16 gennaio 2017 ore: 12:18
Giustizia

I bambini colorano il carcere insieme ai genitori detenuti

Al via a Lecce il progetto dell’associazione Fermenti Lattici. Sono circa 250 i piccoli costretti ad incontrare i genitori nell’istituto di Borgo San Nicola, il più esteso della Regione. Verranno allestite una biblioteca e due ludoteche, "per offrire ai bambini i ricordi che non possono avere"
Carcere "colorato" di Lecce 1

LECCE - Partiranno già in questo mese di gennaio, all'interno della casa circondariale di Borgo San Nicola a Lecce, le attività di "progettazione partecipata", con cui i detenuti, insieme ai propri figli, reiventeranno spazi preziosi da condividere. Per rendere il carcere, per quanto possibile, un luogo più accogliente e a misura di bambino. Ecco l'intento di fondo del progetto "Giallo, rosso e blu - I bambini colorano Borgo San Nicola", promosso dall'associazione culturale Fermenti Lattici come capofila di una ricca schiera di partner tra privati  e istituzionali. Saranno proprio i bambini figli dei detenuti a immaginare come dar vita alle attività principali previste dal progetto: l'allestimento di una biblioteca nella sala accettazione del carcere e l'attivazione di due   ludoteche, una nella sezione maschile e una in quella femminile del carcere. L'iniziativa rientra tra le dieci vincitrici del bando nazionale “Infanzia Prima”, rivolto ai minori tra 0 e 6 anni in condizione di svantaggio e promosso da Compagnia di San Paolo, Fondazione Cariplo, Fondazione Con il Sud, con l'accompagnamento scientifico di Fondazione Zancan e in collaborazione con Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.

"Siamo entrati in carcere attraverso i nostri contatti con la compagnia di attori detenuti 'Io ci provo' nei giorni che annualmente vengono dedicati ai bambini, e guardando con i nostri occhi la situazione abbiamo pensato a come rigenerare gli spazi coinvolgendo piccoli e genitori», spiegano Antonietta Rosato e Cecilia Maffei dell'associazione Fermenti Lattici, impegnata dal 2009 nel realizzare progetti culturali per l'infanzia. Una volta individuato il bando idoneo all’iniziativa, Fermenti Lattici ha coinvolto nel progetto le realtà con cui abitualmente collabora, Factory Compagnia Transadriatica e Principio Attivo Teatro, la compagnia di attori detenuti “Io ci provo” e naturalmente la casa circondariale. "L’istituto di Lecce, casa circondariale di primo livello, con circa 970 detenuti su una capienza regolamentare di circa 660 è il più esteso di tutta la Puglia – afferma Rita Russo, direttrice dell’istituto di pena -. Abbiamo purtroppo circa 250 bambini che entrano in carcere insieme a familiari per incontrare un genitore detenuto, e in molti casi dall’ingresso in carcere al momento del colloquio può trascorrere ancora un’ora di attesa".

Ed è qui che va ad inserirsi la prima azione del progetto, che vedrà quindi dar vita ad una biblioteca proprio nella sala accettazione, per rendere meno sgradevole per i piccoli il tempo di attesa. "Sulla base delle idee dei bambini, sviluppate insieme ai genitori, questo luogo verrà reinventato, ridipinto, reso a misura di bambino, fornito di libri, arredi, albi illustrati, una piccola biblioteca da coltivare e far crescere", aggiunge Fermenti Lattici. Per quanto riguarda invece il momento specifico degli incontri tra bambini e genitori accanto alla spazio dei colloqui verranno allestite, sempre nella logica della progettazione condivisa tra grandi e piccoli, due ludoteche, una nella sezione maschile e una in quella femminile, che ospita circa 80 detenute e che ha già predisposto un locale in questa logica finora però mai attivato. Nelle ludoteche sarà così possibile rendere gli incontri anche delle occasioni di gioco, condivisione di tempo e spazio, verranno ospitate mostre e anche spettacoli teatrali. Nella prossima primavera inoltre nello spazio esterno al carcere verranno avviate attività di giardinaggio con la creazione di un orto.

"Questo progetto va incontro proprio alla necessità di migliorare la qualità del tempo di attesa e di permanenza dei bambini in carcere – precisa Russo – considerando che abbiamo una media di 180 colloqui al giorno e che in determinate situazioni è possibile anche protrarre gli incontri fino alle tre ore di tempo. In questo modo si può tentare di trasformare in un momento di gioco quella che certamente è una circostanza non piacevole". I bambini costretti ad incontrare i genitori in carcere "rischiano di non avere ricordi da portare con sé. Ecco così il senso di questo progetto, che ha visto già un percorso di condivisione con le necessità di gestione dell’istituto e quindi con gli agenti di polizia penitenziaria, che hanno dimostrato notevole capacità di collaborazione – sottolineano Antonietta Rosato e Cecilia Maffei -. Il progetto di per sé avrà una durata di due anni, ma nella logica della sua prosecuzione sarà attivato un gruppo di lavoro tra i detenuti proprio con il compito di mantenere in piedi le strutture e le attività avviate". Nel partenariato del progetto sono presenti anche l’assessorato alla pubblica istruzione del Comune di Lecce, il Garante regionale per i diritti di infanzia e adolescenza e l’istituto tecnico Olivetti di Lecce. (sm) 

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