18 ottobre 2001 ore: 13:06
Non profit

''Per il non profit tira vento in poppa, a patto che non disturbi il manovratore...''

MONS. Giovanni Nervo, dopo i primi mesi del nuovo governo, le politiche sul volontariato e il terzo settore si vanno delineando, almeno con le dichiarazioni dei due ministri che hanno maggiore vicinanza con questo mondo – Roberto Maroni e Girolamo Sirchia. Da una parte la volontà di dare sempre più “responsabilità” al non profit verso chi è in stato di bisogno, dall’altra quello che è stato letto come un invito a “disturbare” poco dal punto di vista politico. C’è a suo avviso un filo comune che unisce queste posizioni?
“Precisiamo prima i termini del discorso: il non profit sono le imprese sociali, ad esempio le cooperative sociali, che è lavoro pagato, ma senza accumulo di profitto individuale o di gruppo. Il volontariato è lavoro di servizio gratuito, non pagato. Se vogliamo vedere un filo comune, può essere questo: a quanto sembra all’attuale dirigenza politica il non profit va bene perché esonera il pubblico dal peso dei servizi alla persona. Il volontariato, se intende esercitare il suo ruolo politico, cioè difendere i più deboli e stimolare le istituzioni, non va bene, perché disturba. E allora, ad esempio, la Consulta del Volontariato in sanità, quando chiede di essere riunita perché ha qualche cosa da dire al ministro, viene sospesa.
Che aria tira, quindi, per il non profit?
Per il non profit tira vento in poppa: il ministro Maroni nell’audizione del 17 luglio alla Commissione Affari sociali, esponendo le “linee programmatiche del Governo in materia di politiche sociali”, ha detto: “L’attuazione del principio di sussidiarietà in direzione orizzontale consentirà allo Stato di investire il settore del non profit di crescenti responsabilità, per fornire ai cittadini che versano in condizioni di bisogno risposte adeguate da parte di strutture che hanno capacità, professionalità e motivazioni ampiamente sufficienti a garantire i livelli di performance tra i più elevati a livello europeo e non solo”.Meglio di così! Bisognerà vedere come si trovano i cittadini che versano in condizioni di bisogno dove il non profit non c’è e chi controllerà la validità dei servizi del non profit.
E che aria tira, invece, “nel” non profit? Cioè, come valuta le reazioni da parte di questo mondo (pur nella sua difficoltà di far emergere rappresentanti riconosciuti da tutti)?
È un mondo molto composito e differenziato. Mi par di vedere che chi appare, assume rappresentanze e detta legge sono i grossi organismi che possono pagare delle persone a rappresentarle nei convegni, nei dibattiti, negli incontri di vertice con quelli che contano. Mi sembra che il resto rimanga sommerso e senza voce.
Lei ha messo in dubbio quella competenza, professionalità, efficienza che spesso attribuite al volontariato e al terzo settore italiano. In questo dando implicitamente ragione al ministro Sirchia…
Qui c’è confusione. Io ho posto degli interrogativi sull’alta qualificazione che il ministro Maroni esalta nel non profit. Chi conosce il mondo delle cooperative sociali, che comprende la gran parte del non profit, sa quali problemi hanno quanto alla preparazione e professionalità degli operatori, al loro trattamento economico, al conseguente frequente tournover e alla inevitabile dequalificazione dei servizi. Non trovo esatto invece che il Ministro Sirchia parli di scarsa imprenditorialità del volontariato: il rilievo va bene per il non profit, ma non per il volontariato, che, se è vero volontariato, cioè lavoro gratuito, non può farsi carico di imprese sociali, ma soltanto di “servizi leggeri”, dove i fattori più importanti non sono la imprenditorialità, ma le motivazioni e la relazionalità: questo soprattutto nella sanità.
Lei ha anche sottolineato quella che il prof. Zamagni chiama “svolta economicistica” del non profit. Cosa vuol dire? Ved
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