14 gennaio 2019 ore: 14:24
Immigrazione

La Spagna blocca Open Arms. “Pressioni Ue, noi testimoni scomodi"

Parla il capomissione Riccardo Gatti: “Ci è stato detto che, siccome gli stati europei, specialmente Italia e Malta, non concedono un porto sicuro e vicino, anche noi rischiamo di violare la legge. Azione deplorevole”

ROMA - La comunicazione è arrivata l’8 gennaio scorso: con una “despacho” la Capitaneria di Barcellona ha negato all’ong Proactiva Open Arms di lasciare il porto per raggiungere di nuovo il Mediterraneo centrale per l’attività di soccorso in mare. Dopo un tentativo fallito di interlocuzione col governo spagnolo l’organizzazione oggi ha reso nota la notizia. “Ci è stato detto che non ci sono le condizioni per non violare le normative internazionali: dal momento che gli stati europei, specialmente Italia e Malta, non concedono un porto sicuro e vicino, anche noi rischiamo di violare la legge e quindi rimaniamo bloccati - spiega a Redattore sociale Riccardo Gatti, tra i comandanti della flotta di Open Arms -. Nelle ultime operazioni di soccorso siamo dovuti arrivare fino in Spagna, impiegando diversi giorni, anche più di una settimana, questo fa sì che noi violiamo le normative perché obbligatoriamente le persone soccorse devono essere sbarcate il prima possibile in un porto sicuro. Praticamente gli altri paesi negano il porto e la Spagna castiga noi. Ma questo è come non far partire le ambulanze perché negli ospedali non c’è posto”.

Secondo Gatti si tratta dell’ultima “azione deplorevole di un altro dei paesi europei (la Spagna ndr)". “L’obiettivo è toglierci di mezzo - aggiunge -. Dopo la comunicazione del blocco abbiamo provato un’interlocuzione con l’autorità ma abbiamo capito che non c’è l’intenzione di risolvere la situazione. La Spagna dice nero su bianco che Italia e Malta stanno violando le regole internazionali e corre ai ripari fermandoci. Sono sicuro che sono arrivate pressioni dall’Unione europea per bloccare anche noi, l’atteggiamento verso le ong è questo da parte di quasi tutti gli Stati, lo abbiamo visto dal primo blocco di Aquarius”. Il legale di Open Arms ha presentato ricorso sulla decisione della Capitaneria di Porto, ma per ora l’imbarcazione resta ferma. “Tra due giorni torna il bel tempo, ci si possono aspettare nuove partenze dalla Libia ma noi rimaniamo in porto” sottolinea Gatti.

Proactiva Open arms, manifestazione a Roma 2

Con lo stop di Open Arms, restano in questo momento in mare per le attività di search and rescue soltanto due ong: Sea Watch e Sea Eye. Intanto secondo i dati diffusi oggi dalla Fondazione Ismu, la Spagna nel 2018 ha registrato il record di arrivi via mare nel Mediterraneo centrale. Nel paese si registrano nel corso dell’anno oltre 58 mila sbarchi e 6.800 arrivi via terra. In totale sono arrivate nel paese 65 mila persone. Un numero quasi doppio a quello registrato in Italia, dove gli sbarchi sono crollati dell’80 per cento nell’ultimo anno (in totale 23 mila ingressi via mare). La stretta nei confronti dell’ong potrebbe essere dunque legata anche alla necessità di evitare malumori interni. “Ogni Stato cerca di fare politica al suo interno sul tema dei migranti - aggiunge Gatti -. Da una parte è vero che il meccanismo di ricollocamento non funziona e non ha mai funzionato. Ma in generale tutto ciò che ha che vedere con la migrazione non funziona e questo perché non si vuole che funzioni realmente. Si è creato un caso diplomatico per 49 persone: in realtà si sta utilizzando la scusa della difficoltà del ricollocamento per mettere in atto azioni lesive verso le persone migranti, togliendo di mezzo le ong. Noi siamo testimoni scomodi, da sempre abbiamo denunciato il comportamento della Guardia costiera libica, pagata e addestrata dall’Unione europea; abbiamo portato la testimonianza delle persone soccorse, degli abusi subiti in Libia. Noi mostriamo le menzogne dei politici e delle autorità. Per questo c’è questo continuo sforzo per farci sparire. Sono certo che anche stavolta sia così”. (Eleonora Camilli)