13 agosto 2015 ore: 12:39
Immigrazione

Profughi abbandonati a se stessi. Il limbo dei "Dublinanti" rispediti in Italia

Le storie di tre migranti ospiti in una parrocchia di Bruzzano, nord di Milano. Nell'ultimo mese almeno una ventina sono arrivati nel capoluogo lombardo. Difficile capire quale sia il loro destino, vista l'assenza di coordinamento tra i centri. Hanno in mano solo un foglio di via, con la richiesta di asilo politico

- MILANO - Tra gli ospiti della parrocchia di Bruzzano, storico quartiere a nord di Milano, ci sono tre “casi Dublino”: una donna somala, un giovane di 20 anni eritreo più un altro in arrivo, di cui non si sa ancora nulla. Si tratta di persone che hanno provato ad attraversare i confini italiani, ma poiché le loro impronte sono state trovate dalle autorità straniere (tedesche in tutti e tre i casi) nella banca dati  Eurodac, sono stati rispediti indietro verso il primo paese europeo dove sono stati identificati, cioè l'Italia, come prevede il regolamento di Dublino. Il destino riservato a questi casi però è poco chiaro. In teoria si tratta di persone che dovrebbero rientrare in un percorso di accoglienza specifico: le case d'accoglienza per “dublinanti" (termine che indica richiedenti protezione internazionale che presentano domanda di asilo non nello Stato europeo di ingresso).

Così è accaduto a Desbele (nome di fantasia) eritreo di 20 anni a cui sono stati diagnosticati diversi problemi fisici. All'oratorio di Bruzzano è arrivato come gli altri, dalla Stazione Centrale di Milano. Sono almeno una ventina, secondo gli operatori dell'hub della stazione, i dublinanti come Desbele arrivati in luglio. Appresso il ragazzo si portava una cartella clinica che ha messo subito in allarme i responsabili del centro. Per quanto sono riusciti a ricostruire gli operatori, Desbele stava in un centro per casi Dublino di Bologna, gestito dall'associazione Mondo Donna onlus. In tutto 15 posti. Il 30 giugno il progetto è arrivato a termine, nonostante qualche profugo fosse ancora accolto al suo interno. Pare che Mondo Donna abbia fatto di tutto per tenere il ragazzo e farlo rientrare in un centro idoneo, magari dello Sprar (Servizio protezione richiedenti asilo e rifugiati), il programma ministeriale pensato per l'accoglienza. Solo che il ragazzo ha proseguito da solo verso nord. E così è arrivato a Milano, senza un posto dove stare.

Jama ha circa la stessa età e viene dalla Somalia. Ha in mano un documento della polizia di Malpensa in cui si dice che vuole fare domanda di asilo. Niente di più. Una volta uscita dal principale aeroporto di Milano si deve arrangiare. Così, come tutti, arriva all'hub dei profughi, alla stazione centrale. Da lì viene portata a Bruzzano. "Non c'è coordinamento per i casi Dublino, non si sa di preciso che cosa accada loro", commenta Fiorenzo De Molli della Casa della carità. Intanto il numero di arrivi pare stia crescendo anche tra i centri di accoglienza: in tutti c'è almeno un caso Dublino. (lb)