5 dicembre 2017 ore: 15:04
Immigrazione

Ismu: per l’Italia l'immigrazione è meno conveniente di quanto si pensi

Secondo uno studio del demografo Giancarlo Blangiardo per Ismu, le nascite da genitori stranieri sono in costante diminuzione. E se oggi i contributi Inps dei lavoratori stranieri contribuiscono a pagare le pensioni, nel 2037 ci sarà un numero consistente di anziani stranieri con una pensione poverissima e il welfare dovrà farsene carico
Accoglienza, migranti in fila - SITO NUOVO

MILANO - Gli immigrati ringiovaniscono la società, con i loro contributi paghiamo le pensioni dei nostri anziani, il loro lavoro genera una fetta significativa del Pil: ma sarà vero? Dati alla mano, Giancarlo Blangiardo, demografo e curatore del rapporto Ismu sull'immigrazione (vedi lanci precedenti), ridimensiona un po' l'entusiasmo con cui spesso si racconta la convenienza dell'immigrazione per un paese come l'Italia.

Prendiamo, per esempio, la questione demografica. Nel 2016 sono nati, da genitori stranieri, 69 mila bambini, il 14% del totale delle nascite. Un contributo importante, riconosce Blangiardo, ma che sta diventando col passare degli anni meno significativo: il boom c'è stato infatti nel 2012 con 80 mila nascite e da allora sono costantemente diminuite "pur in presenza di un maggior numero di donne straniere in età feconda", visto che nella fascia 28-35 anni sono cresciute dell'11%. Il punto è che anche le donne straniere fanno meno figli, tendono ad allinearsi con lo stile di vita italiano. Anche la differenza di età media tra italiani e stranieri è destinata a ridursi. Oggi l'età media degli italiani è di 45,9 anni e quella degli immigrati 34,1. Secondo i calcoli di Blangiardo, nel 2037 l'età media sarà rispettivamente di 49,2 anni e 43,1.

Il presidente dell'Inps Tito Boeri ha sottolineato recentemente che senza immigrati non sarà possibile in futuro far fronte al pagamento delle pensioni. Blangiardo fa notare, però, che "ci sono approcci meno ottimistici", perché secondo altri studi "in un sistema pensionistico sempre più di tipo contributivo, vi è una profonda differenza tra considerare i contributi annualmente versati dai giovani stranieri come fossero un'entrata 'in conto ricavo' e non, viceversa, un semplice 'anticipo di cassa' che verrà reclamato, con i dovuti interessi, all'atto dell'accesso alla pensione". In altri termini, i contributi Inps versati dagli immigrati fanno certamente comodo ora, ma poi anche questi lavoratori diventeranno anziani e i problemi non mancheranno di certo: "Si tratta di immigrati destinati ad invecchiare nel nostro Paese la cui posizione contributiva, stante le peripezie di una storia lavorativa talvolta irregolare e discontinua, potrebbe in molti casi non garantire una pensione adeguata, lasciando alla fiscalità generale l'onere della doverosa integrazione al minimo delle loro pensioni". Saranno quindi pensionati poveri, di cui il sistema di welfare dovrà farsi carico.

Anche il contributo al Pil da parte degli stranieri, secondo alcune stime pari all'8,7%, è forse sopravvalutato. Per Blangiardo i conti non tornano e cita dati della Banca d'Italia, in base ai quali il 60% delle famiglie straniere ha un reddito non superiore a 18mila euro, a fronte del 27% delle famiglie. Non solo. Il 28,3% delle famiglie formate unicamente da stranieri nel 2015 era sotto la soglia di povertà assoluta, mentre ciò accadeva solo per il 4,4% di quelle di soli italiani. "Il reale contributo degli immigrati al Pil - scrive Blangiardo-, per quanto importante e pienamente da valorizzare, è assai meno consistente di quanto si sia generalmente indotti a credere". (dp)

© Copyright Redattore Sociale