29 gennaio 2016 ore: 14:25
Economia

Piano contro la povertà, Poletti: “Lavoreremo con il terzo settore”

Primi passi del governo verso la definizione di un piano nazionale contro la povertà. Il consiglio dei ministri ha approvato un ddl delega per intervenire su quasi un milione di indigenti, ma sui dettagli occorre attendere i decreti
Povertà. Mano con bicchiere per chiedere elemosina e sfondo le persone

ROMA – Contro la povertà “lavoreremo in collaborazione con tutto il mondo del volontariato e del terzo settore - pensiamo all’Alleanza per la lotta alla povertà -. Nel nostro paese c’è un mondo che ha molto pensato ed elaborato e noi nella stesura della delega ci siamo riferiti a questa esperienza e anche nella sua gestione ci riferiremo a questo rapporto”. A sottolineare il forte impegno del mondo del terzo settore nello studio di uno strumento di contrasto alla povertà in Italia è il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, che ieri, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri, ha annunciato un disegno di legge delega in materia di contrasto alla povertà, riordino delle prestazioni e interventi sui servizi sociali.

Un testo che, quindi, porterà finalmente alla definizione di un piano contro la povertà nel nostro paese a partire, però, dalle risorse attualmente disponibili ed individuate dall’ultima legge di stabilità. Un piano che interverrà, ha spiegato Poletti, “su 280 mila famiglie, 550 mila bambini e quasi un milione e 150 mila persone”. Una fetta di popolazione indigente che, però, rappresenta circa un quarto di chi vive in povertà assoluta. Stando alle ultime rilevazioni Istat, infatti, in povertà assoluta in Italia vivono circa 4 milioni di persone. Per il ministro, però, non si tratta soltanto di lavorare sulle risorse disponibili. “Stiamo riflettendo su una materia molto complessa – ha spiegato Poletti - che non ha bisogno solo di uno strumento finanziario di sostegno, ma ha bisogno di un impianto culturale, un’idea e di una infrastruttura organizzativa capace di gestire le politiche”. Decisivo, quindi, il ruolo del terzo settore e degli enti locali. “Sappiamo che questo sforzo avrà un buon risultato se riusciremo a mobilitare le risorse delle comunità locali – ha aggiunto il ministro -. Noi non possiamo pensare di immaginare la soluzione di un tema così complesso come la lotta alla povertà senza avere a bordo la nostra società, che vuol dire associazionismo e volontariato, ma anche tutti gli uffici periferici dello Stato”.

L’intervento, ha specificato Poletti, è “su due binari”. Oltre al sostegno al reddito, infatti, sarà assicurata “una presa in carico che tende a far sì che la persona o il nucleo in condizione di povertà possa uscire da questa condizione. Non partiamo dall’idea che chi utilizzerà quello strumento lo farà in maniera stabile e permanente, il nostro obiettivo è la fuoriuscita da quella condizione”. Il disegno di legge delega, infatti, “introduce una misura nazionale di contrasto alla povertà - spiega una nota della presidenza del Consiglio dei ministri -, individuata come livello essenziale delle prestazioni da garantire su tutto il territorio nazionale, basata sul principio dell’inclusione attiva, che prevede la predisposizione per i beneficiari di un progetto personalizzato di inclusione sociale e lavorativa sostenuto dalla offerta di servizi alla persona“. Si tratta di una misura “volta a superare la logica di mera assistenza passiva – aggiunge Palazzo Chigi -, introducendo il principio della attivazione finalizzata alla inclusione sociale e lavorativa” e “il principio di “universalismo selettivo” nell’accesso secondo criteri di valutazione della condizione economica in base all’Isee”. Il ddl, inoltre, “riordina la normativa in materia di interventi e servizi sociali, al fine di superare la frammentarietà delle misure e degli interventi secondo principi di equità ed efficacia nell’accesso e nell’erogazione delle prestazioni”.

Il testo, inoltre, prevede l’istituzione di un organismo nazionale di coordinamento del sistema degli interventi e dei servizi sociali presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, l’attribuzione al Ministero delle competenze in materia di verifica e controllo del rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni, la promozione di accordi territoriali tra servizi sociali e altri enti o organismi competenti per l’inserimento lavorativo, la salute, l’istruzione e la formazione, nonché il rafforzamento del Sistema informativo dei servizi sociali e, in particolare, del Casellario dell’assistenza. Su come sarà organizzata la misura e su come verranno individuati i beneficiari si sa ancora poco e lo stesso ministro ha rilanciato le puntualizzazioni ai decreti che tuttavia resteranno nei confini delineati dalle norme europee. “Faremo le nostre scelte dal punto di vista delle priorità – ha concluso il ministro -, ma non possiamo andare contro norme generali che definiscono la natura degli intereventi nell’ambito comunitario”. 

© Copyright Redattore Sociale