2 marzo 2015 ore: 12:33
Salute

Cartellino rosso alla droga: ex tossicodipendenti diventano arbitri

Si chiama "La Direzione Giusta" il percorso socio-educativo lanciato dal Csi di Reggio Calabria che vuole dare a ex tossicodipendenti o alcolisti una seconda opportunità attraverso lo sport in un territorio difficile

- REGGIO CALABRIA - Un fischietto e un cartellino giallo come simboli di rinascita per riscoprire i veri valori della vita. Si chiama "La Direzione Giusta" il percorso socio-educativo lanciato dal Csi di Reggio Calabria che vuole dare a ex tossicodipendenti o alcolisti la possibilità di rimettersi in gioco, di avere una seconda opportunità attraverso lo sport. E' partito, infatti, il corso arbitri (in una prima fase rivolto solo al calcio) in cui i ragazzi potranno sperimentare i valori del team, della condivisione, della gestione emotiva, delle regole, del rispetto di se e degli altri. Il progetto si propone dunque come uno spazio educativo costante e significativo nella realtà reggina per i percorsi dei ragazzi schiacciati dal peso della droga.

Un "secondo tempo" fatto di passione sportiva, legalità, formazione e anche, in certi casi, primo approccio al mondo del lavoro nel comparto sportivo. Ci sarà spazio anche per la formazione: dall’area tecnica e metodologica a quella medica e psicopedagogica. I ragazzi coinvolti saranno subito impegnati nell'arbitraggio delle gare giovanili con dei tutor e il percorso si concluderà con un test finale e lo stage arbitrale. Il progetto ha coinvolto diverse Comunità Terapeutiche della Provincia di Reggio Calabria e vede in prima linea anche il Dipartimento delle Dipendenze dell'Asp della città calabrese, l’Arcidiocesi di Reggio Calabria Bova ed il Comune - Assessorato alle Politiche Sociali.

Quelle degli ex tossicodipendenti o alcolisti sono per molti nient'altro che "vite bruciate", mentre il Csi vede questi ragazzi come "attori protagonisti" nella rivoluzione culturale dello sport. Saranno gli interpreti di una "nuova stagione" della loro vita, questa volta da direttori di gara. In un territorio in cui lo sport è spesso vittima sacrificale di logiche diseducative e mafiose, in cui le gare dilettantistiche non si disputano per pressioni inverosimili a bordo campo, il Csi reggino sta provando a trasformare in realtà associativa, le parole di Papa Francesco: creare un welfare capace di mettere al centro le persone.

"In quest’ottica - spiega Paolo Cicciù, presidente provinciale e consigliere nazionale del Centro Sportivo Italiano - il Csi sta rivoluzionando lo sport calabrese attraverso una vision educativa nuova e lungimirante. Creare percorsi di Welfare a questo punto diventa l’elemento fondamentale per i nostri dirigenti sportivi. Creare un welfare sportivo che rimetta al centro la persona, l’atleta, il giovane. Lo sport deve tornare ad essere strumento educativo e formativo. Pensare ad itinerari d’integrazione e formazione per immigrati, disabili, disagiati, minori in difficoltà è la priorità assoluta del Csi, asso-ciazione che da settanta anni è in prima linea nell’educazione dei giovani".
"L'idea - afferma il Csi - è quella di concludere il percorso in occasione della Giornata Mondiale di Lotta alla Droga (26 Giugno 2015) per scrivere assieme una bella pagina testimoniale per i ragazzi, dai ragazzi, attraverso un percorso di legalità, condivisione e formazione personale".