23 novembre 2018 ore: 14:25
Ambiente

Foreste abbattute, la "filiera solidale" per salvare l'economia del legno

Il vento di ottobre ha fatto danni per 390 milioni di euro, schiantando a terra 12 milioni di metri cubi di boschi in Triveneto. Timori per prezzo legname e parassiti. I produttori si organizzano: filiera solidale, logo certificato, impegno di segherie e Grande distribuzione
Val di Fiemme, alberi abbattuti

MILANO – Segherie, proprietari pubblici e privati dei boschi, imprenditori del settore trasformazione legname e grande distribuzione organizzata insieme. Per provare a limitare i danni economici che il ciclone “Vaia” ha inferto alle foreste del Triveneto, e all'economia del legno, a fine ottobre. Si stanno organizzando con un marchio apposito attraverso l'iniziativa “Filiera solidale”, lanciata da Pefc Italia ((Programme for Endorsement of Forest Certification schemes) – associazione senza fini di lucro che costituisce l’organo di governo nazionale del sistema di certificazione forestale e che raggruppa i rappresentanti dei proprietari forestali e dei pioppeti, organizzazioni ambientaliste, dei consumatori finali, degli utilizzatori, dei liberi professionisti, della ricerca, del mondo dell’industria del legno e dell’artigianato.

Nel weekend del 29 ottobre una tempesta di vento ha colpito le Alpi centro orientali: si è trattato della settima tempesta registrata in Europa almeno per la classifica stilata dalla storica rivista austriaca Holzkurier, che in collaborazione con Federlegno gestisce l'osservatorio digitale in Italia dedicato al mercato della materia prima. Una tempesta che ha fatto danni ai boschi per un ammontare in metri cubi pari 15.5 milioni a livello europeo, e da un minimo di 10 a 12,5 milioni di metri cubi solo sul territorio italiano: 6-8 milioni in Veneto; 3,5 milioni in Trentino-Alto Adige dicono i dati aggiornati. Legname a terra che ora rischia una rapida perdita del suo valore sopratutto per il faggio ma anche per abete rosso e le altre conifere. Il valore della massa abbattuta viene prudenzialmente valutato in 390 milioni di euro, secondo i dati citati proprio da FederlegnoArredi su dati elaborati dal professor Davide Pettenella dell'Università di Padova, che nell'ateneo veneto si occupa di valutazione economico-finanziaria e dei servizi ecosistemici delle piantagioni. Stime che dovranno tener conto anche dei costi ambientali e dei danni causati al paesaggio culturale (la foresta di Paneveggio, i boschi degli altopiani di Asiago e del Cansiglio, della Val Visdende, Arte Sella), dei costi di sgombero, ripristino delle formazioni e delle infrastrutture e revisione degli strumenti di pianificazione forestale.

“Le ditte che oggi operano e hanno sede legale in Trentino non sono in grado di smaltire in tempi brevi il materiale che è a terra – ha detto a Redattore sociale Paolo Kovatsch, responsabile per il demanio forestale della Provincia autonoma di Trento –: Minimo ci vogliono due anni, ma in mezzo c'è il rischio di attacchi parassitari”. In particolare del bostrico - coleottero che si ciba di legno – e che dalla primavera attaccherà non solo il materiale  a terra ma anche le piante danneggiate e quelle indebolite dallo stress climatico. Ha aggiunto Kovatsch che “un certo spirito autarchico non è sano in questo momento”. “Ci sarà aspettativa di tanto materiale che arriva sul mercato quindi il valore si abbasserà” ha spiegato Francesco Della Giacoma, in Trentino ex responsabile del demanio forestale Fiemme-Primiero e oggi vice Presidente di Pefc Italia. Un ribasso sulle quotazioni del legname che, secondo le previsioni di vari addetti ai lavori, potrebbe sfiorare una forbice fra il 30 e il 40 per cento, rispetto al prezzo medio di ottobre di 96 euro al metro cubo, che considerava sia il legname da imballo che quello pregiato. Inoltre “lavorare in bosco, in queste condizioni, sarà più costoso e pericoloso, con ulteriore aggravio dei costi – recita una nota di Pefc Italia con sui si annuncia la collaborazione fra imprese del settore – stimato in un 30 per cento in più. Infine, per almeno 2 o 3 anni si dovrà lavorare con volumi di legname straordinari e fare investimenti importanti”.

Come rispondono gli operatori dell'economia del legno a questo evento inatteso? Un primo incontro c'è già stato il 22 novembre sull’Altipiano di Asiago con le imprese interessate a partecipare. Ne seguiranno altri nel Bellunese, in Trentino-Alto Adige e in Friuli-Venezia Giulia. Si sta mettendo a punto un logo per il legno certificato proveniente dagli schianti e acquistato con contratti di solidarietà. Un simbolo che informerà operatori, imprese e consumatori sui progetti in corso anche attraverso iniziative di comunicazione specifiche e l'apertura di un sito internet per il progetto. Diverse segherie si stanno impegnando ad acquistare il legname proveniente dai boschi danneggiati per il fabbisogno dei prossimi anni, invece che importarlo dall'estero. Si tratta di una riprogrammazione a tutto campo del mercato del legname italiano – almeno negli auspici dei promotori dell'iniziativa – che fino a oggi importava l'80 per cento del legno che viene lavorato. Senza però disprezzare aiuti o collaborazioni dall'estero: “ Fenomeni meteorologici di questo tipo si sono verificati di frequente in altre zone d'Europa in passato – ha detto Francesco Della Giacoma –: Partivano dalla Scandinavia e arrivavano fino alle Alpi, con danni sull'intero continente che sfioravano i cento milioni di metri cubi di legname. Ci si è sempre dati una mano reciprocamente”.

Mentre un altra sponda la si potrebbe trovare nella Gdo (Grande distribuzione organizzata): “Alcuni attori della Gdo e del settore privato hanno invece accettato l’idea di vendere punte delle piante abbattute (quasi tutto abete rosso) come alberi di Natale – prosegue la nota di Pefc Italia – e con parte degli utili acquistare piantine per i rimboschimenti nei boschi distrutti”. (Francesco Floris)

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