8 giugno 2017 ore: 15:27
Famiglia

Comunità Papa Giovanni, "accoglieremo anche le mamme detenute"

Dal 1997 a Sabbiuno di Castel Maggiore nella casa san Giovanni Battista accolte 800 persone. Oggi sono presenti in 12. Accolta anche una mamma, che ha potuto scontare gli ultimi mesi di pena fuori dal carcere, insieme al suo bambino di 2 anni. Il 9 giugno le celebrazioni per i 20 anni di attività della casa per adulti

CASTEL MAGGIORE (Bologna) - A 18 mesi di vita, Ivan (nome di fantasia) ne aveva già trascorsi 3 in carcere. La madre Letizia, 45 anni, era stata arrestata ed era entrata in carcere con il suo bambino. Oggi Ivan di anni ne ha 2 e vive insieme alla mamma nella Casa per adulti San Giovanni Battista, aperta dalla Comunità Papa Giovanni XXIII a Sabbiuno di Castel Maggiore (Bologna), dove le è stato concesso di scontare gli ultimi mesi di pena. “Il bimbo da noi stava bene, ma era evidente il trauma subito in carcere, voleva sempre stare fuori, all’aria aperta, nel parco. Grazie al clima molto familiare la nostra casa si è sempre rivelata funzionale rispetto ai bisogni delle mamme, ecco perché abbiamo aperto le porte all’accoglienza di donne che sono detenute con i propri figli”, racconta Giovanna Boccardo, educatrice della casa di accoglienza per adulti. “È una grande ingiustizia che i figli siano costretti a pagare per i reati commessi dai propri genitori – ha detto Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII – Come Comunità chiediamo che sia sempre possibile, soprattutto nei casi di fragilità familiare, attivare percorsi alternativi al carcere che permettano di abbassare la recidiva e recuperare realmente la dignità delle persone che hanno sbagliato. Noi ci rendiamo fin da subito disponibili per l’accoglienza delle mamme detenute con i loro bimbi”.

Voluta da don Oreste Benzi nel 1997 per accogliere i malati terminali di Aids inviati dall’Ausl di Bologna, la Casa San Giovanni festeggerà il prossimo 9 giugno i 20 anni dalla sua fondazione. Oggi la casa ospita 12 persone, fra cui adulti con ripetute ricadute nelle dipendenze impegnati in percorsi di reinserimento lavorativo, giovani con disturbi psicologici, donne vittime della tratta ai fini della prostituzione. Negli anni a Sabbiuno di Castel Maggiore hanno trovato la possibilità di ricominciare circa 800 persone. “Il modello della multiutenza complementare ideato da don Benzi permette a tutti di portare un piccolo contributo nella vita di casa senza renderla un ghetto, cosa che non sarebbe possibile se avessimo un’unica categoria di disagio – ha detto Alberto Zucchero, educatore – Fondamentale è anche la presenza del gruppo di giovani volontari che, ad esempio, durante l’accoglienza di Ivan ha portato a momenti di animazione e confronto”.

A meno di un chilometro dalla Casa di San Giovanni si trova la Capanna di Betlemme che, negli anni, ha accolto circa 2 mila persone di 30 nazionalità diverse. La vicina Comunità terapeutica dal 1991 ha attivato circa mille progetti di recupero per giovani con problemi di dipendenze. Oggi ospita anche la roulotte di una famiglia rom. Grazie al finanziamento dell’Arcidiocesi di Bologna inizieranno a breve a Sabbiuno i lavori per la realizzazione di un polo culturale, sociale e della condivisione con sala riunioni, palestra e un altro spazio per l’accoglienza.

Alle celebrazioni per i 20 anni parteciperanno Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità, Lauretta Gianessi, responsabile del Sert di San Giorgio di Piano, Emanuela Zanacchini, responsabile del Centro di salute mentale, Giorgio Magnani, psichiatra del Centro di salute mentale di Carpi e l’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi. (lp)

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