12 maggio 2016 ore: 15:50
Società

Idee per Milano. Sicurezza, azzardo e famiglia: le priorità dei musulmani

Amministrative 2016. Per Davide Piccardo, portavoce del Coordinamento delle associazioni islamiche (Caim), il nuovo sindaco dovrà “considerare soprattutto le condizioni di vita nelle periferie. Come tanti altri italiani, i musulmani desiderano crescere i propri figli in quartieri belli e vivibili”
Duomo Milano nuova

MILANO - Più sicurezza nelle periferie, lotta al gioco d'azzardo, sostegno alle famiglie con figli minori. Non c'è solo l'annoso tema delle moschee nelle preoccupazioni dei musulmani di Milano. Per Davide Piccardo, portavoce del Coordinamento delle associazioni islamiche (Caim), il nuovo sindaco dovrà “considerare soprattutto le condizioni di vita nelle periferie”. “La gente che frequenta i nostri centri islamici è sempre più preoccupata per la mancanza di sicurezza -aggiunge-. I musulmani non sono diversi dalle altre persone, come tanti altri italiani desiderano crescere i propri figli in quartieri belli e vivibili. Molti dei nostri fedeli vivono in periferia e hanno ogni giorno a che fare con zone di spaccio, di microcriminalità e di degrado”. Per questo ci vogliono progetti di coesione sociale e “una presenza costante delle forze dell'ordine”. “Con questo non voglio esprimere un giudizio negativo su quanto è stato fatto in questi anni dal Comune e dalle forze dell'ordine -precisa-, ma certo nell'agenda del nuovo sindaco ci dovrà essere questo argomento”. Legato al tema della sicurezza c'è quello del gioco d'azzardo. “Sta rovinando molte famiglie -afferma Piccardo-. Non è più tollerabile questa invasione di slot machine e di sale da gioco”.

“Ogni giorno incontriamo famiglie in difficoltà - ricorda il portavoce del Caim -. Ci siamo resi conto che le più fragili sono soprattutto quelle con figli minorenni. Basta poco perché si ritrovino in una condizione di povertà. Occorrono più misure di sostegno per loro”.
A Milano esiste solo una moschea (al confine con Segrate). Gli altri centri islamici sono “informali”, tollerati, spesso ricavati in garare o scantinati. Il Caim chiede due cose. La prima è che venga concluso il bando per l'assegnazione delle tre aree comunali, che dopo alcuni ricorsi e cambi nella classifica dei vincitori è ora in una fase di stallo. “Ci abbiamo investito tempo e soldi -sottolinea Piccardo-. Abbiamo partecipato a un percorso pubblico e trasparente. Non c'è motivo per non arrivare alla fine e assegnare le aree”. La seconda è che, al di là del bando, il Comune si doti di regole oggettive e chiare per i luoghi di culto, in modo tale che qualsiasi comunità di qualsiasi religione possa avere un luogo di culto, costruito su aree private. “Vorremmo che si potesse uscire dall'informalità. È profondamente ingiusto che la politica non voglia risolvere questa situazione, non più tollerabile. Non vogliamo alcun tipo di privilegio. Ma non è compito del comune decidere chi può e chi non può pragare. Chiediamo solo regole oggettive che garantiscano il diritto di culto a tutti”. (dp)

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