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18 settembre 2014 ore: 15:58
Non profit

Nigeria, Amnesty International: “Uso della tortura istituzionalizzato”

Polizia ed esercito nigeriano sotto accusa nel rapporto “Benvenuti tra le fiamme dell'inferno” pubblicato oggi. In 10 anni raccolte testimonianze e prove. “Estrazione delle unghie, soffocamento, scariche elettriche e violenza sessuale tra i metodi di tortura impiegati”
Donatello Brogioni/Contrasto Foto simbolica sulla tortura

Foto di Donatello Brogioni

ROMA – Donne, uomini e bambini torturati con pestaggi, stupri e fucilate agli arti. Amnesty International accusa la polizia e l’esercito della Nigeria in un rapporto in cui vengono descritte le modalità con cui spesso le persone vengono arrestate nel corso di ampie retate per punire, estorcere denaro o confessioni allo scopo di risolvere velocemente le indagini. “Benvenuti tra le fiamme dell'inferno”, questo il nuovo rapporto pubblicato oggi da Amnesty, è stato compilato sulla base di testimonianze e prove raccolte negli ultimi 10 anni e rivela l'uso “istituzionalizzato delle stanze della tortura nelle stazioni di polizia e il regolare uso della tortura da parte dell'esercito”.

Gli addetti alla tortura. Secondo Amnesty, la tortura è diventata “parte integrante delle attività di polizia che molte stazioni di polizia hanno un addetto alla tortura – spiega il rapporto -. Estrazione delle unghie o dei denti, soffocamento, scariche elettriche e violenza sessuale sono tra i metodi di tortura impiegati”. La maggior parte delle vittime, inoltre, è detenuta senza poter avere contatti col mondo esterno, con le famiglie, gli avvocati e i magistrati. “Qui siamo oltre le già agghiaccianti torture e uccisioni di presunti membri di Boko haram – ha affermato Netsanet Belay, direttore per la ricerca e l'advocacy di Amnesty International -. In tutta la Nigeria, la dimensione e la gravità delle torture contro donne, uomini e minori da parte di chi dovrebbe proteggerle risultano sconvolgenti anche al più esperto osservatore sui diritti umani. In Nigeria non è neanche previsto il reato di tortura. Il parlamento deve immediatamente agire e approvare una legge contro la tortura. Non ci sono scuse per ulteriori ritardi”.

Le testimonianze. Abosede, 24 anni, ha raccontato ad Amnesty International le torture subite in una stazione di polizia, che le hanno provocato danni permanenti: “Una donna poliziotto mi ha portato in una piccola stanza – ha raccontato ad Amnesty - e mi ha ordinato di togliermi tutti i vestiti. Poi ha allargato le mie gambe e ha spruzzato gas lacrimogeno dentro la mia vagina. Mi dicevano che dovevo confessare di aver fatto delle rapine a mano armata. Sanguinavo. Ancora oggi provo dolore”. Altra testimonianza è quella di Mahmood, un 15enne dello stato di Yobe, arrestato dai soldati insieme ad altre 50 persone, per lo più ragazzi tra il 13 e i 19 anni. “Durante tre settimane di detenzione è stato colpito ripetutamente coi calci dei fucili – spiega il rapporto -, con bastoni e machete, gli è stata versata plastica bollente sulla schiena, è stato costretto a camminare e a rotolare su cocci di bottiglia e ad assistere all'esecuzione extragiudiziale di altri detenuti. È stato rilasciato nell'aprile 2013. Sempre nello stato di Yobe, l'esercito ha arrestato un ragazzo di 12 anni. Lo hanno picchiato, cosparso di alcool, obbligato a pulire il vomito a mani nude e calpestato”.

Ritorno al Medioevo. Secondo Belay, “i soldati rastrellano centinaia di persone alla ricerca dei membri di Boko haram e torturano i sospetti durante un procedimento di 'selezione' che ricorda la caccia alle streghe del Medioevo”. Tortura praticata su larga scala, spiega Belay, proprio perché nessuno è chiamato a risponderne. “La Nigeria ha bisogno di un cambio d'approccio radicale per sospendere tutti i pubblici ufficiali contro i quali vi sono sospetti credibili di tortura – ha aggiunto Belay -, per indagare a fondo tutte le denunce e per portare i presunti torturatori di fronte alla giustizia”.

Nessuna indagine interna. Tuttavia, spiega Amnesty, nessuna indagine “degna di questo nome” è stata aperta e nessuna misura è stata presa per portare i presunti responsabili di fronte alla giustizia. "Quando viene avviata un'inchiesta interna da parte della polizia o dell'esercito – spiega il rapporto -, i risultati non vengono resi pubblici e le raccomandazioni sono raramente attuate. Delle centinaia di casi su cui Amnesty ha svolto ricerca, nessuna vittima di tortura è stata risarcita”. Secondo Amnesty, però, il governo nigeriano è consapevole del problema e nell'ultimo decennio, ha istituito almeno cinque commissioni presidenziali e gruppi di lavoro per riformare il sistema di giustizia penale e sradicare la tortura, ma le raccomandazioni di questi organismi vengono attuate con estrema lentezza. “Il messaggio che lanciamo oggi alle autorità nigeriane è chiaro – conclude Belay -: introdurre il reato di tortura, porre fine alla detenzione senza contatti col mondo esterno e indagare a fondo su tutte le denunce di tortura. Si tratterebbe dei primi passi per porre fine a questa orribile pratica. È davvero giunto il momento che le autorità nigeriane dimostrino di voler fare sul serio”.

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