31 gennaio 2019 ore: 11:03
Economia

Bangladesh: mobilitazione globale contro lo sfruttamento nel tessile

La lotta dei 4,5 milioni di lavoratori del tessile in Bangladesh si conclude con il raddoppio del salario minimo, ma i valori sono ancora molto lontani dalla soglia anti-sfruttamento. E così scatta una settimana di solidarietà globale per spingere in avanti il percorso per la sicurezza sul lavoro
Bangladesh, fabbrica del tessile

I quattro milioni e mezzo di lavoratori del settore tessile che permettono al Bangladesh di essere il secondo paese al mondo nella produzione di vestiario abbandonano le piazze, ma il risultato di settimane di contestazioni è deludente: se da una parte il salario minimo è stato raddoppiato, dall’altra la distanza con quello ritenuto “dignitoso” resta enorme. Detto in cifre: il minimo sindacale per chi ha una maggiore anzianità lavorativa passa a 18.000 taka (190 euro circa), mentre ci si ferma a 8.000 per chi viene assunto per la prima volta. Ebbene, secondo l’Asia Floor Wage, se non si vuole parlare di sfruttamento non si può scendere sotto i 37.661 taka.

Sette giorni di solidarietà
. In questo periodo è in corso una settimana di “solidarietà globale”, che vede protestare sindacati e attivisti davanti alle rappresentanze diplomatiche del Bangladesh e far vedere alle autorità il proprio appoggio ai lavoratori del settore. Le richieste, in sintesi, sono tre: salari a un livello dignitoso, sicurezza negli impianti e fine della repressione.

Bangladesh, fabbrica del tessile



In pericolo
. La Clean Clothes Campaign denuncia un clima “repressivo” verso chi ha partecipato alle dimostrazioni in strada. "Le proteste – dicono – si svolgono in un quadro generale disastroso per la libertà di associazione nel paese, già evidenziato dalla crisi irrisolta del 2016 in Ashulia, quando in una settimana dozzine di fabbriche chiusero, più di 1.500 lavoratori furono licenziati, circa 30 operai e sindacalisti furono arrestati e 50 leader sindacali costretti a nascondersi. Molti hanno ancora accuse pendenti nei loro confronti e sono in costante rischio di arresto".

Storia della contestazione
. Le proteste sono cominciate a dicembre e, dopo uno stop obbligato tra il 30 e il 6 gennaio a causa delle elezioni, sono riprese. In questo arco di tempo, a causa degli scontri con le forze dello stato, è morta una persona e 50 sono rimaste ferite. L’aumento del salario minimo è stato proclamato il 13 gennaio e, a seguire, si è cominciato a lasciare a casa i lavoratori. "Attualmente – riferisce la Campagna Abiti Puliti – almeno 5.948 lavoratori sono stati licenziati, 2.292 sono sulla “lista nera” e 45, inclusi alcuni sindacalisti, sono stati arrestati".

Bangladesh, tessuti



La richiesta
. Deborah Lucchetti, coordinatrice della Campagna, ricorda che "anche dopo i recenti emendamenti i lavoratori bengalesi continuano a percepire paghe da fame, mentre il governo del Bangladesh continua a intimidire i lavoratori e reprimere qualsiasi tentativo di organizzarsi". Parlando con Osservatorio Diritti, inoltre, dice che "i lavoratori hanno il diritto fondamentale di manifestare e scioperare per salari dignitosi e devono essere liberi di farlo. La Campagna Abiti Puliti chiede al governo di rispettare questo diritto, di rilasciare tutti i lavoratori e i sindacalisti arrestati e di ritirare le accuse nei loro confronti".

L’articolo integrale di Felicia Buonomo, “
Bangladesh: mobilitazione globale contro lo sfruttamento nel tessile, può essere letto su Osservatorio Diritti.

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