9 maggio 2018 ore: 14:15
Società

Fare teatro nelle periferie: due festival in Emilia Romagna

Succede a Modena e Ferrara con due iniziative che portano l’arte nei luoghi lontani dai centri storici, insieme a chi li abita. Si intitolano "Totem Arti" e "Periferico". “Operare in periferia significa tenere conto di convivenze difficili”

MODENA/FERRARA – In due diverse zone dell’Emilia Romagna tornano a fine maggio due festival che da alcuni anni portano il teatro in periferia, coinvolgendo le persone che vi abitano. Dal 24 al 27 maggio il Teatro Nucleo sarà in scena a Pontelagoscuro, a pochi chilometri dal centro di Ferrara, con la sesta edizione di Totem Arti Festival. Dal 25 al 27 maggio, invece, tra le officine in disuso del Villaggio Artigiano di Modena Ovest, torna per il terzo anno consecutivo Periferico, la rassegna ideata dal Collettivo Amigdala, giunta alla sua decima edizione, quest’anno con il titolo “Insolente”. In entrambi i casi il festival primaverile raccoglie i frutti di un intero anno di lavoro e di coinvolgimento di chi vive nel territorio interessato.

“Fare Totem Arti in periferia per noi è una scelta obbligata, ma in senso buono – spiega la direttrice artistica Natasha Czertok – perché è qui che noi viviamo”. Teatro Nucleo, compagnia di origine argentina che da alcuni decenni opera nel territorio estense, gestisce una sede che il comune di Ferrara le ha assegnato a Pontelagoscuro. Da qui, col suo lavoro artistico, cerca di ricucire la distanza tra questa periferia e la città, ricca di iniziative culturali, ma anche quella interna alla stessa Pontelagoscuro, ricostruita in maniera frettolosa nel Secondo Dopoguerra e poi caratterizzata dalla nascita di un polo petrolchimico. “Abbiamo colto la sfida, anche per la nostra vocazione a fare teatro di trasformazione sociale. Lavoriamo da anni negli istituti psichiatrici, nelle scuole, in carcere. Operare in periferia significa tenere conto di convivenze difficili, dell’immigrazione, delle tante famiglie che vivono al di sotto della soglia di povertà. Durante tutto l’anno facciamo laboratori per i bambini e nella nostra proposta artistica vogliamo andare incontro a tutti gli strati sociali e allo stesso tempo mantenere un livello qualitativo alto, che continui a interessare il pubblico già abituato al teatro. Per noi è interessante questo mix sociale”. 

Al cartellone del festival ha contribuito per la prima volta una “giuria partecipata”. “Dopo una prima selezione fra 130 compagnie che hanno risposto, anche dall’estero, alla nostra call – racconta Czertok – siamo andati nelle scuole medie di Pontelagoscuro e Barco per guardare insieme ai ragazzi i video mandati dalle compagnie, per poi fare una ulteriore selezione con la testa e con il cuore. Questo ha rafforzato il legame coi ragazzi e le famiglie, si sono sentiti partecipi di un progetto che altrimenti sarebbe rimasto qualcosa di calato dall’alto. Con loro abbiamo fatto una riflessione sui criteri di scelta, non solo estetici ma anche legati alla possibilità di iscrivere le rappresentazioni nel contesto urbano”. Infatti, l’altra novità di quest’anno è che il festival non si svolgerà solo nel teatro e nel parco adiacente, come nelle edizioni precedenti, ma occuperà l’asilo, le scuole, i portici, una casa privata, le sale messe a disposizione dalle associazioni e la centrale piazza Buozzi, dove domenica 18 maggio è prevista l’anteprima con “Domino”, il nuovo spettacolo per gli spazi aperti diretto da Czertok. 

Esce dai luoghi deputati e porta il teatro negli spazi urbani anche Periferico, che da tre anni ha preso casa nel Villaggio Artigiano di Modena Ovest, primo esperimento urbanistico e sociale di questo genere ma ormai da tempo in via di dismissione e spopolamento. “Da 10 anni il nostro progetto di riscrittura artistica della città abita temporaneamente dei luoghi con l’intento di approfondirne la conoscenza, non usandoli come semplice scenografia ma riconoscendoli come portatori di significato”, chiarisce Federica Rocchi, codirettrice di Periferico. “Ogni edizione si costruisce attorno allo spazio e alle persone che lo abitano e questo diventa uno dei contenuti forti del festival”. L’edizione di quest'anno si chiama “Insolente” e “raccoglie persone che abitano nell’area del Villaggio e altre interessate al suo sviluppo che si confrontano grazie alla fabbrica civica OvestLab, gestita in convenzione col Comune fino al 2019. Vorremmo che fosse un luogo in cui si lavora collettivamente per costruire una prospettiva futura per questo territorio”. Oltre che attraverso il teatro, OvestLab cerca di raggiungere il suo obiettivo con un mercato del biologico, laboratori, rapporti con le scuole, la creazione di una redazione di abitanti del luogo che sta dando vita a una rivista cartacea, il cui numero zero sarà presentato durante il festival.  

“Lavoriamo sulle relazioni, sull'idea di aprire porte, sui piccoli numeri. Abbiamo invitato gli artisti a fare un lavoro sul territorio”, racconta Rocchi. Questo si tradurrà, nei giorni predenti l’apertura del festival, in 5 laboratori con alcune comunità di abitanti e professionisti dello spettacolo condotti da alcuni degli artisti in cartellone, fra cui la regista Chiara Guidi, il danzatore Alessandro Carboni, il musicista Christophe Rocher. Isabella Bordoni di Amigdala presenterà l'esito di un percorso laboratoriale seguito da un gruppo di ragazzi che hanno studiato le possibilità della performance site-specific, concentrandosi su una fonderia in fase di chiusura che si trova proprio a Modena Ovest. (Benedetta Aledda)

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