26 ottobre 2016 ore: 14:49
Immigrazione

Migranti, le barricate e l'accoglienza ancora (troppo) emergenziale

Il caso di Goro denuncia il problema di un'accoglienza ancora emergenziale, per lo più gestita attraverso la requisizione di immobili da parte dei prefetti. Il piano del governo punta sui comuni e premia chi aderisce allo Sprar
Barricate Goro

- ROMA – I cittadini di Gorino hanno festeggiato, con tanto di barbecue, quando il prefetto ha detto che il loro paese non era più in agenda per l’accoglienza dei profughi. Le barricate, fatte con pallet impilati a uno a uno per bloccare il pullman che portava nel paesino ferrarese 12 donne (di cui una incinta all’ottavo mese) hanno sortito l’effetto sperato ma, di fatto, hanno solo spostato il problema un po’ più in là. I migranti sono, infatti, stati trasferiti nei paesi di Comacchio, Fiscaglia e Ferrara, nei posti per l’accoglienza trovati, ancora una volta all’ultimo minuto. In questa brutta storia di “respingimento in strada” infatti non c’è in gioco solo un sentimento di razzismo e xenofibia, chiaramente denunciato da tutte le associazioni che tutelano i migranti, ma anche il sistema tutto dell’accoglienza: che stenta a superare l’approccio emergenziale per arrivare (finalmente) a un sistema unico, come chiesto da anni da tutti coloro che si occupano del fenomeno del nostro paese.

I danni di un’accoglienza ancora straordinaria. Quello che è successo a Gorino, infatti, succede quotidianamente in diverse zone d’Italia. Soprattutto negli ultimi giorni, nei quali c’è stato un flusso record di arrivi (più di quattromila persone sbarcate solo durante lo scorso week end), i prefetti si sono trovati davanti all’esigenza di reperire posti dove trasferire le persone per liberare i centri di prima accoglienza, cercando, allo stesso tempo di non gravare troppo su quelle zone dove già ci sono strutture che ospitano migranti e richiedenti asilo. E così, come spiega il prefetto di Ferrara, Michele Tortora, è stato scelto l’ostello di Gorino, Natura e Amore. “Goro è uno degli 8 Comuni del ferrarese che non ha nessun migrante”, ha detto Tortora -“Si è pensato che non fosse particolarmente frequentato d’inverno. Quindi il danno economico sarebbe stato contenuto”. O addirittura, fa intuire il prefetto, poteva essere un guadagno visto che le strutture che ospitano profughi vengono pagate. Ma il problema di base è un sistema che si fonda ancora per il 70 per cento sui Cas (centri per l’accoglienza straordinaria) e che sono nella maggiora parte dei casi, alberghi, ostelli, strutture requisite in fretta e furia per far fronte agli arrivi dell’ultimo minuto. Una gestione, insomma, emergenziale di un fenomeno che ormai è ampiamente strutturale.
Negli ultimi tre anni, infatti, i numeri degli arrivi nel nostro paese sono molto simili: 170 mila nel 2014, 150 mila nel 2015. Ad oggi siamo a 153 mila. A cambiare sono stati, invece, i numeri dell’accoglienza: passati dai 66 mila del 2014 ai 103.792 del 2015 fino ai 167 mila dei primi dieci mesi del 2016. Un aumento dovuto all’entrata in vigore del sistema hotspot che ha fatto diminuire il fenomeno dei cosiddetti transitanti, coloro cioè che in passato lasciavano facilmente il nostro paese una volta sbarcati. Oggi invece vengono subito identificati e fanno fatica ad andarsene, anche per i maggiori controlli alle frontiere. Molti di loro, soprattutto coloro che arrivano dall’Eritrea, sono stati inoltre convinti a fermarsi in Italia aderendo al programma di relocation, con la speranza di essere trasferiti in qualche altro paese. Ma ad oggi il numero dei riallocati è ancora molto basso e le persone restano in accoglienza in Italia.

A fronte di questi cambiamenti, però, cosa è successo? Il nostro paese, nei fatti, fatica ancora a mettere in piedi un sistema unico di accoglienza. Il modello, secondo il governo, resta quello dello Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati): basato su progetti messi in piedi dagli enti territoriali insieme alle organizzazioni che si occupano di tutela dei migranti. Un sistema da tutti giudicato virtuoso perché non calato dall’alto, ma condiviso con gli enti territoriali, che non prevede dunque la requisizione degli immobili come avvenuto a Gorino e che, anche a livello di monitoraggio è basato su una rendicontazione delle spese, che rende più difficili possibili speculazioni. Inoltre, nelle intenzioni il sistema Sprar non punta alla sola mera accoglienza ma anche all’integrazione dei richiedenti protezione internazionale: nei centri sono previsti anche corsi di formazione e l’insegnamento della lingua.

Questo sistema si scontra però con le reticenze degli amministratori locali. Per molti mettere in piedi un centro per accogliere migranti significa andare incontro a contestazioni proprio come accaduto a Gorino, ma ancor prima a casale San Nicola (A Roma), e in altre zone del Veneto. Non è un caso che i comuni che aderiscono allo Sprar sono 800 su 8000. Per convincerli, dunque, il ministero dell’Interno ha messo in piedi un piano che prevede incentivi economici a chi accetta di realizzare un progetto di accoglienza, e che sancisce una redistribuzione più equa su tutto il territorio nazionale. In particolare, come ha spiegato il prefetto Mario Morcone, capo Dipartimento Libertà civili e immigrazione,“il futuro dell’accoglienza in Italia è lo Sprar: stiamo cercando di spingere i comuni a partecipare facendo capire loro che questo è il sistema migliore per il territorio. La linea che terremo è che se si partecipa a questo tipo di accoglienza si è esentati dalla creazione sul territorio di centri di accoglienza temporanei. Non perché il Cas (centro accoglienza straordinaria, ndr) sia una punizione ma perché bisogna rispettare un criterio di equilibrio nei territori”. Non solo, nel decreto che delinea il nuovo percorso di partecipazione, saltano anche le vecchie procedure che prevedevano bandi biennali per aderire allo Sprar. D’ora in poi saranno valutati i singoli progetti di accoglienza, e se valutati positivamente, l’accreditamento sarà permanente: così un comune che entra nel sistema vi rimane e può decidere di aderire in qualsiasi momento. La distribuzione territoriale sarà il più possibile equa: 2,5 migranti ogni mille abitanti, 1,5 ogni mille per le grandi città. Sono previsti anche incentivi economici: l’ente territoriale che aderisce allo Sprar  riceverà 500 euro annuali per ogni profugo accolto, un vero e proprio premio per i comuni virtuosi.

Se questo nuovo modello funzionerà ed eviterà nuove barricate è presto per dirlo. Intanto alcuni sindaci più lungimiranti hanno già capito l’importanza economica, e non solo, dell’accoglienza, soprattutto nei piccoli territori messi in ginocchio dalla crisi economica. Il caso più famoso, in Italia e non solo, è quello di Riace, dove grazie all’intuizione del sindaco Domenico Lucano un paesino che rischiava di scomparire è rinato grazie ai migranti. Ma anche in altre zone, come la Val Camonica, diventata famosa come “valle accogliente”, 13 sindaci si sono messi insieme per creare strutture di microaccoglienza dove ospitare i profughi e, al tempo, salvare l’economia locale. I soldi dell’accoglienza infatti, se ben spesi, restano sui territori (dall’affitto degli stabili, al vitto dei migranti fino all’occupazione del personale). Un piccolo tesoretto che potrebbe salvare alcuni piccoli paesi destinati a scomparire, e che potrebbe contribuire a creare una società più inclusiva e realmente accogliente. (Eleonora Camilli)

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