20 luglio 2015 ore: 13:47
Immigrazione

Quote profughi, l'Europa decide: tutti i motivi della frattura all'interno dell'Unione

Un comunicato del Consiglio dell'Unione europea racconta la travagliata storia del provvedimento che chiede all'Unione di dividersi in quote 60 mila persone in estremo bisogno di necessità. I motivi delle divergenze e le possibili soluzioni sul tavolo
Migranti in Europa

MILANO - La politica europea delle quote è a un momento di svolta. Oggi a Bruxelles si discute della redistribuzione all'interno dell'Unione europea di 60 mila "persone in chiara necessità di protezione". E queste sono i nodi da sciogliere, secondo il comunicato ufficiale di convocazione dell'incontro rilasciato dal Consiglio dell'Unione europea.
Il "dossier quote" è sul tavolo dal 16 luglio, quando la Commissione Libe (Libertà civili, giustizia e affari interni) ha votato la bozza di proposta dell'eurodeputata Ska Keller, tedesca, del gruppo dei Verdi. La proposta aspetta un'approvazione del Parlamento europeo e poi potrà essere adottato dal Consiglio dell'unione europea.

Il lungo processo che sta cercando di ridefinire le priorità dell'Agenda immigrazione dell'Europa è cominciato con il summit tra istituzioni dell'Unione del 23 aprile 2015, a cinque giorni dal naufragio del Canale di Sicilia con oltre 800 dispersi. Il 27 maggio alla Commissione europea è stata proposta una prima delibera per ricollocare 40 mila profughi in estrema necessità che si trovano in Italia e in Grecia, le due frontiere più sotto pressione in questo momento. A questa si aggiungono altre 20 mila persone da far rientrare in programmi di resettlement, ossia di ricollocamento in Paesi dell'Unione. Solo su quest'ultimo punto si è trovato un accordo, mentre sul primo il ministro dell'Immigrazione e dell'asilo del Lussemburgo Jean Asselborn ha chiesto una nuova seduta, stabilita per il 20 luglio.

Sul tavolo delle trattative c'è anche il potenziamento della macchina per il rilascio dello status di richiedenti asilo. Secondo le direttive della Procedura asilo (direttiva 2013/32/EU) gli Stati membri possono designare altri Paesi fuori dai 28 per accelerare e condurre fuori dai confini le domande d'asilo politico. Solo che ora in Europa non c'è alcun coordinamento nella scelta dei Paesi, nonostante ci sia già un accordo di massima che segnala come "safe countries of origins" ossia Paesi terzi sicuri quelli dell'area dei Balcani occidentali. Anche questo provvedimento, però, al momento è al palo.

Tra i punti da discutere c'è anche il finanziamento attraverso "strumenti finanziari" per aiutare i Paesi di primo approdo. È la prima volta che si indica questo argomento tra le priorità, insieme a "salvare vite umane in mare"; "colpire i network criminali dei trafficanti"; "rispondere all'alto numero di arrivi attraverso un meccanismo di distribuzione per richiedenti asilo (ricollocazione)" e "prendere un numero crescente di rifugiati da Paesi terzi (resettlement) in modo sicuro e legale". (lb)

© Copyright Redattore Sociale