7 settembre 2014 ore: 16:26
Immigrazione

Il declino di Trieste, città sempre più vecchia: ora se ne vanno anche i serbi

Inarrestabile il calo di residenti (sono meno che nel 1910) e la crescita della percentuale di over 75, con una presenza assoluta di ultracentenari doppia di Milano. E con la crisi dell’edilizia, si è dimezzata in poco tempo la comunità di stranieri tradizionalmente più numerosa
Trieste, veduta

TRIESTE - A Trieste non crescono più, nei numeri, nemmeno gli stranieri. Nell’ultimo anno, come evidenziano gli ultimi dati resi noti dal Comune, sono calati di quasi il 3 per cento rispetto al 2012.
L’attuale popolazione di Trieste è inferiore a quella degli inizi del ‘900: oggi i residenti sono 205.240 (il trend, negativo, registra meno 2.500 persone nell’ultimo anno e mezzo); nel 1910 si contavano 229.510 persone, nel 1920 i residenti erano 244.473. Nei decenni successivi sarebbero cresciuti ancora. Anche una delle recenti previsioni fatta dalla Rete civica triestina, in relazione agli anni 2013 e 2014, si è rivelata inesatta: i residenti non dovevano scendere sotto le 207 mila unità, ma così non è stato.

Per contro, negli ultimi diciotto mesi, gli over 75 sono aumentati di oltre il 2,6 per cento: 30.438 (14,8 per cento) contro 27.777 under 18 (13,5 per cento). Trieste attende adesso i dati ufficiali Istat, annunciati per ottobre, ma l’immagine di una città vecchia si consolida. Nel settembre 2012, su il Piccolo, Piero Rauber aveva già scritto: “Non è un mistero poi - una causa è proprio l’elevata presenza di over 65 - che qui una bella fetta di residenti, quasi uno su tre (il 31 per cento), campi di pensione o viva di rendita. A conferma che qui i soldi ci sono, ma non girano”. La crisi economica non ha fatto altro che peggiorare questa situazione e i triestini, quelli anziani e “serviti”, di questi tempi si tengono ancor più stretti i loro risparmi e consumano meno.

Nell’ultimo anno si sono dimezzati i contratti a tempo indeterminato, oltre 700 posti fissi di lavoro sono spariti. L’Osservatorio della Provincia di Trieste fa sapere che, complessivamente, rispetto al primo trimestre del 2013 mancano all’appello 1.469 posti di lavoro (il calo è del - 14,9 per cento). Per primi hanno perso il lavoro chi è donna e la fascia d’età fra i 34 e i 39 anni, il meglio della forza lavoro. Per i giovani diminuiscono le opportunità. I settori dell’edilizia e dell’industria sono praticamente fermi, il ricorso alla cassa integrazione è consistente, mentre Trieste prova a reggersi sui servizi e l’agricoltura. Nel frattempo, però, sonoin aumento le richieste di interventi da parte di un numero crescente di cittadini e famiglie che soffrono gli effetti della crisi economica e si rivolgono al Comune e alle associazioni caritatevoli. L’assessore alle Politiche sociali del Comune, Laura Famulari, spiega: «La crisi economica ha colpito le piccole attività, oltre alla poca industria presente tradizionalmente: ciò spiega l’esodo dei giovani e degli stranieri che cercano lavoro altrove. Inoltre, da qualche anno, abbiamo ripreso a registrare nuovamente il calo delle nascite, anche nelle famiglie straniere».

La crisi ha reso la vita difficile anche agli stranieri, il 9,5 per cento dei residenti totali. Oggi il comune registra 19.425 presenze contro le 20.002 dell’ultima rilevazione del dicembre 2012 (meno 2,9 per cento). I serbi restano comunque la prima comunità (4.390; -1.234 persone rispetto ai dati 2012), seguiti da romeni (2.654: + 219), croati (1.246; - 87), kosovari (1.095; + 116), cinesi (1.027; + 18), albanesi (820; -82) e sloveni (282; -6). I comunitari sono attualmente 5.624, gli extracomunitari 13.801.

La presenza straniera è dunque in calo, ma sono soprattutto i serbi a lasciare Trieste: nel 2010 erano circa 9 mila, ora non raggiungono le 4.400 unità (nel dicembre 2012 erano 5.624). I lavoratori serbi censiti nel 2008 erano 2.700, nella primavera scorsa erano circa 1.500. In città molti lavoravano nell'edilizia, la pesante impasse delle costruzioni li ha fatti emigrare. «A Trieste non si edifica più. Alcuni hanno raggiunto l’Austria, dove la nostra comunità conta circa 200 mila persone, altri la Germania o la Svezia», afferma il presidente della comunità serba ortodossa triestina, Zlatimir Selakovic, «ma tale fuga da Trieste, così massiccia, stupisce anche noi. Altri rientrano direttamente in Serbia, dove si occupano di agricoltura». Nei numeri, la comunità serba resta comunque la prima di Trieste, forte della sua storia.I primi serbi vi arrivarono grazie ai privilegi di porto franco concessi alla città dagli imperatori austriaci Carlo VI e Maria Teresa; nel 1736 si stabilirono a Trieste i primi commercianti serbi trasferitisi dall’Erzegovina, dalla Bosnia, dal Montenegro e dalla Dalmazia e, subito dopo, anche dallo Srem, dal Banat e da Lika. Oggi i soli stranieri che aumentano di numero sono i romeni (2.624 contro i 2.435 del dicembre 2012), grazie alle molte badanti che giungono “nella città dei vecchi” e degli ultracentenari (in città, questi ultimi, sono poco meno di 200, il doppio di quelli che vivono oggi a Milano). (Paolo Giovannelli)

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