12 maggio 2019 ore: 10:15
Disabilità

Disabilità e voto, un diritto reale? In Europa 800 mila cittadini esclusi

Il Comitato economico e sociale europeo ha pubblicato una relazione informativa su “La realtà del diritto di voto delle persone con disabilità alle elezioni del Parlamento europeo”. Seggi inadeguati e divieto di recarsi in seggi diversi dal proprio sono i problemi principali. E in 8 paesi non esiste voto a distanza
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ROMA – Il diritto c'è, ma spesso è più teorico che “reale”: le persone con disabilità possono votare per legge, di fatto circa 800 mila di loro sono esclusi da questa possibilità, per via di seggi inaccessibili, mancanza di supporti e normative inadeguati. È quanto rivela il Comitato economico e sociale europeo (Cese) nella relazione informativa “ La realtà del diritto di voto delle persone con disabilità alle elezioni del Parlamento europeo”, recentemente pubblicata in 24 lingue. Una realtà tutt'altro che uniforme e tuttora decisamente critica, sopratutto in alcuni Paesi, se “circa 800 000 cittadini dell’Unione, in 16 paesi dell’Ue, si vedono negato dalla normativa nazionale il diritto di voto alle elezioni del Parlamento europeo a causa delle loro disabilità o dei loro problemi di salute psichica”, si legge nell'opuscolo in italiano.

Disabilità e voto, quali barriere? Uno dei possibili impedimenti è il seggio elettorale inadeguato: “Se ne avessero la possibilità, molti sceglierebbero un altro seggio – si legge nella relazione - Tuttavia, in 12 paesi dell’UE la legislazione nazionale non consente agli elettori di votare in un seggio elettorale diverso da quello loro assegnato senza cambiare anche il luogo di residenza. Non solo: “in otto paesi dell’Unione non vengono offerte soluzioni alternative al voto presso il seggio elettorale, quali il voto per corrispondenza, il voto elettronico o il voto mediante urna elettorale mobile”. Per quanto riguarda gli elettori con disabilità visiva, questi “in 18 paesi dell’UE non hanno alcuna possibilità di votare in modo autonomo, ma devono incaricare un accompagnatore di esprimere il voto a loro nome”. Altro problema è “la mancanza di informazioni accessibili, che scoraggia la partecipazione al voto”.

La revoca del diritto di voto. In alcuni casi, diversi da Paese a Paese, la disabilità è incompatibile con il riconoscimento del diritto di voto:”In nove paesi dell’UE, l’ordinamento giuridico revoca automaticamente il diritto di voto delle persone sottoposte a tutela totale, mentre in sette paesi è possibile privare una persona del diritto di voto sulla base di una valutazione compiuta dal giudice caso per caso. In 11 paesi dell’UE un cittadino non può essere privato in nessun caso del diritto di voto. In Portogallo circa 100 persone con disabilità non possono esercitare il diritto di voto, mentre in altri paesi il loro numero potrebbe ammontare anche a circa 300 mila”. La tendenza è però quella di rompere l'automatismo tra tutela e revoca del diritto di voto: “Negli ultimi anni i paesi dell’UE hanno manifestato la tendenza ad astenersi dal revocare automaticamente il diritto di voto. Il Parlamento europeo e altre istituzioni dell’UE dovrebbero contribuire ad accelerare tale cambiamento negli ordinamenti giuridici degli Stati membri, con l’obiettivo di abolire tutte le restrizioni giuridiche relative al diritto di voto delle persone con disabilità”, si legge nella relazione.

L'accessibilità dei seggi. In 11 paesi dell’UE è previsto che tutti i seggi elettorali debbano essere adattati alle esigenze delle persone con disabilità, ma l'accessibilità è spesso concepita come assenza di barriere fisiche per le persone su sedia a rotelle – si legge nel rapporto - Questa visione ristretta non tiene conto di una serie di problemi, ad esempio le esigenze specifiche delle persone non vedenti”. Secondo il Cese, “dato che i seggi elettorali non possono essere adattati rapidamente alle esigenze delle persone con disabilità, la soluzione migliore consiste nel permettere agli elettori con disabilità di votare in un seggio elettorale diverso da quello loro assegnato sulla base del luogo di residenza”.

L'accessibilità della scheda. Non solo il seggio, ma anche la scheda elettorale può risultare inadeguata alle esigenze di un elettore con disabilità. Per esempio, “scrivere il nome o il numero di registrazione di un candidato oppure disegnare un cerchio intorno alla scelta effettuata rappresenta un ostacolo considerevole per gli elettori con limitata funzionalità delle mani”. La soluzione individuata dal Cese consisterebbe nel “consentire agli elettori di effettuare una scelta apponendo una 'x' o un segno analogo in una casella sufficientemente grande. Per le persone non vedenti o ipovedenti o per coloro che hanno difficoltà a scrivere in modo leggibile con una penna, la soluzione più valida è spesso costituita da copertine speciali per le schede elettorali, purché le informazioni necessarie per esprimere il voto siano fornite in codice Braille o in un testo di facile lettura”.

Le migliori pratiche. La relazione illustra alcune “buone prassi”, messe in campo da alcuni Paesi dell'Unione per ampliare le opzioni di voto per le persone con disabilità: dagli opuscoli informativi ai seggi elettorali accessibili mobili, dalle schede di facile compilazione al voto anticipato, dal voto elettronico al voto assistito (anche da parte di minori, come accade in Francia), dalla mappa dei seggi accessibili alle informazioni audio e in Braille, dalle lenti d'ingrandimento nei seggi alle cabine elettorali nei luoghi di cura, dal seggio comune per assistito e assistente al voto per corrispondenza. In particolare, “dieci paesi dell’UE offrono almeno ad alcune categorie di elettori la possibilità di votare in anticipo presso un apposito seggio elettorale”. Questo, per il Cese, “costituisce un mezzo efficace per aiutare le persone con disabilità a partecipare alle elezioni”. Esiste poi, in alcuni Paesi, il “voto per corrispondenza”: l'elettore con disabilità riceve la scheda in anticipo, la compila personalmente e la spedisce alla commissione elettorale. Per il Cese. “questo semplifica notevolmente la procedura elettorale per molte persone con disabilità. Tuttavia, la comodità di tale soluzione dipende, tra le altre cose, dalla semplicità della procedura di registrazione e dall’assenza di spese”.

Un'altra buona soluzione, adottata in 17 Paesi dell'Ue, consiste nella cabina elettorale mobile: “Fintantoché l’accessibilità ai seggi elettorali non sarà migliorata, le autorità elettorali dovrebbero prendere in considerazione la possibilità di collocare un’urna elettorale di piccole dimensioni fuori del seggio elettorale o di fronte ad esso per consentire l’esercizio del voto agli elettori con una mobilità autonoma ridotta”. In quattro paesi dell'Ue è possibile anche usufruire del “voto per delega”, che però presenta delle criticità: “Le autorità devono rivolgere una particolare attenzione alla modalità con cui viene delegato il diritto di voto al fine di evitare irregolarità nella procedura elettorale”. Perplessità anche per il “voto elettronico”: adottato in Estonia per tutti i cittadini, ma – precisa il Cese - “in un quadro globale di comunicazione elettronica tra i cittadini del paese e le autorità nazionali. Mettendo da parte le preoccupazioni concernenti la sicurezza, le autorità negli altri paesi dell’UE dovrebbero investire in modo significativo nella sensibilizzazione dei cittadini in merito a questa modalità di voto”.

In tre paesi dell’Unione europea il voto è obbligatorio. “In questi paesi – osserva il Cese - le persone con disabilità che si trovano nell’impossibilità pratica di votare a causa della mancanza di soluzioni adeguate possono subire uno stress considerevole, dovuto al timore di incorrere in sanzioni amministrative”. Per quanto riguarda i pazienti ricoverati in strutture, “dovrebbero sempre avere accesso a un’urna elettorale mobile per esprimere il loro voto”. Ma questo oggi accade solo in 7 paesi dell'Ue. In conclusione, la relazione intende “porre il problema in tutta la sua portata e illustrare svariate soluzioni praticabili. Oltre a godere del pieno diritto di voto, infatti, le persone con disabilità dovrebbero anche avere la possibilità di esprimere il loro voto nella modalità più adatta alle loro esigenze specifiche. Il Parlamento europeo dovrebbe assumere un ruolo guida nell’elaborare una legislazione capace di tradurre tale diritto in realtà”.

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