23 dicembre 2018 ore: 15:34
Giustizia

Il coro di detenuti canta durante la celebrazione dell'arcivescovo al Pagliarelli

Il maestro del coro Salvo Randazzo: " Dentro ognuno di loro c'è un bel potenziale che va valorizzato per farlo uscire nel migliore dei modi"
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PALERMO - Con grande emozione il coro di detenuti, formato da solo un mese, ha cantato in occasione della celebrazione religiosa ufficiata dall'arcivescovo Corrado Lorefice nella cappella centrale della Casa circondariale di Pagliarelli. Alla cerimonia, per l'occasione oltre ad un'ampia rappresentanza di detenuti e detenute, hanno partecipato anche la direttrice del carcere Francesca Vazzana e il sindaco della città Leoluca Orlando.

L'animazione musicale della celebrazione liturgica è stata affidata ad un coro composto da persone detenute dirette dal maestro Salvo Randazzo. La performance musicale è il risultato di un laboratorio musicale di canto corale attivo nella Casa Circondariale in forza del progetto "Armonie: gli effetti dell'affetto” proposta dell'associazione "Un Nuovo Giorno" particolarmente impegnata a promuovere iniziative finalizzate a favorire la crescita culturale, umana e genitoriale della popolazione detenuta del carcere Pagliarelli.

"Grazie alla professionalità e all'entusiasmo del maestro Randazzo - sottolinea Antonella Macaluso dell'associazione Un nuovo giorno -, molti detenuti stanno vivendo la possibilità di frequentare un laboratorio musicale scoprendo, in tal modo, tutto il fascino della bellezza della musica come cura dell'anima". Durante la celebrazione religiosa 5 ospiti della struttura hanno ricevuto inoltre il sacramento della cresima. A conclusione della cerimonia si è esibito pure un coro spontaneo di donne detenute italiane e straniere che ha cantato in italiano, inglese e francese. "Per noi è molto importante avere il vescovo oggi - dice commosso un detenuto del coro - Lo sentiamo vicino alla nostra sofferenza e a tutte le nostre vite".

Tra i coristi in detenzione c'è Giuseppe Berlich di 35 anni, sposato e padre di 5 figli. "Potere cantare è per noi un modo molto bello di sfogarci che ci libera da tutta la nostra tensione - ha detto anche Giuseppe Berlich un altro corista di 35 anni - che abbiamo vivendo in questo luogo. E' anche un'occasione piacevole di stare insieme che ci fa mettere passione e impegno in quello che cantiamo. Questa esperienza mi sta aiutando molto soprattutto facendomi acquistare maggiore fiducia e sicurezza in me stesso e verso gli altri. Per questo ringrazio tutti quelli che mi hanno dato questa possibilità".

"Impegnarsi con loro è sicuramente un'esperienza molto forte che emoziona tanto - ha aggiunto pure il maestro volontario del coro Salvo Randazzo che è corista presso il teatro Massimo -. Poterli incontrare fa certamente abbattere tutte quelle barriere che si hanno quando parliamo di reclusi. Dentro ognuno di loro c'è un bel potenziale che va accompagnato e valorizzato per farlo uscire nel migliore dei modi. Credo che il coro sia davvero un'attività costruttiva che li induce anche alla riflessione nella prospettiva di un futuro diverso".

"Ringrazio il vescovo per esserci vicino in questo momento di festa. Quella di oggi è solo una piccola rappresentanza dei nostri detenuti che sono circa 1300 - ha detto la direttrice Francesca Vazzana  nel suo saluto all'arcivescovo -. Al coro e ai presenti si uniscono con il pensiero anche tutti gli altri che non sono con noi. A tutti coloro che in questo momento sono lontani dalle loro famiglie faccio gli auguri di un sereno Natale".

"E' una gioia stare in mezzo a voi nell'attesa del Santo Natale. La Pace nella bibbia non è solo assenza di guerra - dice nelle sua omelia l'arcivescovo Corrado Lorefice - ma è soprattutto l'armonia di quando Dio entra nel rapporto più autentico e profondo con gli uomini della terra. Il Natale ci deve fare liberare da tutte le nostre catene di un cuore indurito per intraprendere una strada nuova. Un cuore libero ci fa scoprire veramente chi siamo per diventare delle persone nuove. Il Signore può fare grandi cose quando riesce ad entrare nella nostra vita. A tutti ci viene data la possibilità di cambiare, trasformando il nostro cuore. Quando valorizziamo la persona che incontriamo, incontriamo anche noi stessi e Dio che è sempre in mezzo a noi". (set)

 

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