19 dicembre 2016 ore: 17:50
Giustizia

Opg, "creare Rems destinate alla cura della fase acuta": la proposta

L'analisi di Marcello Bortolato, magistrato di sorveglianza di Padova: creare delle Rems parallele che accolgano i "provvisori" o definire una sorta di detenzione domiciliare ospedaliera nei Servizi psichiatrici. A Roma esperti a confronto sulla chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari
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ROMA – “Creare delle Rems parallele, destinate esclusivamente alla cura della fase acuta e quindi all’accoglimento dei ‘provvisori’, oppure destinare i Servizi psichiatrici di diagnosi e cura a questo scopo in regime di ‘misura obbligatoria’, una sorta di detenzione domiciliare ospedaliera”. La proposta arriva da Marcello Bortolato, magistrato di sorveglianza di Padova, relatore al convegno “Dagli Opg alle Rems. Il trattamento del malato psichiatrico autore di reato e la complessa attuazione della Legge 17 febbraio 2012 n. 9” promosso nel pomeriggio di oggi dalla vicepresidente del Gruppo misto al Senato, Maria Mussini, nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani. La proposta coglie nel segno una delle maggiori criticità del delicato passaggio contemplato nella legge che decreta la definitiva chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari e consegna alle residenze per l’esecuzione della misura di sicurezza sanitaria la custodia e la cura dei detenuti con problemi psichiatrici. 

“A quasi cinque anni dall’entrata in vigore della legge che ha sancito la chiusura formale degli Opg e la loro sostituzione con le Rems - spiega la senatrice Maria Mussini - il percorso attuativo non può dirsi compiuto e appare decisamente più complesso di quanto molti prevedevano e auspicavano. La riforma Marino nasce dal principio, più che legittimo, di considerare gli infermi di mente colpevoli di reato come malati da curare e non come detenuti, oltre che dalla presa di coscienza delle condizioni, gravemente lesive dei diritti della persona, in cui sono stati costretti fino a qualche tempo fa gli internati. Quello che la riforma non aveva previsto è che, a fronte di un’ampia platea di malati psichiatrici, differenziata sia dal punto di vista medico che da quello giuridico, non solo il numero dei posti nelle Rems si è ben presto rivelato del tutto insufficiente, ma che, parallelamente, le articolazioni sanitarie carcerarie alle quali sono destinati i malati che non hanno titolo per accedere al sistema degli istituti di cura di nuovo conio, laddove esistenti, non possono considerarsi adeguate a garantire le cure necessarie. Stante la ratio della legge, intervenuta senza prevedere alcuna gradualità e in assenza di modifiche del sistema sanzionatorio penale, è evidente che il percorso attuativo non può in nessun caso sacrificare il diritto alla cura dei malati”.

“Il grande merito della legge 9/12 – ha sottolineato Marcello Bortolato – è stato quello mettere al centro del sistema la persona del paziente psichiatrico giudiziario e il primato della sua cura, nella consapevolezza che la cura è la migliore forma e tecnica di controllo e, quindi, di far uscire dal circuito del penale/penitenziario il malato psichiatrico autore di reato. Resta il problema della sopravvivenza del doppio binario, sistema in cui la risposta al reato è di due tipi a seconda che il soggetto sia imputabile o no. C’è stata poi una sottovalutazione dei numeri perché le Rems non riescono ad accogliere tutti i malati psichiatrici autori di reato, definitivi e non – spiega Bortolato -. Il punto di partenza è che si tratta in questo caso di soggetti della cui non imputabilità ancora si discute e la soluzione di trasferire tutti i provvisori, il cui numero è sempre imprevedibile, nelle Rems insieme agli internati ‘definitivi’ presenta notevoli rischi: in particolare nella gestione, in strutture non ancora testate nella loro capacità di prevenzione e controllo, di soggetti che esigono cure mediche intensive e appropriati meccanismi contenitivi nella fase acuta e florida della loro patologia psichiatrica e della loro pericolosità sociale, spesso a distanza ravvicinata dal fatto di reato”.

“Le Rems non devono sostituire gli Opg – ha sottolineato nel suo intervento Riccardo Polidoro, responsabile Carcere dell’ Unione Camere Penali – perché sono altro. L’unione Camera Penali, con il suo Osservatorio Carcere, ha sempre denunciato quanto avveniva negli Opg, spesso in violazione di legge, sollecitandone la chiusura, ha segnalato i ritardi delle Regioni nell’istituire le Rems denunciando quelle che continuavano ad essere in ritardo nonostante le proroghe e chiedendo il commissariamento delle inadempienti. L’Osservatorio ha chiesto e chiede che vengano rafforzati i dipartimenti di Salute Mentale sul territorio affinché la misura di sicurezza nelle Rems sia davvero residuale e rappresenti l’eccezione e ha salutato con favore l’istituzione del Commissario Unico per il superamento degli Opg, affinché si sollecitassero le Regioni”.

Tra le criticità riscontrate durante le visite agli istituti di pena, agli Opg e alle Rems, l’Osservatorio mette in evidenza: “l’errata programmazione dei posti necessari. La mancanza di Rems, l’insufficienza di posti, la violazione del principio di territorialità: ogni Rems dovrebbe ospitare solo i soggetti provenienti dal suo territorio e sono ancora moltissime le persone in attesa di ricovero o che sono ancora in Opg (restano aperti Montelupo Fiorentino e Barcellona Pozzo di Gotto), o detenute in istituti di pena. La Rems di Castiglione delle Stiviere – precisa Polidoro - è sovraffollata e ha una struttura che non rispetta la legge. La Rems dovrebbe avere un massimo di 20 posti letto. Qui si è ritenuto di poter ‘organizzare’ otto Rems da 20 posti, ma è un’unica struttura. Inoltre le presenze superano di gran lunga le 160 unità. La strada per il perfezionamento della riforma è ancora lunga, ma in un Paese dove il provvisorio è definitivo e le urgenze sono sempre in attesa, non ci si può lamentare del percorso sino ad ora effettuato”.

Al convegno il messaggio di saluto del presidente del Senato Pietro Grasso. "Le Rems non si profilano più come un 'ergastolo bianco' ma finalmente come un percorso rieducativo e a termine. - si legge - Resta ancora molto da fare perché la sicurezza e la salute dei pazienti siano tutelate in modo efficace e il cammino è lungo e complesso per superare anche tutti quei pregiudizi che pesano sulla malattia mentale.  Certamente il passaggio alle Rems è stata una grande conquista in tema di diritti in quanto ha spostato l'intervento pubblico dall'obiettivo del controllo sociale dei malati di mente alla tutela, alla promozione  della salute ed alla prevenzione. Ha aperto inoltre la strada ad un nuovo modello di sanità territoriale che preveda la presa in carico del paziente psichiatrico,  l'umanizzazione della cura e il suo affidamento a strutture idonee a gestire il disagio mentale al fine di fargli recuperare quella capacità e voglia di relazionarsi e vivere dignitosamente nella società". (Teresa Valiani)

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