24 marzo 2017 ore: 13:59
Disabilità

In vigore ma non funzionano. "I Lea di fatto non esistono"

Duro giudizio da parte di Fish sulla situazione dei livelli essenziali di assistenza entrati in vigore lo scorso 18 marzo: “Nonostante la grande enfasi, sono lontani dall’essere applicabili”. Tante criticità, poche correzioni: i diritti non sono nella realtà pienamente esigibili
Corsia di ospedale vuota
ROMA – Per ora i LEA non garantiscono livelli essenziali e uniformi di prestazioni e servizi nel Paese: di fatto “non esistono”. E tutto ciò è “gravissimo”. E’ particolarmente duro il giudizio della Fish sui nuovi Lea pubblicati in Gazzetta Ufficiale il 18 marzo scorso e dunque entrati ufficialmente in vigore. “Nonostante la grande enfasi – spiega la Federazione – essi risultano ancora lontani dall’essere applicabili”. “Già in audizione a Camera e Senato – ricorda il presidente Vincenzo Falabella  - esprimemmo critiche piuttosto articolate e severe: le Commissioni di Camera e Senato ne accolsero solo alcune ma nemmeno quelle sono poi state recepite, se non in modo residuale, nel testo in Gazzetta Ufficiale”.
 
Alcuni esempi: non viene previsto espressamente il diretto coinvolgimento della persona con disabilità e della sua famiglia nella predisposizione del percorso assistenziale (articolo 4, comma 2, lettera d). Non viene previsto che sia garantita alle persone con disabilità la continuità assistenziale attraverso il progetto individuale previsto dall’articolo 14 della Legge n. 328 del 2000, che integri interventi sanitari, sociali e di tutela (articolo 5). Viene ancora ignorata l’esplicita richiesta di escludere da gara alcuni prodotti protesici di serie che necessitano di un percorso prescrittivo individualizzato e di un appropriato percorso valutativo.
 
A questi mancati recepimenti – spiega ancora la Federazione - si aggiungono tutte le culturali e strutturali criticità dei LEA che Fish ha già avuto modo di esprimere e che sono trasversali ai contenuti: dalla prevenzione alla diagnosi, dalla riabilitazione alle prestazioni protesiche, dai servizi ospedalieri ai servizi sociosanitari residenziali e semiresidenziali, dalle malattie rare a quelle croniche”.
 
Se qualcuno spera che questi LEA – continua Falabella – siano davvero compiutamente esigibili rimarrà presto deluso. Lo stesso testo prevede, per essere realmente applicato, una serie di Intese Stato-Regioni: sui dispositivi monouso, sulle prestazione protesiche, sui percorsi assistenziali integrati, sull’assistenza ambulatoriale. Sui tempi e gli intenti poco è dato sapere.”
 
Oltre a ciò sono pendenti anche le decisioni che dovrebbe assumere la Commissione nazionale per l’aggiornamento dei LEA (già istituita lo scorso anno) e da cui sono escluse le organizzazioni dei pazienti e delle persone con disabilità. La Commissione entro il 15 marzo (termine già scaduto) dovrebbe presentare la proposta di aggiornamento dei LEA “prioritariamente attraverso la ridefinizione delle prestazioni ovvero la modifica delle loro modalità erogative, garantendo il mantenimento della compatibilità tra risorse e prestazioni da erogare in maniera omogenea sul territorio nazionale, secondo le modalità erogative appropriate, da finanziare in base alla quota d’accesso.  “Nella sostanza – conclude Falabella – se mancano le risorse i tanto celebrati LEA possono essere ridotti o applicati in modo progressivo. Il che rende i diritti dei cittadini molto aleatori”. Ed i segnali, proprio a partire dalle risorse ancora incerte e che mancherebbero all’appello, secondo Fish sono poco rassicuranti dalle parti della Conferenza delle Regioni.
 
“In questo clima piuttosto caotico, in considerazione di uno strumento – i LEA – su cui nutriamo moltissime riserve, non possiamo che mantenere l’attenzione elevata ed esercitare tutte le azioni possibili per pretendere l’applicazione di un diritto umano incomprimibile: quello alla salute. Per ora – conclude Falabella - i LEA non esistono, non garantendo livelli essenziali e uniformi di prestazioni e servizi nel Paese. E ciò è gravissimo.”
 
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