22 maggio 2019 ore: 14:42
Economia

Reddito di cittadinanza off limits per i senza dimora: bocciato l'emendamento

A presentarlo il deputato di Fratelli d’Italia, Walter Rizzetto, ma è risultato inammissibile. Per Mumolo (Avvocato di strada) “è effettivamente in contrasto con la norma. Sarebbe stato opportuno confrontarsi prima”. Avonto (Fio.Psd): “I senza dimora non sono un tema da campagna elettorale”

ROMA - Il Reddito di cittadinanza resta off limits per i senza dimora. È questo il messaggio che passa ancora una volta dalle aule parlamentari dopo l’inammissibilità decisa ieri sull’emendamento presentato in Commissioni riunite V-VI dal deputato di Fratelli d’Italia, Walter Rizzetto. “Dopo l’audizione del presidente dell’Inps, Tridico, e dopo aver raccolto sue indicazioni - scrive Rizzetto su Twitter - ho presentato al Dl Crescita un emendamento su residenza fittizia e residenza luogo di nascita per permettere ai senza tetto di prendere il Reddito di cittadinanza. Risultato: non ammissibile. Complimenti”. 

Tuttavia, sul testo dell’emendamento, occorre fare qualche precisazione, spiega Antonio Mumolo, presidente dell’associazione Avvocato di strada Onlus. “Qualsiasi tentativo per fare ottenere il Reddito di cittadinanza alle persone senza dimora va bene, da qualunque parte venga - spiega Mumolo -, ma su questo emendamento ho qualche perplessità: sarebbe stato opportuno confrontarsi prima con Fio.psd. Speriamo, tuttavia, che la legge venga modificata in favore delle persone senza dimora”. Nel dettaglio, infatti, l’emendamento con Rizzetto come primo firmatario chiedeva di aggiungere al testo che istituisce il Reddito di cittadinanza il seguente periodo: “Ai fini di cui al presente comma, nel caso di soggetti senza fissa dimora, è sufficiente che ricorra almeno uno dei seguenti elementi: a) l'elezione di domicilio nel comune in cui la persona vive di fatto; b) l'indicazione del comune di nascita; c) l'individuazione, nell'ambito del comune in cui vive di fatto, di una residenza fittizia all'uopo individuata dal comune”. 

Per Mumolo, però, l’emendamento non convince appieno e sarebbe entrato in conflitto con il testo della legge sul Rdc. “Bisognerebbe capire perché è stato dichiarato inammissibile, ma effettivamente è in contrasto con la norma - spiega Mumolo -. L’emendamento non abroga il requisito di due anni. Per ottenere il Reddito di cittadinanza, infatti, la norma stabilisce due requisiti: dieci anni di residenza in Italia e due anni di residenza ininterrotta al momento della presentazione della domanda. Ed è proprio quello che abbiamo provato a cambiare suggerendo un emendamento presentato dalla Fio.Psd in audizione, senza che sia stato recepito. Le persone senza dimora non hanno la residenza e anche se riescono a chiederla e ottenerla, il Reddito di cittadinanza non gli viene dato perché ci vogliono due anni di residenza continuativa”.

Messi da parte i cavilli, per la presidente della Fio.psd, Cristina Avonto, questa vicenda non fa altro che sottolineare la mancanza di volontà di affrontare la questione da parte del mondo politico. “Anche a fronte di questa ultima decisione - spiega Avonto - non possiamo che constatare come al momento sia assente la volontà politica di tutelare i diritti delle persone senza dimora, evidentemente non sono un tema da campagna elettorale”. Intanto, aggiunge Mumolo, sono tanti i senza dimora che chiedono informazioni sulla possibilità di ottenere il Reddito di cittadinanza. “Tutti quelli a cui abbiamo fatto prendere la residenza nell’ultimo anno, in tutta Italia, ci hanno chiesto se avevano questa possibilità - spiega Mumolo - e noi gli abbiamo risposto che la legge è chiara ed è inutile fare la domanda. Se non ci sono due anni di residenza non si può fare”. 

Intanto, sul web, l’associazione ha avviato una raccolta firme per chiedere di modificare il testo del Rdc e ad oggi conta quasi 2 mila sottoscrizioni. “Stiamo raccogliendo le firme in modo che questa norma venga modificata perché è un’ingiustizia - chiosa Mumolo -. Chi ha più bisogno, viene escluso. Se proprio si vuol mantenere il requisito dei due anni di residenza, almeno si consideri la possibilità di sostituirla con una dichiarazione di un soggetto pubblico, ovvero i servizi sociali, che dice che il senza dimora è effettivamente sul territorio”. La partita, quindi, non è chiusa, ma i tempi affinché qualcosa cambi davvero si preannunciano lunghi. “Stiamo valutando anche se ci siano i presupposti per una declaratoria di incostituzionalità - conclude Mumolo -, ma è un percorso in salita e andrebbe avanti per anni”. (ga)