16 aprile 2018 ore: 11:54
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"Basta guerre, basta morti": un'ora di silenzio per la pace in Siria

Mercoledì un momento di condivisione aperto a tutti davanti alla cattedrale di Palermo. L'appello della Consulta della Pace, Lo Cascio: "Vogliamo che sia ascoltata l’aspirazione alla pace del popolo siriano e di tutti i popoli del Medio Oriente"

PALERMO - Un momento di silenzio, aperto a tutta la cittadinanza e laico, per chiedere il cessate il fuoco in Siria e invitare l'amministrazione comunale ad aderire all'appello della rete nazionale della pace. "Vogliamo un futuro di condivisione e di pace per tutte le religioni del Medio Oriente. Per queste ragioni, accostandoci alle altre iniziative promosse in tutta Italia dalla Rete della Pace - dice Francesco Lo Cascio il portavoce della Consulta della Pace -, invitiamo tutti per mercoledì 18 aprile alle ore 20,15, a un’ora di silenzio per la Pace quale che sia la propria fede o convinzione religiosa o politica sul piano della Cattedrale, teatro della vita religiosa e civile della città". L'invito a partecipare prendendo una posizione concreta a favore della pace è rivolto anche al sindaco Orlando, Giunta e Consiglio comunale. Per l'occasione ha assicurato la sua presenza l' arcivescovo don Corrado Lorefice e ci sarà anche la testimonianza di un rifugiato siriano.

"Sul piano esterno della Cattedrale, nel luogo in cui confluivano e confluiscono le grandi processioni, e dove il popolo si raccoglie nei momenti di gioia e di dolore, desideriamo che questa iniziativa nonviolenta sia da stimolo per le nostre coscienze, per gli educatori e per le autorità civili - continua Francesco Lo Cascio -. Affinché l’Italia non sia coinvolta nel conflitto, la Sicilia non faccia da base ad aggressioni militari e il nostro Paese eserciti un ruolo di Pace nelle relazioni diplomatiche, per un Mediterraneo libero da guerre e da ordigni di distruzione di massa".

"Sette anni di guerra in Siria bastano! 7 anni di guerra genocida, aggressioni continue a civili, bambini, donne e anziani, interferenze di potenze straniere - dice ancora con forza Lo Cascio -, orrori del terrorismo, un regime totalitario che colpisce la sua stessa popolazione e tradisce le istanze di libertà del popolo siriano, la continua minaccia e l’impiego di armi di distruzione di massa, l’aggressione dei paesi vicini che intervengono in armi alle frontiere contro le minoranze interne. Una guerra che genera milioni di profughi e donne, uomini e bambini in fuga verso una speranza di Pace e di Libertà, negate in patria. Vogliamo che sia ascoltata l’aspirazione alla pace del popolo siriano e di tutti i popoli del Medio Oriente".

Basta guerre, basta morti, basta sofferenze. E noi con loro. Le guerre producono guerre, le cui vittime sono le popolazioni civili, oppresse e private dei propri diritti fondamentali, primo fra tutti il diritto alla vita - si legge nell'appello della Rete nazionale della Pace -.Vanno fermate le armi, bloccate le vendite a chi è in guerra. Ora, subito. Va fatto rispettare il diritto internazionale: è la sola condizione per proteggere la popolazione civile, fermare l'oppressione e l'occupazione, attivare la mediazione tra le parti in conflitto. Non si può più attendere e rinviare decisioni e responsabilità. Il limite è superato da tempo. Ora, subito, bisogna aiutare le vittime, curare i feriti, soccorrere chi fugge dall'orrore. Poi bisognerà punire i responsabili, riconoscere alle popolazioni i loro diritti e sostenerle nel percorso democratico, civile, di liberazione. Noi ci rivolgiamo all'Unione Europea che deve prendere un'azione politica forte di pacificazione coerente con principi e valori fissati nel Trattato, nella Carta Europea dei Diritti Umani, negli Accordi e nelle Convenzioni internazionali. L'Unione Europea faccia da mediazione e riporti al dialogo gli Stati Uniti e la Russia. Chiediamo al nostro paese di essere protagonista di pace, di mettere in atto il “ripudio della guerra” non concedendo le basi per operazioni militari e di avviare una politica di pace nel Mediterraneo. Nessuno deve sentirsi impotente. Questo è il momento per tutti di agire per la riconciliazione. Noi faremo la nostra parte, con le campagne per il disarmo, con gli interventi civili di pace, con la diplomazia dal basso, con il sostegno a chi opera per la pace anche dentro ai conflitti, per dare voce a chi crede ancora nella fratellanza e nella nonviolenza". (set)

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