26 luglio 2018 ore: 15:24
Immigrazione

Profughi, corsi agli operatori dell'accoglienza per ostacolare il caporalato

Dopo la denuncia per i profughi sfruttati nei campi della Romagna, la Flai-Cgil incontra gli operatori dei centri migranti di Cesena e lancia l'allarme: "Ancora reclutamenti di profughi e richiedenti asilo". Venti casi denunciati nel 2017, "ma è solo la punta dell'iceberg"
Caporalato, mani di bracciante piene di pomodori - SITO NUOVO

CESENA - Incontri di formazione per mettere i bastoni fra le ruote al caporalato e allo sfruttamento selvaggio dei lavoratori. I docenti sono i sindacalisti della Flai-Cgil, gli allievi gli operatori dei centri di accoglienza per migranti di Cesena. Perché, ha spiegato il sindacato di Camusso, "la ricerca di manodopera per i campi della Romagna avviene anche tra le fila dei profughi e dei richiedenti asilo". Da qui sono partite una serie di attività per contrastare il fenomeno. A cominciare dalla giornata di formazione che a giugno ha coinvolto da una parte il segretario della Flai-Cgil di Cesena Arturo Zani, dall'altra gli operatori dell'accoglienza. "Parlando con gli operatori dei centri di accoglienza di Cesena ci siamo accorti che alcuni migranti si assentavano dai corsi di italiano e non partecipano ad altre attività accumulando assenze su assenze. Abbiamo verificato e così ci siamo accorti che i caporali venivano a prenderli la mattina e li riportavano nei centri la sera". Il risultato è stata una denuncia circostanziata fatta alla Guardia di Finanza di Cesena nell'ottobre 2017.

"All'epoca i profughi coinvolti nello sfruttamento sono stati almeno 20, purtroppo però non si tratta di un evento isolato  - continua Zani - Un mese fa ho incontrato gli operatori dei centri di accoglienza e mi hanno confermato che sta succedendo ancora, e che i caporali starebbero ancora tentando di convincere i profughi a lavorare nei campi per 4 euro l'ora, in nero o con contratti irregolari". La paura della Flai è che la denuncia dell'ottobre 2017 rappresenti dunque solo la punta dell'iceberg, "perché spesso sono i profughi stessi a non essere contrari al lavoro nei campi anche se reclutati dai caporali. Dopo tutto - ragiona Zani - sono tutti venuti qui per tentare di trovare un lavoro e rifarsi una vita. Purtroppo può succedere non si rendano subito conto della situazione". E anche chi vuole denunciare, conclude il sindacalista, "spesso non lo fa per paura. E' proprio in quel momento che interveniamo noi". (Giovanni Stinco).

 

 

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