3 gennaio 2019 ore: 12:46
Giustizia

Egitto, consulente della famiglia Regeni: Al-Sisi grazi mia moglie Amal

Nuovo appello per Amal Fathy, l'attivista egiziana accusata di aver diffuso un video in cui denunciava di aver subito molestie sessuali da due persone diverse in meno di un'ora, al Cairo. Dopo ong e associazioni, a parlare e' il marito, Mohammed ...

Nuovo appello per Amal Fathy, l'attivista egiziana accusata di aver diffuso un video in cui denunciava di aver subito molestie sessuali da due persone diverse in meno di un'ora, al Cairo. Dopo ong e associazioni, a parlare e' il marito, Mohammed Lotfy, che presiede la Egyptian Commission for rights and freedoms, un'organizzazione per i diritti umani che combatte le sparizioni forzate e si occupa anche di fornire supporto legale alla famiglia di Giulio Regeni. "Chiediamo la grazia al presidente della Repubblica" ha detto Mohammed Lotfy in un'intervista pubblicata dal sito d'informazione 'Middle East Eye'.

Lotfy, 37 anni, ha chiesto al presidente di considerare il fatto che la donna e' madre di un bambino di tre anni, oltre ad essere afflitta da depressione e problemi psicologici per i quali necessita di cure. "Non e' giusto che una donna che subisce molestie sia imprigionata- ha detto- le sue condizioni sono peggiorate in prigione". Per oltre sette mesi dall'11 maggio scorso, Amal Fathy e' stata in detenzione preventiva in relazione a un'altra inchiesta, nella quale e' accusata, insieme a giornalisti, un comico e altri attivisti laici, di "appartenenza a un gruppo terroristico".

Lo scorso mese la donna aveva ottenuto la liberazione condizionale da un tribunale del Cairo, ma aveva aspettato sette giorni prima di poter tornare a casa. I termini del rilascio condizionale prevedono che Fathy debba trascorrere un'ora alla settimana in una stazione di polizia e non possa lasciare la sua abitazione se non per presentarsi alla polizia o per visite mediche. Il 30 dicembre, una nuova sentenza l'ha condannata a due anni di detenzione per 'diffusione di false notizie'. "È un modo per fare pressione su di me affinche' interrompa il mio lavoro in favore dei diritti umani" ha dichiarato alla stampa Mohammed Lotfy. (DIRE)

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