5 febbraio 2014 ore: 12:29
Immigrazione

Ue, il parlamento: cure garantite alle immigrate senza documenti

Una risoluzione chiede agli Stati membri di rompere la relazione pericolosa che c’è fra la necessità di controllare i flussi migratori e l’impossibilità conseguente, per una donna migrante irregolare di accedere ai diritti fondamentali come casa, istruzione e giustizia
Dottore e donna immigrata, ospedale

BRUXELLES - Non importa quale sia lo status di una donna immigrata, se abbia o non abbia i documenti, ma deve esserle comunque garantito l’accesso a diritti fondamentali quali cure sanitarie decenti, alloggio, istruzione e la possibilità di ricorrere alla giustizia qualora sia vittima di violenza o sfruttamento. A sancirlo è una risoluzione approvata dal Parlamento Europeo, riunito nella seduta plenaria di Strasburgo, che chiede agli Stati membri di rompere la relazione pericolosa che c’è fra la necessità di controllare i flussi migratori e l’impossibilità conseguente, per una donna migrante sans papiers, di rivolgersi ad esempio alle forze dell’ordine per denunciare una violenza subita senza rischiare di essere espulsa dal paese in cui si trova o di essere rinchiusa nei centri di detenzione.

Nella risoluzione, che pur non essendo vincolante rappresenta una presa di posizione forte da parte degli eurodeputati, si chiede inoltre che le strutture che forniscono alloggio e servizi di prima necessità alle donne immigrate non impongano a queste ultime di mostrare i documenti e che i minori figli di migranti irregolari non siano segnalati dalle scuole.

Attualmente, una donna che arriva in Europa senza documenti può essere vittima di ricatto da parte di trafficanti e sfruttatori perché sono paradossalmente i criminali ad avere il coltello dalla parte del manico: se la donna, infatti, decide di rivolgersi alla polizia per denunciare un qualsiasi tipo di violenza o di abuso, le forze dell’ordine – invece di aiutarla – possono denunciarla come irregolare e quindi darle un ordine di lasciare il paese o rinchiuderla in un centro di detenzione, senza che gli autori delle violenze vengano invece perseguiti.

L’esempio di Miriam è solo uno dei tanti, ma può essere considerato emblematico: a trentatré anni, si è trovata a vivere in Svezia senza documenti ed è caduta vittima di una rete criminale. Il suo sfruttatore la minacciava, dicendole che se si fosse ribellata, lui l’avrebbe denunciata. “Mi picchiava e mi diceva che se lo avessi lasciato avrebbe chiamato la polizia – spiega – ma io non potevo andare dalla polizia perché ero senza documenti. E’ stata una situazione terribile per me”.

Ma quante sono le donne migranti prive di documenti nell’UE? Difficile a dirsi. Le ultime stime del progetto Clandestino, finanziato dalla Commissione Europea, risalgono al 2009 e sono relative al 2008: i numeri dicono che i migranti sans papiers allora presenti in Europa, compresi i bambini, erano fra gli 1,9 e i 3,8 milioni, e c’è da star certi che negli ultimi anni la cifra sia aumentata in maniera considerevole. Altre stime dell’OCSE indicano che fra il 10 e il 15% dei migranti sono o diventano irregolari.

La risoluzione del parlamento Europeo pone l’accento anche sulla doppia discriminazione a cui sono soggette le donne straniere senza documenti lesbiche, bisessuali e transessuali e le donne migranti disabili.

Picum, la piattaforma che in Europa si occupa della protezione dei migranti privi di documento, esprime soddisfazione per il voto degli eurodeputati perché, come dice il programme director di Picum Eve Geddie, “è la prima volta che le donne sans papiers hanno visto riconosciuti la loro presenza e i loro diritti. Detto questo, però, siamo delusi che la maggioranza dei membri del gruppo dei popolari europei abbiano votato contro, che un paragrafo sulla necessità di aumentare l’assistenza legale e sociale alle donne migranti prive di documenti sia stato stralciato, e che nel testo finale manchi qualsiasi riferimento alla convenzione ONU sui lavoratori e le lavoratrici migranti, non ancora ratificata da nessun paese dell’UE né dagli Stati Uniti, dal canada e dall’Australia”. (Maurizio Molinari)  

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