15 luglio 2013 ore: 18:50
Immigrazione

Insulti a Kyenge, Bergonzoni: "Quell'uomo è da curare"

L’attore bolognese non cerca la battuta su Calderoli. E dichiara: "Il suo è un caso da cartella clinica, una patologia appunto. Per questo penso che sia importante individuare al più presto il reparto dove aiutare queste persone a tornare ad essere persone"
Bergonzoni

BOLOGNA – Serissimo Alessandro Bergonzoni. Questa volta non è roba da scherzarci su. Quella di Calderoli è “una patologia che deve essere curata. E se saranno bene accette le sue dimissioni politiche, certo non potrà essere dimesso dal reparto dove deve essere seguito a lungo.  Soprattutto per uno come lui, che ha già dato le  dimissioni da uomo”. L’attore bolognese, sul caso Calderoli-Kienge, non cerca la battuta. Non ride a denti stretti, ne agita le braccia come è solito fare. Ha letto tutto, ha seguito parola per parola le dichiarazioni del vice-presidente del Senato, e non nasconde la sua rabbia: “Già solo il fatto che Calderoli abbia chiesto scusa, è una scusa essa stessa. E’ un modo per prendere tempo, è una scusa per non vergognarsi. Ma la vergogna prima bisogna conoscerla, viverla, pensarla. Questi uomini invece non sanno nemmeno cos’è la vergogna. Si dice che una persona perda il controllo, ma come si può perdere il controllo in questo caso se uno non è più neanche una persona?”.  Basta talk-show dove si cerca la battuta anche su queste cose, basta giocarci sopra, per poi – appunto – chiedere scusa. L’”orango” di Calderoli è una cosa serissima, una patologia da curare per Bergonzoni, che da una vita è attento al rapporto uomo-malattia-disabilità, tanto più “ se si tratta di un personaggio pubblico”.

box“Quello di Calderoli – continua Bergonzoni – è un tema prenatale e antropologico. La politica può venire solo dopo. Il suo è un caso da cartella clinica, una patologia appunto. Per questo penso che sia importante individuare al più presto il reparto dove aiutare queste persone a tornare ad essere persone. Prima la medicina, poi il resto… Non voglio più vedere scherzare sopra la figura di quell’uomo, anche sulle sue scuse. Il suo è un caso da curare, e come tale va affrontato”. (mauro sarti)        

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