritrovato la serenità”, ricorda suor Natalina. L’obiettivo dell’accoglienza a Ek’ Bana è ricongiungere, dopo percorsi personalizzati, la bimba alla famiglia: nella maggioranza dei casi si ottengono buoni risultati, ma in caso contrario si cercano altri agganci, magari la famiglia allargata o famiglie di buona volontà. “Trovare casa per le bimbe più piccole è più facile, solo nell’ultimo periodo abbiamo dato un tetto e dei genitori a una decina di loro”.

“Cerchiamo di educare la gente: una figlia femmina non è una disgrazia, ma la salvezza delle famiglie. Può fare la sarta, può coltivare le piante e i fiori. Noi, dal canto nostro, diamo l’esempio. Sperando che succeda come al ragazzo che mi ha riconosciuto sul battello: dai vivai della colonia estiva a una brillante carriera come giardiniere”. Natalina da qualche settimana è tornata in Italia per un paio di mesi: poi ripartirà. (ambra notari)