30 novembre 2016 ore: 14:25
Giustizia

I detenuti riparano le macchine per il caffè espresso

Presentato il progetto "Second chance" nel carcere di Bollate, nato grazie alla collaborazione dell'istituto penitenziario con la cooperativa Bee.4 e il marchio Dalla Corte. I detenuti lavoreranno in un'officina interna dove acquisiranno competenze spendibili in futuro nel mondo del lavoro
Macchina per il caffè espresso

MILANO - "Ah, che bellu ccafè pure 'n carcere 'o sanno fà", cantava Fabrizio De André. Ma ora in carcere sanno anche riparare le macchine per l'espresso. Nella casa di reclusione di Bollate, infatti, è stata allestita un'officina nella quale i detenuti revisioneranno e collauderanno quelle già usate, in particolare le "Evolution", storico modello della fabbrica Dalla Corte. Il progetto, nato in collaborazione con "Bee.4 altre menti", cooperativa già presente nell'istituto penitenziario, ha un nome che è già un programma, "Second chance": non solo per le macchine per l'espresso che verranno rivendute a un prezzo accessibile con il marchio del progetto, ma anche per i detenuti che acquisiranno competenze spendili anche una volta fuori dal carcere. 

Il progetto è stato presentato oggi all'interno del Carcere di Bollate. Per Massimo Parisi, direttore dell'istituto penitenziario, "l’iniziativa s’inserisce nella progettualità dell’Istituto fondato sulla responsabilizzazione dei detenuti esteso alla loro inclusione sociale". Secondo Cristina Tajani, assessore alle Politiche per il Lavoro del Comune di Milano, il progetto "si inserisce nella più ampia strategia dell'Amministrazione di valorizzazione delle imprese nate all’interno delle case circondariali milanesi. Realtà aziendali che affiancano al reinserimento sociale e professionale dei detenuti, il confronto con il mercato senza tralasciare l’attenzione alla sostenibilità ambientale”. 

"La nostra attività non sarà di mera revisione delle macchine, ma darà qualcosa di più grazie alla professionalità, ai materiali lead free utilizzati, ma anche, e soprattutto, al grande valore umano e sociale intrinseco nel progetto - commenta Paolo Dalla Corte, ceo di Dalla Corte - . Nella nostra officina, infatti, i detenuti avranno un compito di responsabilità facendoli così sentire persone e non numeri". (dp)

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