27 ottobre 2018 ore: 16:32
Immigrazione

"Ricordare per restare umani", la preghiera per i morti in mare

Al cimitero dei Rotoli cristiani, musulmani e diversi cittadini impegnati nel sociale hanno partecipato ad un momento di condivisione in memoria di tutti i migranti morti nel tentativo di attraversare il Mare Mediterraneo dalla Libia verso l'Italia
Migranti. Minori morti in mare. Salvagente rosa

ALERMO - "Solo la memoria delle vittime e degli esclusi può ridare alla storia il suo contenuto umano". A partire da questo pensiero questa mattina al cimitero dei Rotoli, cristiani, musulmani e diversi cittadini impegnati nel sociale hanno partecipato ad un momento di condivisione interreligiosa in memoria di tutti i migranti morti nel tentativo di attraversare il Mare Mediterraneo dalla Libia verso l'Italia. Da gennaio di quest'anno a settembre sono già duemila le vittime, donne, bambini e uomini morti perché annegati nelle acque del Mediterraneo. Il primo momento di condivisione di tutte le vittime è stato arricchito da alcune testimonianze con letture di poesie, pensieri e infine una preghiera cristiana e una musulmana.

Successivamente, ognuno in forma diversa, chi con un fiore, una carezza o una preghiera ha manifestato la sua vicinanza ai migranti sepolti in un'area dedicata del cimitero cittadino. Molti di loro, essendo stati recuperati in mare e poi arrivati al porto italiano, non hanno ancora un nome ma solo un numero identificativo. Tra le testimonianze c'è stata quella del giovane Alagie Malick Ceesax di 18 anni, ospite della Casa dei Mirti del centro diaconale valdese La Noce. "Preghiamo per dare voce a tutti i fratelli e le sorelle - ha detto commosso - che hanno perso la vita mentre speravano in una vita migliore. Perdoniamo anche i loro errori e i nostri che commettiamo in vita".

Ad essere presente è stato anche Francis vedovo nigeriano a cui è morta la moglie,  durante la traversata, che oggi è sepolta ai Rotoli. "Sono contento che oggi siamo in tanti - ha detto - perché è bello sapere che in voi c'è il desiderio di condividere un poco del nostro dolore. Per questo vi ringrazio e prego per tutti coloro che hanno perso i loro cari come me". E' intervenuta inoltre Carmen Chiaromonte che ha preso in adozione Alisia di tre anni che ha perso anche lei la sua mamma sempre nel viaggio tragico dalla Libia alle coste italiane. "Siamo tutti figli di qualcuno - ha detto molto commossa con la bimba in braccio - e soprattutto apparteniamo a qualcuno che non ci lascia soli. Mi sono oggi presa cura di Alisia e prego sempre la sua mamma perché possa vegliarci dall'alto in tutto il nostro cammino".

Il momento di raccoglimento è stato animato dal padre Domenico Guarino e dall'Imam Abd al Majid Macaluso del COREIS (Comunità Religiosa Islamica). "Anche quest'anno siamo insieme per rinnovare - ha detto padre Domenico Guarino - la nostra umanità non in un concetto astratto ma con dei gesti concreti in memoria di fratelli e sorelle che volevano vivere ma sono stati uccisi da un sistema che non ha  avuto pietà di loro. Siamo oggi vicari e rappresentanti anche della sofferenza delle loro famiglie rimaste in Africa che sono distanti da loro e non possono neanche piangerli". Anche l''Imam Abd al Majid Macaluso ha sottolineato come sia significativo potere dare la nostra vicinanza a queste vittime che sono veri e propri martiri. "Chi è ucciso sulla via di Dio - ha detto citando una pensiero di Abù Hurayra - è un martire, chi è morto sulla via di Dio è un martire (…) e l'annegato è un martire".

"Ricordare è importante - ha detto pure il neopresidente della Consulta delle Culture Ibraim Kobena - nella consapevolezza che non sono morti ma sono ancora vivi nell'acqua che scorre e nel vento che soffia perché ci vedono e ci ascoltano dall'alto. Un pensiero va alle loro famiglie alcune delle quali ancora li aspettano e non sanno che fine hanno fatto".

"Nonostante continuiamo ad assistere a questi omicidi di cui gli Stati sono i principali responsabili - ha aggiunto Anna Staropoli dell'istituto Pedro Arrupe - dobbiamo lo stesso sforzarci di trovare strade liberanti che ci fanno sentire in maniera forte madre, padre, fratelli, sorelle e compagni di tutti coloro che non ce l'hanno fatta". L'iniziativa è stata sostenuta dai missionari/e comboniani di Palermo, laici missionari comboniani, Osservatorio contro le discriminazioni razziali Nourreddine Adnane, Forum antirazzista Palermo, Ciss, ArteMigrante, Centro Diaconale valdese La Noce, Centro salesiano Santa Chiara, Borderline Sicilia, Cifdu, comitato no Muos Palermo, Caritas Palermo, istituto di formazione politica Pedro Arrupe, Arci Porco Rosso. (set)

© Copyright Redattore Sociale