17 ottobre 2018 ore: 12:39
Economia

Povertà. Gazzi: "Intervento economico non basta, serve rete di servizi"

Il commento del presidente del Consiglio nazionale degli assistenti sociali sul Rapporto della Caritas Italiana. "Questa lunga fase di transizione e di incertezza tra le diverse possibili forme per combattere la povertà non aiuta"
Povertà. Mano di anziani e spiccioli

Roma - “I dati resi noti oggi dalla Caritas nel Rapporto 2018 su povertà e politiche di contrasto mostrano quanto questo fenomeno stia assumendo dimensioni sempre più drammatiche con l’ulteriore crescita del numero dei poveri assoluti che nel 2017 ha sfondato il tetto dei 5 milioni (quasi 5 milioni e 60 mila) rispetto ai 4 milioni 700 mila del 2016. Una crescita che, nonostante tutti gli interventi, sembra inarrestabile e che restituisce il senso della urgenza e della importanza di mettere in campo senza indugio mezzi e strumenti adeguati a contrastare questa angosciosa situazione.” Così Gianmario Gazzi, presidente del Consiglio nazionale degli assistenti sociali, intervenendo alla presentazione del Rapporto “Povertà in attesa” predisposto dalla Caritas Italiana.

“Il Rapporto mostra, in particolare  come la povertà incida soprattutto sui minori e sui bambini - si legge - e quanto sia stretto il rapporto tra povertà educativa minorile e perpetrarsi di condizioni di svantaggio sociali ed economiche di generazione in generazione. Mostra anche in modo inequivocabile come la povertà sia una situazione multifattoriale e complessa che non si può, ma soprattutto non si deve, affrontare con il solo intervento economico. Serve costruire e mettere a regime una efficace rete di servizi sul territorio – dai servizi sociali ai Centri per l’impiego - in grado di aiutare le persone a superare questa condizione”. “In tema di povertà - ha proseguito - sono assolutamente da evitare le semplificazioni: si tratta di un fenomeno molto complesso, articolato e in continua evoluzione sia in termini di cause che di effetti che non va mai affrontato utilizzando luoghi comuni o schematismi preconfezionati nella consapevolezza che individui e famiglie povere non sono automaticamente pigre, nel cercare di superare questa condizione, o furbe, nel cercare di specularci”.

Questa lunga fase di transizione e di incertezza tra le diverse possibili forme per combattere la povertà non aiuta certamente a mettere in moto quel complesso meccanismo di interventi necessari per provare a sconfiggerla. L’invito che gli assistenti sociali formulano è di investire anche di più rispetto a quanto previsto sinora mettendo in campo il massimo impegno per costruire le condizioni perché nelle comunità locali, con singoli e famiglie, si possano creare le  opportunità per chi è in difficoltà. Solo così sarà possibile individuare per tutte le diverse situazioni le modalità più idonee per uscire dalla condizione di povertà”, ha concluso il presidente degli assistenti sociali italiani.

© Copyright Redattore Sociale