9 ottobre 2017 ore: 11:02
Economia

Reddito di dignità pugliese, circa 14 mila domande presentate per il 2017

Intervista all’assessore al welfare Savatore Negro, a poco più di anno dall’avvio della misura. Forti le criticità nelle procedure. “Continueremo con questa misura per una maggiore copertura della platea potenziale che il Reddito di inclusione non potrebbe raggiungere”
Euro in primo piano, reddito minimo, povertà

E’ trascorso poco più di un anno dall’avvio, nella Regione Puglia, della sperimentazione del Reddito di dignità-Red, misura di contrasto alla povertà che promuove l’inclusione sociale attiva di chi è in difficoltà economica. Avviato in coordinamento con la misura nazionale del Sia (Sostegno all’inclusione attiva), si troverà ora a coesistere con la nuova misura nazionale del Rei (Reddito di inclusione, approvato nell'agosto scorso) che va appunto a sostituire il Sia. Abbiamo cercato di tracciare un primo bilancio con Salvatore Negro, assessore al welfare, politiche di benessere sociale e Pari opportunità della Regione Puglia.

A circa un anno dall'avvio della sperimentazione del Reddito di dignità pugliese ci può spiegare la relazione con la nuova misura nazionale?
Da un punto di vista delle platee e dell’estensione del beneficio, il Red rende più universalistica una misura nazionale, quella del Rei, che universalistica non è affatto, generando di fatto una discriminazione tra famiglie con figli minori e famiglie ugualmente o più gravemente fragili che hanno figli non minori e altri carichi familiari, e famiglie uni-personali, come ad esempio quelle dei genitori separati. Il Red in primis estende la platea dei potenziali beneficiari a tutta la popolazione pugliese, che abbia una condizione Isee inferiore a 3 mila euro. Inoltre incrementa di duecento euro l’ammontare economico percepito da chi ha beneficiato del Sia.

Quali sono le differenze sulle modalità di accesso alla misura?
Una differenza sostanziale sta nel fatto che il beneficiario Red percepisce il contributo economico solo dopo avere firmato il patto di inclusione, che comprende sempre una misura di attivazione come un tirocinio di inclusione, un progetto di sussidiarietà o un lavoro di comunità. Questo per scongiurare che i beneficiari possano percepire il sostegno al reddito come misura assistenziale e passiva. Abbiamo cercato dapprima di allineare il più possibile il Red alla gestione del Sia, anche se la complessità procedurale e l’intervento di Inps nella rivalutazione bimestrale delle domande degli ammessi al Sia ci ha indotto a cercare tutte le vie per ottenere una semplificazione, almeno per tutti gli utenti del Red, su cui la Regione può disporre direttamente.

Ci sono state criticità nelle modalità di pagamento?
Al momento seguiamo per il Red lo stesso veicolo di pagamento (carta acquisiti distribuita da Poste Italiane) e lo stesso flusso finanziario (Ministero Economia e Finanze -Inps) definito a livello nazionale per il Sia, ma se si protrarranno le difficoltà della piattaforma Inps, che deve lavorare i dispositivi di pagamento che i comuni con la collaborazione della Regione trasmettono a livello centrale, è possibile che questa soluzione venga rivista. I problemi principali li abbiamo riscontrati sui tempi di attivazione del Red, con la definizione dei patti per l’inclusione, troppo lunghi perché dipendono dalla capacità operativa dei comuni. Una capacità ridotta da blocco del turn-over, carenza di assistenti sociali, fragilità della rete dei centri per l’impiego e quasi totale assenza di collaborazione con loro. Inoltre la macchina amministrativa e informatica Inps si è rivelata fragile rispetto alla pressione di 8mila comuni; anche dove la cooperazione applicativa con i sistemi regionali, come in Puglia e Friuli Venezia Giulia, ha più funzionato, i tempi di messa a regime delle procedure di lavorazione delle domande e di gestione dei pagamenti sono tutt’altro che conclusi. Pensiamo che con la forte esplosione di platea del Rei sia necessario un investimento diverso e più onesto.

Ad oggi è possibile capire quanti nuclei familiari sono stati ammessi al beneficio nel 2016 e quante domande sono registrate per il 2017?
Nel 2016 sono state presentate in Puglia 30 mila domande in totale, di cui il 52% proveniva da persone i cui nuclei familiari non avrebbero neppure potuto richiedere il Sia. Gli ammessi sulla base dei requisiti 2016 sono stati circa 10 mila 500, anche se la platea raggiungerà a regime circa 12 mila 500 unità quando le rivalutazioni Inps delle domande 2016, sulla base del decreto di modifica di aprile scorso, saranno complete e stabilizzate. Nel 2017 in Puglia sono invece state presentate circa 14 mila domande fino ad oggi, e sono in corso di istruttoria, per cui dovremmo a giorni conoscere l’entità degli ammessi, che stimiamo in almeno 5 mila 500-6mila unità.

Tirocini e patto di inclusione: può spiegare bene la logica dietro questi principi e comunicare quanti tirocini ad oggi sono stati avviati e con quali soggetti?
Nella misura del Red il patto di inclusione ha un ruolo cruciale e non retorico, per la concreta attivazione delle persone che percepiscono il sostegno al reddito: non solo si prende in carico il nucleo familiare, con i diretti bisogni sociali e di conciliazione, ma si assume con il patto l’obiettivo di accrescere le opportunità di reinserimento o di primo accesso in un contesto operativo, di impegno sociale quando non lavorativo. Al momento hanno risposto alla manifestazione di disponibilità ad ospitare tirocini e progetti di sussidiarietà circa 2 mila 500 organizzazioni, per un totale di 7 mila posti,di cui il 64% offerti da enti pubblici (comuni e scuole in netta prevalenza) e il rimanente 36% da soggetti privati, tra cui piccole imprese, gruppi di distribuzione, imprese nazionali e multinazionali, oltre che cooperative per l’inserimento socio lavorativo.

Quale quadro al momento emerge del contesto sociale a livello regionale? Quali i fattori di maggiori disagio e le zone da cui provengono maggiori domande di accesso alla misura? 
Le grandi aree urbane e le aree sub-urbane sono assolutamente quelle in cui si è registrata una maggiore concentrazione di domande di accesso al Red: su tutte spiccano Taranto, Bari ma anche gli ambiti territoriali della sua area industriale, e poi Brindisi, Foggia e Lecce, che hanno una incidenza di domande superiore a dieci per mille abitanti. Per quanto attiene al profilo prevalente, oltre alle coppie anche relativamente giovani con figli minori, spiccano molto nuclei mono-personali (donne e uomini soli, spesso genitori separati), nuclei di immigrati e famiglie con capofamiglia ultra55enne.

Rispetto al primo avvio della misura sono stati successivamente introdotti nuovi criteri: quali sono e come procederà il sistema nel prossimo futuro? 
Stiamo cercando di gestire, pur con le difficoltà accennate, l’implementazione dei criteri di accesso più favorevoli per gli utenti che hanno beneficiato del Sia e del Red annualità 2017, ma la vera sfida è prepararci a gestire al meglio l’avvio dell’annualità 2018, in cui sarà a livello nazionale implementato il Rei. In Puglia continueremo a realizzare la misura del Red, proprio per dare copertura ad una metà della platea potenziale che Rei non potrebbe raggiungere, e in un’ottica di maggiore autonomia procedurale. Non è possibile continuare a sostenere costi e tempi di una complessità amministrativa che è parsa non di rado irragionevole e passibile di significativi interventi di semplificazione, che almeno per l’autonomia che ci è concessa sul Red cercheremo di attuare.

Cosa manca a suo parere sul territorio per un lavoro di rete davvero in grado di compensare i punti deboli più pesanti, tra cui la mancanza di lavoro per le donne e per i giovani?
Occorre prima di tutto culturalmente smettere di pensare che le politiche sociali e le politiche di sostegno al reddito possano rappresentare la panacea di tutti i mali, e surrogare l’insufficienza quando non il fallimento delle politiche per la casa, per lo sviluppo industriale e le politiche attive del lavoro. Inoltre una misura di sostegno al reddito va sempre sviluppata nella logica di reddito minimo finalizzato all’attivazione e all’inclusione, quindi non come reddito di cittadinanza, ma come opportunità temporanea di sostegno nel percorso di accesso o di reinserimento nel mondo del lavoro. Questo consente anche di incentivare una maggiore attenzione del mondo produttivo ai percorsi di inclusione attivae di accrescere il pronostico di efficacia di questi percorsi, sarebbe quindi utile ad esempio collegare la misura di sostegno al reddito con incentivi alle imprese per le assunzioni successive per almeno una parte dei tirocinanti ospitati; o anche pensare ad altri incentivi per la auto imprenditorialità di quei soggetti beneficiari del sostegno al reddito, con maggiori risorse personali e professionali per poter avviare un percorso di autonomia. (sm)

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