30 novembre 2018 ore: 13:50
Giustizia

Una cella in classe fa il pieno di visitatori: coinvolti oltre 1300 studenti

Grande successo per il progetto promosso in un istituto superiore di Lodi per dare la possibilità a ragazzi, insegnanti e semplici cittadini di sperimentare la vita in carcere. I numeri: 5 istituti superiori coinvolti, 1.385 studenti, 70 classi, insegnanti e singoli cittadini
Carcere - cella in classe

LODI - Cinque istituti superiori coinvolti, 1.385 studenti, 70 classi, insegnanti, singoli cittadini e tempi di visita dimezzati, negli ultimi giorni, per non lasciare fuori le classi che continuavano a prenotare l’esperienza: i numeri del progetto “Spunta una cella” vanno oltre ogni aspettativa, con un primo bilancio che decreta il successo di una iniziativa che ha voluto sfidare pregiudizi e luoghi comuni.
Una cella in classe, istallata sul modello di quelle esistenti a San Vittore a Milano e che ospitano solitamente quattro detenuti in uno spazio di 2 metri per 4 (e 2,70 metri di altezza), con letti a castello, tavolo e bagno, costruita da Caritas Ambrosiana: questo il cuore del progetto che in 12 giorni, dall’8 al 20 novembre, ha fatto il pieno di presenze, interesse e curiosità. Dimostrando ancora una volta il valore profondo dell’esperienza diretta.

Protagonista della proposta formativa è stato l’istituto di Istruzione superiore “Alessandro Volta” di Lodi che ha ospitato la ‘stanza’ costruita per dare a studenti e semplici cittadini la possibilità di sperimentare dal vivo cosa significhi spogliarsi dei propri effetti personali, dal cellulare alla catenina, ed essere rinchiusi 20 ore al giorno con un estraneo dietro le sbarre. Destinatari del progetto sono stati gli studenti delle scuole superiori del lodigiano mentre nei due sabato mattina l’esperienza è stata aperta anche agli adulti.

L’evento è stato realizzato all’interno delle azioni promosse da Sis.AcT, Sistema di Accoglienza Territoriale (Progetto sostenuto da Regione Lombardia tramite il Fondo Sociale Europeo POR 2017-2020 - Opportunità e Inclusione, e realizzato da un partenariato territoriale che fa capo all’Ufficio di Piano) che ha lo scopo di sensibilizzare sul tema della condizione carceraria, abbattere i pregiudizi e favorire il reinserimento delle persone detenute ed ex detenute.

“Le volontarie e i volontari dell’Associazione Loscarcere e gli operatori dell’associazione comunità Il Gabbiamo, partners del progetto – raccontano gli organizzatori -, insieme a un gruppo di studentesse dell’IIS Maffeo Vegio di Lodi hanno accompagnato gli studenti nel corso della visita, fornendo loro, prima di accedere alla cella, una serie di informazioni sul problema del sovraffollamento, sull’art.27 della Costituzione, sul numero dei suicidi, sui dati relativi alla recidiva e sulle misure alternative per contestualizzare l’attività e far conoscere dati spesso ignorati dai ragazzi ma anche da gran parte dell’opinione pubblica. Il 15 novembre, in particolare, giornata dedicata al progetto della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia ‘A scuola di libertà’ che fa incontrare il Carcere e la Scuola per conoscersi, confrontarsi e riflettere insieme sul sottile confine fra trasgressione e illegalità, abbiamo avuto la presenza di Don Gigi Gatti, cappellano della Casa Circondariale di Lodi, che ha arricchito la visita con la sua testimonianza”.

“La cella – spiega una nota dell’associazione Loscarcere - è la conclusione di un percorso ministeriale di Cittadinanza e Costituzione iniziato lo scorso anno attraverso incontri con diverse classi di istituti superiori: l’obiettivo è far capire, attraverso un’esperienza simulata, che la carcerazione, oggi, non conduce al reinserimento di chi ha commesso reato, come dimostra l’alta percentuale di recidive. Un dato, quest’ultimo, che invece scende ai minimi livelli se il detenuto, pur non restando impunito, sconta la pena con forme alternative più efficaci”. (Teresa Valiani)

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