3 febbraio 2015 ore: 11:15
Giustizia

Oltre 17 mila stranieri in carcere. In pochi alle misure alternative: meno fiducia

Patrizio Gonnella (Antigone) presenta il volume “Detenuti stranieri in Italia. Norme, numeri e diritti”. E rivela: "Da ottobre 2014 nuove campagne contro gli immigrati potrebbero riportare a un aumento generale della popolazione reclusa, soprattuto straniera"
Detenuti stranieri. volti dietro le sbarre

ROMA - “Da ottobre 2014 hanno iniziato a nascere nuove campagne contro gli immigrati che potrebbero riportare a un aumento generale della popolazione reclusa, soprattutto straniera”. A lanciare l’allarme è Antigone che oggi a Roma presenta il volume “Detenuti stranieri in Italia. Norme, numeri e diritti” a cura di Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione. Il testo fa un quadro generale della popolazione straniera in carcere, snocciolando i dati sulla composizione dei detenuti.

L’ultimo dato sulla popolazione straniera in carcere in Italia parla di 17.462 unità (al 31 dicembre 2014), pari al 32,56 per cento del totale. Un dato che, nella sua percentuale, è in linea con quelli raccolti dall’entrata in vigore del Testo unico sull’immigrazione. “Fino al 1996 – spiega il testo – la quota di stranieri detenuti in Italia si mantiene piuttosto bassa, sia in termini assoluti che percentuali. Dopo quell’anno, e ancora più segnatamente dopo l’entrata in vigore del Testo unico sull’immigrazione, la componente straniera nelle carceri italiane comincia a crescere. Tra il 1998 e il 2000 toccherà la soglia del 30 per cento, dalla quale non scenderà più”.

Ad incidere maggiormente sul preoccupante incremento della popolazione carceraria sono i provvedimenti targati Monti, Letta e Renzi che secondo Antigone “hanno per lo più permesso la scarcerazione di quanti erano stati condannati a pene non elevate”. E ad avvalersi di tale sconto di pena, anche gli immigrati “che come è noto – spiega Antigone – provengono da contesti sociali disagiati e marginali e sono puniti per reati meno gravi rispetto agli italiani”. Per Antigone, però, ad oggi manca ancora una “strategia penale diretta a ridistribuire il peso delle iniquità sociali. Il fatto è che quando a decidere è il caso e non un piano ben determinato il rischio è che in breve tempo si torni al passato”.

GRAFICO: Carcere detenuti stranieri nazionalità

La popolazione straniera in carcere. Il primo dato che balza agli occhi è che degli oltre 17 mila detenuti stranieri in Italia solo 867 siano donne (di cui 232 provenienti dalla Romania, 90 dalla Nigeria e 46 dalla Bosnia), cioè il 4,9 per cento sul totale degli stranieri detenuti, il 4,3 per cento sul totale delle detenute. Per quel che riguarda la provenienza, per numeri assoluti e per percentuale, al primo posto troviamo come provenienza il Marocco (2.955 detenuti, il 16,9 per cento sul totale degli stranieri detenuti). A poca distanza la Romania (2.835 e 16,2 per cento), poi l’Albania (2.437 e 14 per cento) e la Tunisia (1.950 e 11,2 per cento). Primi tre posti confermati anche per tasso di detenzione sulla comunità straniera presenta in Italia. Al primo posto il Marocco, con 704 detenuti ogni 100 mila persone presenti in Italia. Al secondo posto l’Albania con 518 detenuti su 100 mila persone. Poi la Romania (309 su 100 mila). Lontani dal podio i detenuti di nazionalità filippina: sono 35 ogni 100 mila persone presenti in Italia. Tuttavia, questi dati vanno analizzati con attenzione. “Se si guarda ai dati sulla popolazione straniera detenuta – spiega Antigone – può sembrare che ci siano alcune etnie più propense a delinquere rispetto ad altre. Una lettura sommaria di questi dati è però fuorviante, dato che non tiene conto di una serie di varianti fondamentali quali i percorsi individuali e collettivi, l’inclusione sociale e lavorativa, la presenza di donne e bambini. La comunità filippina si è integrata e ha saputo così conquistarsi la fiducia degli italiani, altre comunità restano ancora vittime di pregiudizi”.

Tra gli altri dati raccolti da Antigone anche quelli su età, legami familiari e religioni. Per quanto riguarda l’età, le percentuali più alte di detenuti stranieri rispetto agli italiani le si ritrovano soprattutto nella fascia d’età tra i 18 e i 29 anni, dove tale percentuale oscilla dal 58 per cento al 51. Tra i detenuti stranieri, inoltre, spiccano i celibi o nubili: sono più di 9 mila rispetto al circa 4 mila coniugati. Per quanto riguarda i titoli di studio, il dato più alto è sotto la voce “non rilevati”, ma in generale il dato è sconfortante. “L’unico fatto certo – spiega lo studio – è che i livelli di alfabetizzazione sono molto bassi e questo vale sia per i detenuti italiani che per quelli stranieri”. Infine le religioni: al primo posto c’è l’Islam tra gli stranieri con oltre 5.600 presenze in carcere. Al secondo posto la religione cattolica (oltre 2.600 tra gli stranieri), più di 2.200 gli ortodossi.

GRAFICO: Carcere detenuti stranieri legami età

Sotto la lente di ingrandimento anche la “fiducia” da parte dei magistrati di sorveglianza e dei servizi sociali, uno dei dati indagati dallo studio. Fiducia che spiega in parte lo scarto che c’è tra italiani e stranieri nel fruire di misure alternative. Gli stranieri che accedono a misure alternative alla detenzione sono il 17,34 per cento di quanti usufruiscono di questa possibilità.  “Il tasso di fiducia – spiega Antigone – è il rapporto tra il totale delle persone in esecuzione penale e quelle che invece sono in misura alternativa. Quello che sorprende è che i tedeschi hanno un tasso di fiducia superiore persino agli italiani. In secondo luogo, che alcune nazionalità extracomunitarie, quali ad esempio i senegalesi e i peruviani, godono di una fiducia maggiore rispetto ai francesi”. Tasso di fiducia, inoltre, legato anche al genere: “Rispetto agli uomini – spiega lo studio – il tasso di fiducia delle donne è circa il doppio”.

Gli stranieri detenuti in attesa di primo giudizio o non giudicati in via definitiva, inoltre, sono relativamente più numerosi degli italiani: il 34 per cento della popolazione detenuta, contro il 29 degli italiani. “Lo scarto di 5 punti – si legge nello studio – si spiega con la minore possibilità di accesso dei primi a una tutela legale qualificata”.

GRAFICO: Carcere detenuti stranieri reati

Per quanto riguarda i reati per i quali gli stranieri sono maggiormente imputati, infine, spiccano quelli a bassa offensività, spiega lo studio. Si va dalla droga alla prostituzione o legati all’immigrazione. “Su un totale di 34.957 reati, 9.277 sono le imputazioni per uno di questi tre motivi – spiega lo studio -, una percentuale del 26,5 per cento. I delitti contro la persona commessi da stranieri sono 6.963 (30,3 per cento del totale), mentre solo 111 stranieri sono imputati per reati di associazioni a delinquere, ossia l’1,6 per cento del totale”. Inoltre, spiega lo studio, “all’allungarsi delle pene inflitte diminuisce la percentuale di stranieri e in base al residuo pena da scontare in carcere, gli stranieri rappresentano una percentuale più corposa rispetto agli italiani. Tutto ciò indica la forte connotazione selettiva su base etnica del sistema penale italiano a discapito degli stranieri”.

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