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13 febbraio 2003 ore: 15:06
Società

In occasione della festa di S.Valentino, Amnesty International ricorda che ''i diamanti costano sangue''

ROMA - L'anno scorso la Sierra Leone, quest’anno la Repubblica Democratica del Congo: in occasione della ricorrenza di San Valentino, Amnesty International ricorda che il vero costo dei diamanti rimangono le uccisioni, i ferimenti, l’impunità, i conflitti armati di cui fanno le spese centinaia di migliaia di civili.
In particolare, Amnesty segnala il caso della Repubblica Democratica del Congo. Dichiara infatti Umberto Musumeci, responsabile del coordinamento diritti economici e sociali della Sezione Italiana di Amnesty International “Il sangue scorre ogni giorno nelle zone diamantifere di Mbuji-Mayi e la comunità internazionale gira la testa dall’altra parte per non vedere, per non intervenire”. Nello scorso ottobre, una delegazione di Amnesty International ha potuto visitare la zona di Mbuji-Mayi, verificando l’esistenza di gravissime violazioni dei diritti umani, soprattutto ai danni di minatori illegali, in cerca di qualche piccola pietra con cui risolvere il problema della loro assoluta povertà. “Queste persone vengono uccise oppure, nei casi più fortunati, gettate senza alcuna accusa né condanna in prigioni affollate e fatiscenti. “La Repubblica Democratica del Congo possiede immense ricchezze naturali che ne potrebbero fare un paese ricco e felice” – continua Musumeci -. Ciò nonostante, il paese è in coda alla classifica mondiale dello sviluppo umano. I responsabili di questa situazione ora gestiscono anche il commercio dei diamanti”.
E ciò che accade nella zona diamantifera di Mbuji-Mayi è sintomatico: “Le istituzioni governative e giudiziarie sono inadeguate, corrotte e inefficienti, e ciò rende più facile l’appropriazione delle ricchezze del paese a spese dello sviluppo economico e sociale collettivo. Le peggiori violazioni dei diritti umani, commesse in questo clima di illegalità da forze di sicurezza spesso assoldate nello Zimbabwe, sono coperte da un clima generale di impunità”. Per questo Amnesty International si appella alla comunità internazionale, all’industria della gioielleria, alla MIBA – la compagnia mineraria della Repubblica Democratica del Congo - e ai consumatori, perché vengano tutelati i diritti umani così gravemente e palesemente violati.
L’organizzazione per i diritti umani chiede in particolare che sia bloccato il commercio dei diamanti illegali attraverso l’applicazione rigorosa del Procedimento Kimberley, il sistema di certificazione per i diamanti grezzi entrato in vigore il 1° febbraio scorso, ma che va tuttavia integrato - pena la sua inefficacia - da altre norme che richiedano controlli severi, la trasparenza e l’uniformità delle statistiche. L’accordo prevede che i paesi firmatari sottopongano la produzione, l’importazione e l’esportazione di diamanti grezzi ad un controllo basato su appositi certificati di origine che permettano di riconoscere e rintracciare la località di estrazione. La maggior parte dei paesi firmatari (soprattutto i più forti produttori ed i maggiori acquirenti) ha dichiarato di essere pronta ad applicare la nuova regolamentazione, ma non si conosce ancora la posizione di Cipro, Giappone, Malta, Thailandia, Ucraina. Inoltre, il corretto funzionamento di questo sistema dovrebbe eliminare le triangolazioni finora avvenute con il coinvolgimento di svariati paesi africani e chiudere così degli importanti canali di smistamento dei diamanti provenienti da estrazione illegale.
Conclude Musumeci: “Un diamante, anche piccolo, deve restare un pegno d’amore e non può essere il frutto di sofferenze inimmaginabili. Chi lo compra, chi lo commercia, dovrebbe assicurarsi della sua provenienza e della legittimità della sua estrazione e del suo commercio in tutto il mondo, per non diventare involontariamente un complice. Soprattutto nel giorno di San Valentino!”.
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