24 aprile 2020 ore: 14:24
Economia

Appello (e 6 proposte) delle imprese sociali "per rafforzare le infrastrutture sociali"

Lanciata sulla piattaforma change.org  dalle imprese sociali e indirizzata al premier Conte: "Molte di queste realtà hanno registrato un crollo del fatturato dell’80%". La Comunità Progetto Sud tra i primi firmatari, don Panizza: "Garantire una vita dignitosa alle persone più fragili”
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ROMA - Ricostruiamo il Paese! E' la raccolta firme redatta e lanciata sulla piattaforma change.org  da imprese sociali e indirizzata al premier Giuseppe Conte con una serie di "proposte, a costo zero,- per rafforzare le infrastrutture sociali". Il documento ricostruisce il ruolo fondamentale delle 20.000 imprese sociali in Italia, che contano più di 500.000 occupati e, con oltre 12 miliardi di valore della produzione aggregato, sono impegnate nel welfare, nella cultura e nell’inserimento lavorativo di oltre 50.000 persone svantaggiate.

Un appello per “affermare l’importanza di garantire una vita dignitosa alle persone più fragili”. “Non si tratta di aiutarle a sopravvivere ma a vivere appieno. Nessuno escluso e in fretta”, spiega don Giacomo Panizza responsabile della Comunità Progetto Sud, tra i primi firmatari, impegnata a superare questo periodo di emergenza. “Siamo convinti - dice  - che la crisi attuale indotta dal Covid-19 richieda tanta cura ma anche riabilitazione, tanti interventi sanitari ma anche sociali tra cui quelli da rivolgere alle persone più fragili”.

“Sono imprese – spiegano i promotori  - che in poche settimane hanno modificato la propria offerta di servizi e si sono impegnate per assicurare servizi essenziali ai cittadini e alle comunità in cui operano, ponendo particolare attenzione alle fasce più deboli della popolazione”. “Sono organizzazioni in prima linea nel contrasto della pandemia e nello stesso tempo stanno pagando un importante prezzo economico. - si legge nell’appello - Molte di queste realtà hanno registrato un crollo del fatturato dell’80% e registreranno forti perdite di bilancio nel 2020 che rischiano di provocare il default di molte imprese. Le più colpite sono quelle che inseriscono al lavoro persone svantaggiate – in larga parte disabili e persone con disturbi psichici – che, perdendo il lavoro garantito dalle imprese sociali, rischiano di essere definitivamente espulsi dai processi produttivi e di inclusione sociale”.

Con lo sguardo alla riorganizzazione dei servizi  e alle nuove povertà generate dall’ epidemia ancora in corso, l’appello si snoda in sei punti e “chiede al Governo ed a tutte le forze politiche presenti in Parlamento  l’adozione – in tempi rapidi – di alcune misure a sostegno delle imprese sociali, molte delle quali sono a costo zero”. Dalla proroga dei contratti e delle convenzioni alla tutela dei lavoratori dei servizi di welfare.

“Condividiamo questo appello  - conclude Panizza - affinché vengano sveltiti i tempi che trascorrono nei passaggi tra Stato, Regioni, burocrazie varie e Comuni nell’attuazione degli interventi urgenti e indifferibili di cui le persone hanno subito bisogno e diritto”

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