6 aprile 2018 ore: 14:02
Immigrazione

Senato consegna targa a 80enne che vive in un campo rom, sopravvissuto al genocidio

Si chiama Goffredo Bezzecchi e a 4 anni è sopravvissuto al genocidio dei rom e dei sinti durante il nazifascismo. Oggi a Roma la consegna a margine del convegno dell’associazione 21 luglio. Il figlio Giorgio: “Ci ha raccontato la paura. La targa è un riconoscimento storico”
Targa Goffredo Bezzecchi
Giorgio Bezzecchi e Luigi Maconi
Targa Goffredo Bezzecchi

ROMA - Vive in un container in un campo del comune di Milano l’anziano rom che oggi ha ricevuto dal Senato una targa per non dimenticare il Porrajmos (il genocidio dei rom durante il nazifascismo) di cui è stato vittima. Ottant’anni, una famiglia allargata che vive con lui nello stesso campo, Goffredo Bezzecchi è sopravvissuto ai campi di concentramento nei quali è stato internato all’età di 4 anni. La consegna della targa, ritirata dal figlio Giorgio, è avvenuta questa mattina presso la Biblioteca Giovanni Spadolini del Senato a Roma. A consegnarla l’ex senatore Luigi Manconi, presidente nella passata legislatura della Commissione diritti umani del Senato e oggi coordinatore dell’Unar, a margine della presentazione del Rapporto 2017 dell’associazione 21 luglio. “È il primo e unico atto istituzionale che dà un risarcimento, così ha detto Manconi, al Porrajmos - spiega Carlo Stasolla, presidente dell’associazione 21 luglio -. È la prima volta che un’istituzione come il Senato riconosce questo evento in maniera pubblica e formale. Un atto sicuramente di importanza storica, oltre che simbolica”.

Si stima che siano almeno 500 mila i rom e sinti vittime del nazifascismo, una strage che in romanès viene definita appunto “Porrajmos” (grande divoramento) che tuttavia ancora oggi resta poco conosciuta. Il genocidio di rom e sinti, infatti, non ha ricevuto un riconoscimento ufficiale durante i processi di Norimberga del 1945 e solo nel 1979 il governo tedesco riconobbe la persecuzione razziale di questo popolo. Sebbene in Italia la legge 211/2000 abbia istituito una Giornata della memoria in ricordo delle vittime perseguitate e uccise nei campi di concentramento, ad oggi manca ancora un riconoscimento ufficiale del Porrajmos. Nell’ultima legislatura ci hanno provato i senatori Luigi Manconi, Manuela Serra e Francesco Palermo, insieme ad altri membri della Commissione diritti umani del Senato, a proporre un disegno di legge  che includesse il riferimento allo sterminio di rom e sinti nella legge istitutiva del Giornata della memoria, ma il testo non è stato discusso. Per questo motivo, aggiunge Stasolla, la targa di oggi ha un valore ancora più importante. “Mette in luce questa rimozione - racconta Stasolla -. Oggi abbiamo rimosso dalla memoria collettiva il Porrajmos. Farlo emergere significa farlo uscire da questa zona d’ombra dove l’abbiamo collocato. Significa fare i conti col passato, col nostro passato”.

Di giornata “storica” ha parlato anche il figlio di Goffredo Bezzecchi, Giorgio, che ha ritirato la targa dalle mani dell’ex senatore Manconi. “Oggi è un giorno storico per le comunità rom e sinti - ha detto Giorgio Bezzecchi -. Ringrazio il Senato a nome di mio padre per questa targa, ma anche a nome di tutte le comunità rom e sinti per questo ampio riconoscimento da parte delle istituzioni della nostra storia, cultura e tradizione”. Una storia che lo stesso Goffredo ha raccontato ai propri figli. “Era bambino quando è stato rinchiuso in un campo di internamento - spiega Giorgio Bezzecchi -. Ci ha raccontato di una grossa paura, una cosa che non riesce a dimenticare anche perché alcuni parenti sono stati deportati a Birkenau. È stata un’emozione forte ricevere la targa. Sto ancora tremando per il riconoscimento istituzionale e per il forte momento storico per la comunità rom e sinti italiana”. 

Oggi Goffredo vive in un campo riconosciuto dal comune di Milano, racconta il figlio Giorgio. “Mio  padre oggi vive nel più piccolo campo della città - spiega -. Una microarea dove ci sono circa 50 persone: lui è il bisnonno, ci sono i figli, i nipoti e i pronipoti. La famiglia allargata rom”. Una condizione di emergenza abitativa denunciata dall’associazione 21 luglio proprio nel rapporto presentato questa mattina. “Dietro questa targa e la figura di Bezzecchi ci sono tante altre persone - racconta Stasolla - che tra l’altro vivono nei campi. Bezzecchi vive in un container e ci sono tante persone che vivono così e che hanno vissuto queste situazioni. In questo riconoscimento, infatti, ci sono tutte quelle persone e i familiari di chi ha vissuto questo dramma”.(ga)

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